Film in Tv: mercoledì 9 giugno - Commedie e thriller          BECOMING JANE

 

DIVENTARE DONNA   -   IL CORAGGIO DI ESSERE NOI STESSE

 

 IL PROGETTO DI VITA

 

“Solo amando noi stesse saremo amate dagli altri.

 

“ Il lato migliore del carattere di una donna si esprime nei suoi doveri di figlia,

 di sorella e finalmente di moglie e di madre.

 

Quando una donna dovesse possedere una dote preziosa quale un fine intelletto

 sarà meglio che la custodisca come un segreto.

 

L’umorismo è cosa gradita, ma l’arguzia, no, è fra tutte la dote più temuta.”

(Dal Film “Becoming Jane”)

 

 

Il film “Becoming Jane” è tratto dal romanzo omonimo di “Jane Austen”, che è una delle scrittrici britanniche più famose di inizio Ottocento, ed ha chiari riferimenti autobiografici.

Jane è  una donna coraggiosa che sfida le convenzioni dell’epoca rispetto al  modo di essere donna.

Le piace scrivere e vuole scrivere. Le storie che racconta nonostante le varie peripezie sono tutte a lieto fine, i suoi personaggi possono avere tutto ciò che vogliono.

Possiede un raro e acuto senso dell’umorismo, la sua conversazione è brillante, spiritosa, ironica, a volte pungente.

Scrive per passione, i suoi racconti affascinano tutti, le piace leggere ai suoi famigliari ed amici ciò che scrive e conserverà a lungo questa abitudine.

Il padre ha un grande amore per Jane, la sostiene, valorizzando il suo talento. In quel contesto e periodo storico non era possibile facile per le donne usare la propria intelligenza e non era permesso loro di sostenersi economicamente.

Rifiuta una ottima proposta di matrimonio di un ricco giovane, rompendo con le convenzioni sociali di un’Inghilterra di inizio Ottocento, dove l’unica possibilità di una donna era accaparrarsi un uomo facoltoso.

 

Il rifiuto da parte di Jane di un matrimonio che le avrebbe fatto vivere una vita agiatissima, non era accettabile. Lei scriveva, raccontava l’amore, sognava l’amore, non voleva svendere la sua vita e i suoi progetti. L’amore del padre l’aveva sempre protetta, lui sapeva che la figlia era una donna intelligente e  non voleva che sposasse  uomini non della sua altezza e del suo talento.

 

Il proprio progetto di vita deve dunque fare i conti dall’infanzia in avanti, con la famiglia prima, l’ambiente, la scuola e la cultura poi, questi “luoghi” di formazione della persona rappresentano lo specchio in cui vedere riflessa la propria immagine, che sarà in prima battuta accettabile oppure no a seconda di quanto ci si adegua.

La strada non è facile, spesso si sente forte la spinta a doversi uniformare per essere accettati e se  il divario tra il sentire interno e le aspettative dell’esterno è eccessivo, il conflitto sarà forte e lacerante.

 

Si impone una scelta:

-se si risponderà con obbedienza alle aspettative ambientali, si otterrà come risultato di mostrare a se stessi e agli altri un’immagine falsa e dannosa per la propria  realizzazione personale ed affettiva.

-se si vuole essere fedeli a se stessi, occorre raccogliere tutte le proprie forze e trovare il coraggio di sottrarsi e ribellarsi a chiunque, genitori compresi.

 

Jane fa la seconda scelta: si ribella alla madre che la spinge ad accettare un matrimonio ricco. La madre non voleva che la figlia facesse  la sua stessa fine, sacrifici, figli, duro lavoro.

Il padre, dal canto suo, è in conflitto dentro di sé: da un lato amava sua figlia, dall’altro capiva che l’opportunità era buona. Non le fa pressioni, le chiede solo di considerare bene la proposta:

 

“ l’affetto è desiderabile, i soldi sono assolutamente indispensabili”.

