DA QUALI REGOLE CI FACCIAMO GOVERNARE NELLA NOSTRA VITA (Giancarlo Ceccarelli)

Se hai un progetto e una bussola che ti guida nella tua vita le potrai dare un senso.

Se non hai un progetto e una bussola vivrai come una foglia al vento e altri ti faranno andare dove essi vogliono.

 

Il progetto è il progetto esistenziale che ti vorrai dare, il progetto esistenziale è tutto ciò che vuoi realizzare per il tuo bene.

 

La bussola è il tuo sé, la tua saggezza interiore: se ogni tanto ti metterai nel silenzio ad ascoltarlo, forse capirai se stai seguendo la strada giusta per te oppure no.

 

Ricorda però: non sono le regole che devi seguire, ma il tuo progetto. Le regole che ti darai saranno solo un mezzo per raggiungere il tuo progetto. Quando ti sembrerà che non sono più adatte per il tuo scopo, cambiale, non diventarne prigioniero o schiavo.

 

Il tuo desiderio, che nasce e proviene dalle stelle (de-sidere)

occorre che diventi pro-getto, deve impiantarsi sulla terra, mettere fondamenta, fare la gettata, come con le costruzioni.

 

Senza regole di costruzione rischi di costruire un agglomerato di cose, con le regole di vita che ti dai realizzi il tuo progetto, o almeno ti avvicini ad esso.

 

Se coltiverai con pazienza e determinazione il desiderio, il progetto, le regole di costruzione e la costruzione, potrai diventare  artista della tua vita, potrai sentirti al centro di te stesso e dello sconfinato universo in cui vivi.

 

Nel film “La casa degli spiriti” ogni personaggio segue una sua strada, ha un suo progetto. Vediamo, attraverso una delle esperienze tra le più significative, tanto che ha assunto dimensioni mitiche, la strutturazione tra sogno e regole per realizzarlo.

Vediamo il sogno di Sparta

 

A SPARTA

SITUAZIONE DI PARTENZA: ESTREMA DISPARITÀ E DISEGUAGLIANZA - TROPPI  RICCHI  E TROPPI  POVERI -  IL CAOS

« Bisogna sapere che a Sparta regnava un'abominevole disparità di condizioni sociali tra i cittadini e vi si aggirava un gran numero di diseredati, che non possedevano un palmo di terra, perché tutta la ricchezza era concentrata nelle mani di poche persone »... (Plutarco)

 

RIMEDIO: UN PROGETTO AMBIZIOSO

Licurgo lo elabora insieme alle figure determinanti di Sparta e poi va a verificare se quel progetto è consono al pensiero e al volere degli dei: va a Delfi, prima di mettere in atto il progetto.

Noi diremmo che l’elaborazione del progetto è messo a verifica con il proprio SE, con la propria saggezza profonda.

Licurgo interrogò la Pizia su quali norme avrebbe dovuto fissare per essere certo che gli Spartani ricavassero grandi benefici.

Dopo che la sacerdotessa gli ebbe risposto che doveva fare le leggi in modo che gli uni governassero rettamente, e gli altri ubbidissero,

Licurgo chiese di nuovo cosa dovesse fare chi doveva governare bene e chi doveva ubbidire. La Pizia rispose con questo oracolo:

Esistono due percorsi profondamente separati:

uno porta all’onorata casa della libertà,

l’altro verso la schiavitù, da cui devono fuggire i mortali;

il primo passa per la grandezza d’animo e la dolce concordia,

ed io ti ordino di guidare il popolo lungo questa via:

il secondo percorso, da cui ti devi guardare con molta attenzione,

passa per le lotte odiose e per l’inganno che rende deboli.

 

Una volta ricevuto l’assenso, si può partire, il progetto può cominciare ad essere messo in atto.

QUESTO SARÀ IL SOGNO CHE SPARTA SI VORRÀ DARE: CREARE UNA CITTÀ E UN POPOLO DI GUERRIERI INDOMITI PARCHI E GIUSTI.

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IL TEMPO DEL VIVERE QUOTIDIANO E IL TEMPO DEL VIVERE IN GUERRA SONO IN CONTINUITÀ QUANTO A STILE DI VITA: IL CITTADINO E IL GUERRIERO SONO TUTT’UNO, C’È UN’UNICA IDENTITÀ IN GIOCO. LE DONNE NE FANNO PARTE COME TUTTI GLI ALTRI.

Il progetto ha bisogno di regole di realizzazione per essere attuato e gli spartani non hanno sottovalutato alcun momento della loro vita, ogni particolare di essa era ritenuto prezioso.

Provo a delineare alcuni elementi.

LE TERRE                Licurgo persuase i cittadini a mettere in comune tutte le terre per farne una nuova spartizione e vivere insieme tutti uguali: tutti avrebbero avuto una uguale porzione di terra e quindi di opportunità. Le terre sono dello stato e non possono essere rivendute, si elimina così il commercio e le bramosie di accumulo ad esso connesse.

