FIGLI DEI GENITORI O FIGLI DELLA VITA

(Giancarlo Ceccarelli - Relazione Seminario 16 nov. 2013- Centro Eunomos: LA VITA È NOSTRA  MADRE E NOSTRO PADRE)

 

 

Compito della nostra vita è essere Vita.

 

Iniziamo le nostre riflessioni riportandoci ad un grande padre del nostro pensiero, Parmenide, che ci ha trasmesso la conoscenza del profondo, inscindibile rapporto che intercorre tra gli esseri (τα ώντα - ta ònta, i Viventi) e l’essere (τον εών - ton eòn, la Vita).

 

               

 

Noi nella nostra venuta al mondo siamo in rapporto sia con gli “esseri”, i genitori, che con l’”essere”, perché dal momento in cui siamo generati esistiamo, e dal momento che esistiamo facciamo parte dell’essere, di tutto ciò che esiste, di tutto ciò che è vita, nelle sue più varie modalità.

Dunque, proveniamo da “esseri”, entriamo nell’ “essere”.

 

Nel nostro esistere abbiamo due punti di riferimento:

Il primo sono i nostri genitori che ci hanno trasmesso l’esistenza

Il secondo siamo noi stessi ed il nostro appartenere all’essere

 

NON POSSIAMO PRIVILEGIARE UNO DEI DUE PUNTI A SCAPITO DELL’ALTRO

 

ESISTERE - ESISTENZA: EX - SISTERE

"Esistenza" significa stare da, essere da, che vuol dire avere l'essere da un altro, esterno a sé. L'esistenza infatti non ha l'essere in proprio, ma esiste solo in quanto è subordinata ad una dimensione superiore (chi la chiama Essere, chi Vita, chi Divinità, ecc.) o antecedente (Genitori). Per questo le parole esistenza ed essere hanno un diverso significato.

 

Allora:

Cosa è dei nostri genitori?

Cosa è della nostra vita?

 

A)     COSA È DEI GENITORI

Noi veniamo da una madre e un padre. Ci piaccia o no, è così. Noi siamo i loro figli. Non solo abbiamo in noi le somiglianze fisiche, ma "prendiamo" dai nostri genitori anche le somiglianze caratteriali, emotive e interiori. Siamo un miscuglio di nostro padre e di nostra madre.

 

DI COSA LI POSSIAMO RIMPROVERARE:

1) ………………

2) ………………

3) ………………

 

DI COSA LI POSSIAMO RINGRAZIARE:

1) ………………

2) ………………

3) ………………

 

 

B)      COSA È DELLA NOSTRA VITA

Ma il grande compito della “nostra” vita non è quello di diventare come loro (loro ci sono già, la Vita  non ha nei suoi programmi di creare doppioni) ma di diventare figli della Vita perché è lei il nostro vero padre e la nostra vera madre.

 

L’ACQUA DEL FIUME (della propria vita) NON SCORRE ALL’INCONTRARIO

 

 

Il fiume è la nostra vita, la sorgente sono i nostri genitori, il nostro viaggio è verso il mare, non verso la sorgente.

Fare ciò che vogliono di noi i nostri genitori è contro la vita, è contro la sua potenzialità creatrice.

Spesso è rimediare a progetti di altri che non sono stati compiuti e forse neanche tentati. E’ vita che nasce già morta.

 

Degli esempi: dell’acqua che non può scorre all’incontrario ma deve andare verso il suo obiettivo, il suo mare della Vita.

Ho trovato lo spunto su una bella pagina web, ho perso il riferimento, me ne scuso con l’autore, comunque li ho alquanto modificati e ampliati in funzione della nostra tematica.

 

QUANDO una persona vuole che tu faccia come dice lui, è sicuro che sta cercando di fare il tuo bene?

 

QUANDO tuo padre o tua madre vuole che tu rimanga in casa perché tra loro le cose non vanno, è sicuro che lo sta facendo perché ti vuole bene? Sei tu che devi risolvere i loro problemi? Li vogliono, poi, risolvere?

 

QUANDO tua madre ti dice che nessuna donna potrà mai amarti come lei, cosa ti sta dicendo, che sta combinando?

 

QUANDO ti si dice: "Che figuracce ci fai fare! Che penserà la gente di noi?", ama di più la gente o te? Ama di più la propria immagine o te?

 

QUANDO una persona si offende perché non fai come lei si aspettava, è sicuro che devi sentirti in colpa?