“Nulla distrugge lo spirito come la povertà.” (Dal film “Becoming Jane”)

 

La paura di essere rifiutati, abbandonati, ci fa perdere la meta e rimaniamo intrappolati in false mete che ci invadono la vita.

Così si perde l’entusiasmo della vita e ci trasciniamo in strade e vite che non ci appartengono, diventiamo stranieri di noi stessi, spesso svendiamo o barattiamo la nostra vita, i nostri progetti per soluzioni apparentemente più facili, ma nel tempo più difficili da sostenere perché estranee a noi.

Diamo agli eventi esterni la forza ed il potere di travolgerci e così la responsabilità è sempre fuori di noi, non prendiamo contatto con la nostra interiorità.

Abbiamo un dono importante: la libertà ed il potere di divenire persone capaci di scegliere.

Una vita tradita è una vita che si vive in modo infelice, giorno dopo giorno. E cresce lo scontento.

Come il ragno tesse il filo della sua ragnatela così la rabbia, l’odio, tessono il filo della ragnatela per intrappolarci, diventiamo vittime della vita e di chi reputiamo responsabile di averci condizionato la vita.

La mancanza d’amore verso noi stessi ci tiene lontani dal nostro progetto di vita.

 L’odio e la colpa che abbiamo dentro di noi va ancora di più a distruggere ciò che potremmo e dovremmo essere.

 

Jane ha un suo spazio protetto: ama scrivere, quando scrive si sente se stessa, anche se ancora non ha chiaro il suo progetto nella vita. Quello spazio le garantisce che comunque ed in qualche modo lei può essere se stessa.

 

Di cosa abbiamo bisogno per poter navigare nella nostra vita?

 

REGOLA I   FISSARE LA META

(Antonio Mercurio – Le regole della navigazione notturna)

 

è necessario darsi del tempo per fissare la meta nella volontà cosciente e nella volontà profonda, rinnovando la decisione che abbiamo preso

 

Jane costruisce lentamente il suo progetto personale attraverso uno strumento che apparentemente sembra più un diversivo innocente che una cosa seria e determinante: scrive.

Jane attraverso la sua scrittura racconta la vita delle persone che le stanno vicino, i piccoli universi che la circondano, riesce  ad usare le parole come acquarelli, le parole sono leggere ed entrano nell’immaginazione, nel cuore.

La scrittura aiuta a contattare le emozioni, è uno strumento creativo per comunicare ed esprimere pensieri o sentimenti che si vogliono portare all’esterno di noi e condividere con altre persone. Scrivere è un atto magico, le parole aiutano ad elaborare tematiche, a centrarsi su se stessi, a costruire e a creare una  nuova realtà.

Le emozioni prendono forma, escono dalle pagine ed entrano nel cuore.

 

“Mente e cuore si collegano”

 

Dalla scrittura alla realtà

Giunge il momento in cui scocca l’amore tra Jane e Tom, i loro cuori battono forte,  “l’amore” che lei narra prende vita, ama finalmente e si sente amata, non è più solo fantasia!

L’amore per Tom e soprattutto l’amore per se stessa, le fa capire ancora di più che non può vendere la sua vita, dimenticare i suoi sogni,  prende consapevolezza che  lei  può decidere per la sua vita e non rimanere vittima delle scelte degli altri: “Vivrà della sua penna” e il suo progetto esce in tutta la sua forza.

 

 

REGOLA II   FISSARE LA ROTTA

(Antonio Mercurio – Le regole della navigazione notturna)

 

La meta è invisibile sino a quando non viene raggiunta.

Ma poiché sappiamo in quale direzione si trova la meta, possiamo fissare la rotta per raggiungere la meta servendoci del nostro Sé.

 

Jane capisce che il suo non era più un sogno, non sarebbe stato facile ma era possibile.

La vita scolpisce le nostre esistenze con prove e dolori, questo perché ha in serbo per noi un progetto speciale e nel momento opportuno, ci fornisce ogni supporto ed aiuto perché da prove e ferite possiamo trarre opere d’arte che arricchiscono l’universo dell’anima femminile.

