A SHINE OF RAINBOWS  - UNO SPLENDORE DI ARCOBALENI

(Giancarlo Ceccarelli)

 

 

 

(Il titolo dato nella versione italiana del film è: La magia della vita)

 

 

Un bambino, si chiama Tomas, avrà sui dieci anni, disegna l’interno di una casa: un ricordo, un sogno?

Un piccione imprigionato cui dare la libertà.

 

Giunge anche per lui il tempo per una casa e per la libertà. E’ una figura femminile che gli fa questo dono, si chiama Maire, spetta a lei fare questo dono, è nelle leggi della vita.

 

LAGGIU’ C’E’ LA TUA CASA……………..

 

   

 

L’incontro con quello che in futuro potrebbe essere il padre e con quello che potrebbe essere il figlio non è entusiasmante, per nessuno dei due.

Il nostro bambino è titubante, ha quello che ha sempre sognato, ma si rende conto che la realtà è molto diversa dal sogno: sta distante dalla coppia, è perplesso nel mettere il piede dentro la casa. E’ Maire che lo sostiene per “sentirsi a casa”, gli dona l’accoglienza perché sente che solo con quella forza il bambino spaurito potrà affrontare tutti gli ostacoli che la vita gli presenterà.

Maire dà a Tomas le coordinate del mondo in cui dovrà entrare: la sua camera, i suoi mobili, i suoi vestiti e l’uso di ognuno di essi: il pigiama per la notte, l’impermeabile per la pioggia. Le prime regole della vita: cosa ti può servire per vivere. Gli lascia anche lo spazio per la solitudine, perché anche di questo un essere umano ha bisogno per vivere: “ora ti lascio un po’ solo”.  La solitudine è una delle energie della vita.

 

    Il primo incontro a tu per tu con quello che "potrebbe essere il padre" è per fortuna protetto da un vestito che il bambino indossa e che è stato fatto da Maire: il pigiama, che in qualche modo controbilancia l’asprezza dell’incontro col padre, Tomas comunque è protetto da qualche parte, non è completamente esposto.

Certo Tomas ora diventa il terzo, l’intimità a due tra Alec, questo è il nome dell’uomo,  e Maire ora deve fare i conti con questa presenza e Alec non ne è certamente entusiasta, mentre Tomas non sa come gestire la situazione. D’altronde, lui esiste, non può farci niente.

E’Maire che si prende il compito di dargli fiducia, di fargli sentire sempre e comunque accoglienza, anche se fa cadere le uova appena fatte dalle galline del pollaio. Il fatto è che Tomas non sostiene la presenza di Alec-padre, non ha ancora dentro di sé quella sicurezza e fiducia tale che possa permettergli di sostenere il confronto con la realtà, con il mondo. E’ difficile presentarsi all’esterno se non si ha incamerato una riserva dentro di sé di fiducia, stima e sicurezza del proprio valore.

Il gioco spensierato dentro le pozzanghere tra Maire e Tomas si blocca all’improvviso, Tomas si accorge che Alec li sta guardando, è letteralmente paralizzato: egli ha dentro di sé una figura di padre che è terribile, tutto giudica e tutto disapprova, non si può mai essere all’altezza delle sue aspettative.

Maire incoraggia Tomas: un giorno le cose cambieranno, dietro la scorza dura di Alec c’è un cuore tenero, lei lo può affermare tranquillamente perchè, nella sua intimità con Alec, ne conosce le fibre più intime. Non se le tiene per sé per così possedere sia Alec sia Tomas, e lei al centro dei loro desideri, ma dona ciò che conosce, il suo tesoro, perché anche Tomas possa entrare in quella intimità.

Maire indica la strada anche ad Alec per incontrare Tomas, in fondo anche per lui è la prima volta che si occupa di un bambino che potrebbe diventare suo figlio, anche lui ha bisogno di sostegno e incoraggiamento.

E poi giunge, a sera, la “buonanotte”, forse la prima volta che Tomas la vive, forse è la prima volta che può sognare sapendo che lì vicino c’è qualcuno che lo ama e che lo vuole. Come sarà stata diversa per lui quella notte.

 

    Tomas però deve anche portare nei suoi sogni la verità del rifiuto che comunque egli ha da sempre dentro di sé: si sente dire di non valere proprio nulla, che non va bene, che Maire avrebbe dovuto scegliere meglio, ma non lui.