 

QUANDO ti si tiene il broncio perché l'hai deluso o l’hai delusa, questa persona ti ama davvero? Di chi è il problema se si è sentito deluso o delusa? Erano tue quelle aspettative?

 

QUANDO una persona mi fa sentire in colpa perché non gli telefono, perché secondo lei la trascuro, mi vuole bene? "Vuoi una cosa, desideri l'amore di qualcuno? Diglielo!".

 

QUANDO un genitore ritira l'amore perché suo figlio faccia come vuole lui, gli vuole bene? "Se fai così non ti voglio più bene!". Ma che amore è quello che fa solo come piace a noi?

In tutte queste situazioni quando cioè l'affetto, l'amore, la famiglia, gli amici, i rapporti ti impediscono di seguire il tuo vero bene (il tuo Sè) devi distaccarti, devi separarti e andare. Lo devi fare per la Vita.

 

QUANDO e se sarai diventato uguale a tuo padre e a tua madre avrai la loro stima ma avrai mancato l'obiettivo della tua vita: dov’è il guadagno, cosa hai ottenuto?.

Se i tuoi hanno vissuto bene la loro vita non avranno bisogno usarne di un'altra, la tua, per ritentare di riuscirci in questa “nuova occasione” che sei tu. Apri gli occhi e guarda la Vita.

 

QUANDO sarai stimato da tutti perché avrai esaudito le aspettative del tuo capo, dei tuoi amici diventando così come loro ti volevano, così ti cercano o

 

QUANDO sarai diventato come il tuo partner ti voleva, avrai forse la loro stima ma avrai mancato all'appuntamento con la tua vita e con il disegno iscritto nel tuo Sè. Avrai forse trovato il loro riconoscimento, perché avrai risposto alle “loro” aspettative, ma avrai perso te stesso. Che affare!

 

 

Qual è il ruolo e la funzione dei genitori?

Con una metafora: se pensiamo ai satelliti che vengono mandati nello spazio, noi vediamo che i serbatoi del carburante vengono uno dopo l’altro staccati e si perdono in un viaggio apparentemente con un senso di perdita e di loro inutilità, ma hanno contribuito e permesso al missile di arrivare nella stratosfera, sono fondamentali, senza la loro spinta il satellite resterebbe un oggetto della terra (cioè dentro le aspettative genitoriali), non dello spazio (cioè nel proprio progetto esistenziale). Gli stadi di un missile sono per una navicella spaziale quello che per ogni essere che viene alla vita sono le figure dei genitori: insostituibili, ma il viaggio è della navicella.

 

    

 

MA SE LE COSE NON SONO ANDATE BENE CHE SI FA?

 

OCCORRE TORNARE ALLE ORIGINI DELL’ESISTERE E DELL’ESSERE:

1) Occorre rientrare nel mondo intrauterino per sciogliere legami che non permettono di vivere la propria vita, per meglio affrontare la propria storia.

 

2) Occorre soprattutto ricontattare il proprio potenziale vitale esistenziale.

Il nostro potenziale esistenziale, alla stessa maniera delle cellule staminali, può assumere molte forme esistenziali. 

Tornare al tempo della vita intrauterina è per ri-assumere altre potenzialità che non abbiamo sviluppato nella nostra vita. Tornare al punto potenziale, alla staminalità esistenziale, in cui tutto può ri-accadere. È un contatto con l’energia originaria di ciascuno di noi. È come scendere in un pozzo e attingere acqua, acqua vitale. È perciò un concetto dinamico e propositivo, è andare proprio alla fonte della vita, là dove non sono presenti le figure genitoriali, è un ritornare ad una dimensione in cui tutte le scelte sono nuovamente possibili, è un ritornare ad un punto primordiale, alla staminalità esistenziale.

Possiamo anche dire che il mondo intrauterino ci attende, che molte delle potenzialità inespresse ci attendono laggiù, attendono che noi le andiamo a cogliere per farle vivere nel mondo intracosmico.

Tornare là dove è possibile attingere altre possibilità, ricostruire un’altra storia, dare all’immenso nostro potenziale un’altra possibilità.

 

 

E’ come se vi fossero due viaggi paralleli.

Con una metafora presa dall’esistenza di un albero: quando il seme decide di intraprendere il viaggio della vita, inizia per lui un viaggio che ha due direzioni contemporanee ed inscindibili: verso le radici (direzione intrauterina) e verso la chioma (direzione intracosmica).

 

Non costruisce prima una cosa e poi l’altra, ma man mano che affonda le radici allarga la sua chioma, è una crescita dove non c’è un prima ed un dopo, è una crescita in parallelo.