Licurgo ripartì il territorio della Laconia in 30.000 lotti, dati in assegnazione agli abitanti del contado, i Perieci, e quello dipendente dalla città in 9.000, quanti erano gli Spartani veri e propri.

NUOVI VALORI                 In questo modo si attua un ribaltamento di valori o meglio un loro riposizionamento: ora viene messa al primo posto non più la ricchezza ma niente altro che la sola virtù, in modo che nessun’altra differenza e disuguaglianza si potesse scorgere negli abitanti, se non la disapprovazione dei loro vizi e la lode delle loro virtù.

STRUTTURAZIONE  DEI POTERI                      A Sparta non vi è nessun potere che possa prevalere: ogni potere ne ha un altro che può controllarlo e limitarlo. Assemblea-Gherusia-Efori-Re: ognuna di queste figure ha qualche attributo di potere che comunque può sottostare al controllo di un altro potere. Il potere è finalizzato al benessere della città e al suo progetto, non al benessere di chi lo esercita.

LA MONETA                       Anche altre tentazioni di arricchirsi vengono messe ai margini: le monete d’oro e d’argento vengono eliminate, ora sono di ferraccio, grosse, pesanti e di nessun valore. Impediscono lo scambio con altri stati, perché nessuno le vuole, impediscono i furti, perché per rubarne una quantità sufficiente occorrerebbe un carro con buoi, e non potrebbe certo passare inosservato,  impedisce l’accumulo, perché occuperebbero mezza casa.

IL CIBO E LE SUE MOLLEZZE   Si mangia tutti insieme, a gruppi di 15, un mangiare parco e appena  sufficiente, ognuno contribuisce principalmente in natura o con minima spesa. Cibo base è il BRODO NERO, una zuppa composta da uno spezzatino di maiale, reso scuro dall'aggiunta di sanguinaccio e vino. Gli anziani non mangiavano la carne (che era lasciata ai giovani, che dovevano combattere) ma preferivano nutrirsi quasi esclusivamente del brodo nero.

Durante il pasto gli anziani parlano delle virtù, degli esempi di dedizione alla patria e non al proprio egoismo, i ragazzi ascoltano con attenzione e rispetto.

Se per un ragazzo il cibo non è sufficiente, può provare ad andare a rubarlo, ma deve stare molto attento perché se viene scoperto avrà punizioni durissime. Non perché ha rubato, ma perché l’ha fatto in modo da farsi scoprire: una cosa simile in guerra, cioè farsi sorprendere nel corso di un agguato,  sarebbe imperdonabile perché  l’avrebbero pagata tutti molto cara.

FARE I FIGLI - LE DONNE                       I futuri guerrieri devono nascere da uomini e donne forti. Per questo le donne, a differenza dell’uso in tutte le altre città greche, invece di starsene in casa a filare e ad occuparsi delle questioni domestiche, si esercitano alla danza e alla ginnastica, che comprendeva la corsa, la lotta, il lancio del giavellotto e del disco. Spesso nelle gare competono nude, come i maschi, questo anche per attrarre il loro desiderio.

Il matrimonio non voleva dire convivenza, gli uomini avevano il loro gruppo con cui vivevano, gli incontri con la donna avvenivano di nascosto, non doveva avere valore civico l’attrazione dei sessi, ma il fare figli forti.

A questo scopo, chi non voleva sposarsi poteva chiedere ad un marito di poter fare figli con sua moglie, in questo modo la città avrebbe avuto sempre più futuri soldati a disposizione, perché comunque le guerre ne consumavano sempre di spartani.

Comunque chi non si sposava veniva multato e piano piano emarginato dai gruppi di coloro che vivevano in sintonia con i valori della città.

L’ESAME DI UN FIGLIO NATO  Appena nato, un bambino passava al vaglio del giudizio degli anziani riguardo alla sua costituzione fisica. Se si riteneva non adatto per un futuro di guerriero, veniva portato sulle gole del monte Taigeto e gettato giù, questo è noto a tutti.

L’EDUCAZIONE                 Fino all’età di 7 anni un bambino restava in casa con la madre,  poi era lo stato che subentrava e si impossessava del bambino per formarlo al progetto verso cui era destinato: vivere per la patria Sparta, per i suoi compagni e non per se stesso.

Imparano fondamentalmente: i cori, gli esercizio ginnici e l’obbedienza, tutti e tre elementi fondamentali in una battaglia.

Diventeranno amanti di un adulto onorato che li introdurrà e fortificherà ai valori di Sparta, con l’insegnamento, l’amore e l’esempio. Un’attrazione solo fisica e a scopo sessuale è disapprovata, segno di mollezza.