Il risveglio gli presenta un primo dono della vita: là sull’isola lo attende un bellissimo arcobaleno, ma dentro casa si accumula sempre più tempesta nei suoi confronti: Alec proprio non riesce ad accettare niente di lui.

Anche i tentativi di Maire di fare incontrare i due vanno a vuoto, non hanno intenzione di incontrarsi.

Ma Maire riesce comunque a trovare con chi Tomas può comunicare: così gli insegna il linguaggio delle galline per chiedere le uova e il linguaggio delle foche cui chiedere di portare un messaggio a chi si vuole, loro ne sono in grado, da sempre loro sono dei messaggeri per altri mondi, è notorio.

E Tomas trova dentro di sé chi lo ha amato, a chi mandare un messaggio: la sua amata nonna. E nel messaggio alla nonna ha fatto sapere che adora stare in quel posto, ha ritrovato quell’amore che un tempo aveva conosciuto e di cui ogni tanto riemerge il ricordo, l’amore della nonna.

E’ tempo di conoscere i vicini, ma Tomas non può, non ce la fa, si nasconde: il mondo per chi ha vissuto il rifiuto e ce l’ha dentro di sé è sempre un pericolo costante, da cui proteggersi.

 

    Maire lo incoraggia e lo spinge ad accettare le sue debolezze: quando se la sentirà, deciderà di incontrare i vicini. Sarà di nuovo una figura femminile, questa volta una sua coetanea, a volerlo introdurre nei segreti dell’isola, così diventerà uno di loro. E così Tomas entrando nei luoghi segreti dell’isola entrerà anche a contato con i suoi mostri interni. Ne deve entrare a contatto, per forza, per diventare uomo. Comunque, stare con i propri coetanei lo fa sentire un po’ di più a suo agio, si sente di più a casa, ha bisogno per il suo cammino non solo di figure adulte ma anche di simili a lui.

 

    Giunge anche il tempo di affrontare la scuola, tempo pieno di incubi e ricordi che emergono dal passato. Tomas ce la mette tutta, guidato dalla sua nuova amichetta e finalmente si conquista l’accettazione, probabilmente per lui questa è la prima volta, è un’esperienza mai provata, che gli dà una profonda gioia, che apre ad un sorriso che sgorga dal profondo dell’anima. Quanti doni sta portando la vita.

MA, c’è un ma grosso come una montagna: c’è uno che non riesce proprio a decidere di avere quest’essere in casa. Questo deciderà del destino di Tomas: se non avrà un padre dovrà tornare là da dove era venuto, tutto questo mondo svanirà, come accade ad un sogno al risveglio.

Non gli rimane che affidare il suo dolore alle foche, perché portino il messaggio alla nonna, l’unica che nel suo passato gli ha dato amore, e glielo facciano sapere: il suo amato Tomas potrebbe avere un grande dolore, ha bisogno di lei per sostenerlo.

E lì, sentendo la nonna vicina, Tomas decide che può scoprire i suoi sentimenti più profondi e nascosti senza il timore di vivere ennesimi ed infiniti rifiuti e abbandoni: ha immaginato che c’è una mamma anche per lui in questo mondo.

Beh, ora che anche lui ha una mamma può tornare nel luogo segreto dell’isola, così pieno dei suoi fantasmi interni, che l’avevano così tanto impaurito, ed affrontarli, lo chiede proprio lui di tornarci, comincia a sentirsi orgoglioso di sé: che magia la vita quando si ha amore dentro di .

Rimane aperta la questione Alec, il marito di Maire, quello che dovrebbe o potrebbe diventare padre, ma lui è rimasto un po’ indietro nella corsa della vita, è legato a “come le cose dovevano andare e non sono andate”, non si accettano variazioni. Tanto più è dura la resistenza, tanto più dovrà essere forte l’intervento della Vita per smuovere i macigni. Attento Alec, nella vita nulla passa o scorre senza lasciare traccia o chiederti conto, pensaci.

 

    Maire deve lasciare l’isola per andare in città, prima di partire imbocca le parole ad Alec perché inviti Tomas ad andare a pesca con lui, bene o male l’accordo viene preso, sarà la prima volta che stanno soli insieme.