 

 

Oltre alle riflessioni, noi abbiamo bisogno di storie, di esempi, di modelli.

Vi presento ora i passaggi che un grande della nostra umanità, Beethoven, ha fatto dentro di sé,

passaggi che ognuno di noi deve fare se vuol vivere appieno la sua esperienza umana ed esistenziale .

 

 

LA SCELTA DI BEETHOVEN

 

 

(Nato nel 1770)

"...il demonio invidioso, la mia pessima salute, mi ha giocato un brutto tiro: da tre anni il mio udito continua ad indebolirsi... Spesso ho maledetto Dio e la mia esistenza... Voglio resistere al mio destino anche se ci saranno dei momenti nella mia vita in cui sarò la più infelice delle creature di Dio..."

(lettera di Beethoven al suo amico Franz Gerhard Wegeler nel 1801 - ha 31 anni)

 

Nel 1802 termina la sua seconda sinfonia ed iniziano a farsi più seri i problemi all'udito che portarono Beethoven sull'orlo del suicidio, come traspare dal testamento che scrisse a quell’epoca.

 

Il Testamento di Heiligenstadt e il pensiero del SUICIDIO

... da sei anni mi ha colpito un grave malanno...sono stato presto obbligato ad appartarmi, a trascorrere la mia vita in solitudine. ...Come potevo, ahimè, confessare la debolezza di un senso, che in me dovrebbe essere più raffinato che negli altri uomini e che in me un tempo raggiungeva un grado di perfezione massima .... Con gioia vado incontro alla Morte - se essa venisse prima che io abbia avuta la possibilità di sviluppare tutte le mie qualità artistiche, allora, malgrado la durezza del mio destino, giungerebbe troppo presto .... Addio, non dimenticatemi del tutto.

 

La risposta successiva

Beethoven sceglie su di un livello superiore, ha un Compito da svolgere e che la Vita gli ha affidato: con la sua Arte darà all’umanità un mondo di valori alti, universali.

 

Una conquista progressiva, un percorso lungo una vita. Questo percorso viene tracciato nelle sue sinfonie, così a me pare:

 

Con la 3 Sinfonia il tema della morte appare ancora nella marcia funebre, ma è una morte non più di disperazione (legata ancora al pensiero del suicidio), bensì il coronamento di una vita gloriosa, una morte eroica, quella di un grande uomo, come ognuno dev’essere (Eroica, 1803). Quindi, sempre ancora il tema morte, ma trasfigurata, elevata al piano dei valori: è una morte eroica, non rancorosa come poteva essere quella del suicidio.

 

E poi Beethoven sale ancora più su.

 

 (le prime note della 5 sinf. scritte da Beethoven)

Con la 5 Sinfonia Beethoven affronta per tutti noi il tema del destino che colpisce: è il rapporto tra destino e noi. Le prime note con cui inizia la sinfonia sono state indicate da Beethoven stesso come “il destino che bussa alla porta”. Ad ogni essere umano il destino si fa incontro, in un momento o l’altro, ma sempre. Occorre avere dentro di sé risposte per questo incontro e Beethoven le suggerisce all’umanità prendendole dalla sua personale esperienza.

 

Con la 6 Sinfonia Beethoven conquista l’armonia con la natura, con il creato. La natura non è più vissuta come matrigna e traditrice, così Beethoven l’aveva vista nel momento del dolore senza speranza, quando si era reso conto che stava perdendo l’udito. Ora la natura è un luogo sereno in cui immergersi e rigenerarsi, Beethoven l’ha perdonata, essa è tornata ad essere madre.

 

Con la 9 Sinfonia conquista infine la gioia: INNO ALLA GIOIA (Schiller):

O amici, non questi suoni!
ma intoniamone altri
più piacevoli, e più gioiosi.

GIOIA … SCINTILLA DIVINA

 

I BRANI CHE VI HO FATTO ASCOLTARE:

Sinf 3, Bernstein Wiener:       1 movimento da 0’ a 2’40

Sinf 5, Karajan Berliner:        1 movimento da 0’ a 2’20

Sinf 6, Karajan Berliner:        1 movimento da 0’ a 1’55

Sinf 9, Karajan Berliner:        4 movimento 3.40>5.10 - la persona singola e l’intera umanità: il solista e il coro “insieme”

                                               4 movimento 6.33>8.10 - uomini e donne, un’unica umanità: coro di uomini e donne “insieme”