Hanno in dotazione un mantello, sia d’estate che d’inverno, dormono su un pagliericcio fatto di cime di canne prese dal fiume Eurota, d’inverno possono aggiungerci dei cardi per avere un po’ di calore. Non hanno calzari, devono indurire le piante dei piedi per essere più agili e liberi. Possiamo vedere che il quotidiano di questi ragazzi è in piccolo una situazione simile ad un esercito in zona di battaglia, non ci sarà discontinuità tra quello che hanno vissuto e quello che verranno a trovarsi quando saranno in guerra. Anche in guerra dormiranno su un pagliericcio di frasche e coperti con la loro mantellina, come a casa.

Si eserciteranno negli esercizi ginnici, nella lotta tra di loro e nella competizione, che verrà continuamente alimentata dai più grandi e dagli anziani, tutti elementi fondamentali in battaglia. In queste competizioni gli anziani hanno uno sguardo attento per individuare i futuri comandanti, che possono emergere solo mettendo continuamente alla prova i ragazzi.

Si eserciteranno nell’obbedienza assoluta; qualsiasi adulto ha diritto di impartire ordini e dare punizioni ad ogni ragazzo a Sparta. Questa regola induce obbedienza e senso di giustizia, perché ogni adulto starà molto attento nel dare le punizioni ad un figlio di altri, sapendo che a sua volta anche l’altro genitore potrà dare punizioni al proprio figlio. L’obbedienza assoluta è un valore base nelle battaglie e nell’eseguire gli schieramenti.

Si eserciteranno nei cori, cantando fondamentalmente le poesie di Tirteo, gli stessi canti che poi li accompagneranno quando marceranno schierati contro il nemico: la battaglia imminente e i ricordi d’infanzia si uniranno.

Per un uomo valoroso è bello cadere e morire

combattendo in prima fila per la patria.

Resista ognuno ben piantato al suolo sulle gambe,

mordendosi le labbra con i denti

proteggendo le cosce, gli stinchi, il petto e gli omeri

entro la pancia del suo scudo immenso;

stringa l’asta potente nella destra e l’agiti,

muova tremendo il cimiero sul capo.

E l’azione gagliarda gli sia scuola di guerra,

e con lo scudo non resti fuori tiro. (dei nemici, per paura)

Entrando nella mischia, con la lancia o con la spada

ferisca e faccia preda del nemico.

Appoggi piede contro piede, scudo contro scudo,

cimiero contro cimiero, elmo contro elmo,

s’accosti, petto contro petto, e lotti col nemico

brandendo l’elsa della spada o l’asta.

 

La prova del nove si avrà quando i ragazzi raggiungono la maggior età. Dovranno passare un periodo di tempo soli nelle campagne senza nulla con sé, solo con un pugnale. Dovranno procurarsi da mangiare e dovranno uccidere quanti più possibile di Iloti, la popolazione di schiavi che coltivava la terra intorno a Sparta. Devono prendere confidenza con il sangue, è necessario per un guerriero che non abbia alcuna titubanza, il prezzo lo pagavano i poveri Iloti.

Fino all’età di 60 anni la vita di uno spartano era impiegata per le operazioni militari. Dopo di quell’età era dedicata ai compiti cittadini, poteva far parte della gherusìa, una specie di senato. Ma se c’era una situazione di forte crisi, non vi era più alcun limite di età, dovevano partire tutti: Sparta lo chiedeva, l’amata patria.

Solo in tempo di guerra, sul campo di battaglia, i guerrieri spartani curano il loro aspetto. Quello era per loro il momento più importante, per cui erano nati, per cui erano educati, per cui esisteva Sparta. Dovevano presentarsi belli all’appuntamento con la morte gloriosa, se giungeva. Al  risveglio facevano i loro consueti esercizi ginnici, sistemavano la loro lunga capigliatura, facevano colazione, sacrificavano agli dei e se gli auspici erano favorevoli, marciavano compatti verso il nemico cantando i cori di Tirteo, quelli appresi nella loro infanzia.

Talvolta erano uno spettacolo così pauroso che l’esercito opposto prendeva la fuga senza neanche provare a combattere, oltretutto sapendo che gli spartani non li avrebbero inseguiti, perché non lo ritenevano dignitoso per loro.

Alla partenza per la guerra, le madri salutavano i figli dicendo loro, indicando lo scudo:

O CON QUESTO, cioè: o torni vivo

O SOPRA DI QUESTO, cioè: o torni morto, ma di una morte gloriosa, non sei scappato abbandonando lo scudo e i tuoi compagni - una vergogna inaudita per uno spartano, per lui e per tutta la città.

 

I morti venivano seppelliti con addosso una veste color porpora, lo stesso colore del mantello che indossavano quando andavano in battaglia. E quelli tra gli spartani che erano morti combattendo erano gli unici ad avere il loro nome scritto sulla loro tomba, perché solo chi dà la propria vita per Sparta merita di essere ricordato per sempre.