Sulla spiaggia Tomas incontra un essere che è come lui: un cucciolo lasciato sulla spiaggia dalla madre, lei se n’è andata, “capita” dice Alec.  Tomas non ha incertezze dentro di sé: sarà lui a prendersi cura di quel piccolo, gli farà lui da madre, lo sa fare, perché conosce il bisogno di madre che lui stesso ha dentro di sé. Il suo dolore può ora diventare la sua forza. Ed è una forza trainante, perché anche la dura scorza di Alec comincia a mostrare delle crepe, si fa coinvolgere anche lui nell’impresa: di fronte alla determinazione di Tomas non ci sono resistenze che valgano. Dopo essersi preso cura del cucciolo ad Alec sfugge di dire: “questo è un inizio”, sta parlando di sé? Sente dentro di sé che il peso del suo dolore e l’apertura ai doni della vita cominciano a bilanciarsi? Che ci può essere una via d’uscita, anche se per lui è così difficile?

Dunque, ora Tomas ha una nuova occupazione, deve fare da madre al suo piccolo, lo nutre di cibo e lo nutre di parole, di confidenze: ad un piccolo, anche se non comprende le parole, il suono caldo di ciò che gli si dice è tutto quanto può essere detto, gli viene nutrito il corpo e l’anima e Tomas lo sa che è questo ciò di cui ha assolutamente bisogno ogni essere che viene alla vita. Chi meglio di lui può saperlo.

 

    E’ il compleanno di Tomas, riceve il regalo da tutti e due insieme, Maire e Alec, sembra un miracolo, è la prima volta che accade nella sua vita: la sua nascita è festeggiata, è amata da una donna che ormai per lui è diventata madre e da un uomo che potrebbe anche essere padre, se vuole. Ed un momento di intimità tra i due, intravisto da Tomas, non può che essere sorgente di gioia: è amato da due che si amano, è il seme che entra dentro di lui da cui può cominciare a capire l’amore universale, questa immensa sfera in cui ognuno è al centro, perché ognuno ama ed è amato.

Le cose nella vita non procedono in senso lineare, si torna anche indietro. Alec si dimentica di Tomas, è inutile, decisamente quel bambino non fa parte della sua vita, sulla spiaggia si ritrovano di nuovo abbandonati, sia Tomas che il suo cucciolo. In questo vuoto pieno di tristezza e delusioni si apre la possibilità di un incontro profondo, può emergere la domanda del perché si è amati, del “perché hai scelto me”, e se la risposta è “perché ti voglio bene”, allora va bene così, è stato detto tutto. Anche nelle situazioni negative la vita non procede in senso lineare, basta non chiudersi nel dolore. Nella baia, in mezzo al mare una madre ed un bambino parlano della vita e dei suoi perché, dei ricordi da rintracciare dalla penombra della memoria, dei colori della vita, non è questa magia?

Comunque una buona strigliata ad Alec per il suo comportamento ci vuole e non se la può evitare, e Maire non si sottrae al compito: le difficoltà interiori non giustificano ogni comportamento. Alec questo la sa e si sente in colpa, già è un ulteriore passo per una sua trasformazione.

La vita viene a bussare nella nuova casa di Tomas, e bussa forte: Maire deve assentarsi perché ha problemi per la sua salute. Prima di partire lascia un ricordo di sé a Tomas, un caldo e morbido oggetto con dentro il suo sorriso, quando vorrà o ne avrà bisogno Tomas può metterselo vicino e risentire la vicinanza ed il sorriso della sua mamma. Di nuovo per Tomas si ripresenta il tempo della perdita, dovrà andare ospite di una famiglia amica, ma qui ora vi sono persone che lo amano e che lo vogliono, non è proprio come nel passato, nell’orfanotrofio: qualcosa si ripete ma qualcosa è profondamente diverso.

 

    Il mondo adulto distingue chi può affrontare un dolore e chi non lo può, i bambini per loro appartengono a questa seconda categoria, e così Tomas non può andare a trovare la sua mamma. Non gli resta che andare sulla scogliera alla roccia del re Fingal, è un grande re che esaudisce i desideri, per esporre il suo desiderio.  Egli ha un desiderio forte come la roccia del re Fingal e se si appoggia a quella forza del proprio sé sicuramente potrà affrontare gli ostacoli.

 

    Tomas vuole portare un dono alla madre, usa il baratto, un ricordo, l’unico, della sua amata nonna in cambio di un oggetto che assomiglia ad un arcobaleno, pieno di colori, per la sua nuova mamma. Un ricordo d’amore ricevuto per un dono d’amore da dare, un flusso d’amore, questo bambino comincia a sentire di avere dentro abbastanza amore, si vede, e comincia a gestirlo con disinvoltura.

 

    Ora c’è finalmente l’incontro con la mamma. Lei gli lascia un ultimo dono: “Ci sono tanti colori… riesci a sentirli?”, il bambino fa cenno di sì con la testa, ora lei può riposare.

Il suo bambino ha imparato ad entrare nei colori della vita, è dentro l’arcobaleno della stessa, qualcosa se ne sta andando e qualcosa è nato nella vita. Tanto più intensi sono i momenti della vita, tanto più forti si ripresentano le modalità che l’hanno governata per tanto tempo, il momento della grande separazione Alec non vuole che sia condiviso con Tomas, egli vuole che sia tutto suo, vuole possedere totalmente la sua donna in quel momento esclusivo ed unico, e finisce a dolore che provoca altro dolore, una catena infinita.

 

    Le madri non sono eterne, si sa o si teme. E’ come se il mondo intero ci lasciasse quando sono loro che ci lasciano.

Ora che non c’è più la mamma che lo protegge, c’è il rischio che Tomas debba tornare là da dove era venuto, Alec è dominato dal suo dolore, non è più padrone neanche di . Tutto il mondo sta crollando intorno a Tomas.

Ha dentro di sé delle certezze, la nuova mamma gli ha insegnato a cucinare, e giù con il soffritto per lo stufato, ci sono con lui altri aiutanti piccoli cuochi, la vita non muore, non può morire.

E’ il cuore di Alec che è morto nel dolore, può solo dimenticare, non pensare, l’alcool è molto adatto a questo. Anche distruggere ogni segno di una presenza può servire, almeno l’illusione lo fa credere, quando non si riesce ad affrontare un problema dentro di sé si pensa di poterlo risolvere fuori.

Ma quelli erano anche gli oggetti che ricordavano a Tomas la sua nuova mamma, e lui non può permetterlo di perderla anche nei ricordi. Ora viene dichiarata la colpa e viene espresso l’odio, non ci sono sottintesi, tutto è allo scoperto. Così Tomas dà voce a ciò che Alec ha dentro di sé e che non riesce ad accettare, la sua colpa ed un perdono impossibile.

 

    Chi comincia a perdonare? Qualcuno bisogna che cominci.  Tomas si fa aiutare dalle sue amiche foche, quelle che trasmettono i messaggi alle persone care che non ci sono più, la risposta giunge, occorre perdonare e donare. Tomas dona il più bel ricordo che ha della sua nuova mamma, l’amore che sente non è legato ad un oggetto, è tutto e profondamente dentro di sé. Gli oggetti ed i ricordi cominciano a tornare indietro dall’oblio in cui aveva tentato di rinchiuderli, anche per Alec. Inizia una grande sfida tra i due e dentro tutti e due: la vita sfida la morte, l’amore sfida la potenza dell’odio.

 

    Tomas capisce che ormai non è più per lui quel posto, ma prima deve dare una mamma al cucciolo che ha accudito, non può andarsene lasciando a sua volta un altro orfano di cui nessuno si prende cura. Tomas non è esperto della strada che porta alla mamma del suo cucciolo, è in rischio anche la sua piccola vita. Ma: lui si è preso cura del cucciolo senza madre, ora le madri del popolo cui il cucciolo appartiene si prenderanno cura di lui, vita chiama vita e Tomas è salvo.

    Solo quando lo sta per perdere Tomas, Alec si rende conto di voler bene a quello che aveva chiamato “soldo di cacio”. Bisogna proprio quasi morire per farsi dire da qualcuno “ma io ti voglio bene”?

    Beh, comunque ora le foche possono portare un nuovo messaggio alle persone che loro sanno: ora Tomas ha un papà. Che aveva una mamma già lo sapevano, che aveva una nonna che l’ha amato anche questo lo sapevano già. Tomas, buon viaggio per la tua vita, ora che hai ricevuto e dato amore, sarai forte.