 

 

REGOLA XI  ACCETTATE IL MARE

(Antonio Mercurio – Le regole della navigazione notturna)

 

“…Accettate il dolore, quando è sano e non è masochistico o frutto dell’odio per voi stessi,

 e trasformatelo in energia per creare e navigare.

La vita non va come vorremmo noi e c’è sempre un’identità nuova da acquisire

 che ancora non conosciamo…”

 

Per nascere bisogna accettare di perdere parti di noi per poter “rinascere” con una nuova identità. Così Jane dovrà accettare di perdere Tom: la prodigalità di Tom era una finzione, una menzogna.

“La menzogna esistenziale è quella con la quale l’uomo mente a se stesso e non sa di mentire”.

La menzogna esistenziale nega la verità, nega il principio di realtà e si costruisce una maschera per difendersi dal dolore, per difendersi dalla verità e dall’angoscia di morte.

Nella menzogna esistenziale si afferma il proprio rifiuto di nascere, il rifiuto di passare dallo stadio dell’Io fetale (quello della pretesa) allo stadio dell’Io adulto (quello della richiesta), e questo significa non essere nati.

Quando il nostro Io Persona (che ha la capacità di scegliere e di decidere) ascolta ed accoglie l’amore del SE’, la propria saggezza interna, l’IO cosciente è aiutato a prendere decisioni nuove che permettono di realizzare progetti positivi per se stessi.

 

“…E’ la verità fatta di contraddizioni e va presa con un sorriso, o sarà tutto falso e noi non ci saremo mai amati…”(Dal film “Becoming Jane”)

 

“..La verità è il frutto della decisione di voler guardare in faccia le nostre maschere e le nostre menzogne ed è anche il frutto della conoscenza acquisita attraverso l’esperienza…”(A.M.)

 

Jane scegliendo di lasciare Tom rinuncia al suo amore, ma non perde l’amore per la scrittura e per quello che voleva essere. Non confonde il suo progetto di vita con l’amore verso Tom, anche se la perdita di quest’ultimo le dà dolore, e grande.

E’ importante non perdere di vista il proprio “centro”, il proprio desiderio.

E il desiderio lo si ri-conosce quando si impara ad ascoltare il proprio “sentire”.

 

Il desiderio lo si costruisce man mano nella vita avendo dentro di sé dei punti di riferimento forti.

 

REGOLA IV    FISSATE I PUNTI CARDINALI

(Antonio Mercurio – Le regole della navigazione notturna)

 

E’ fondamentale avere dei valori fondamentali, come punti cardinali che possono guidare il nostro cammino:

 

“ Amore, Libertà, Verità e Bellezza.”

 

La verità: legata alla libertà  perché se  la verità non è libera, la verità non è vera

 

L’amore: frutto della decisione, di amarsi e di amare.

 

La libertà: l’arte del coraggio di voler diventare liberi, costi quel che costi.

 

La Bellezza: sintesi dei  tre valori: Amore, Libertà e Verità.

La Bellezza è saper passare dal rancore al perdono, dalla reattività alla creatività, dall’odio all’amore, dall’invidia alla condivisione, dalla distruzione alla riparazione.

 

“ Essere donna ,

è un avventura che richiede coraggio

è una sfida che non finisce mai.”

 

Gabriella Maruca

 

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Film in Tv: Il giro del mondo in una settimana - Donne emancipate e uomini impenitenti      IL SÉ DI JANE              di Laura Caccavo

SITUAZIONE

-Jane Austen è una giovane donna in età da marito nell'Hampshire del 1795. Educata dal padre alla letteratura e alla musica, sogna un matrimonio con sentimento. Di tutt'altro parere sembra essere sua madre, ansiosa di accasarla con l'aristocratico e impacciato Sir Wisley, nipote della facoltosa Lady Gresham.

-L'arrivo in campagna di Tom Lefroy, irlandese sfacciato avviato dallo zio alla carriera giuridica, sconvolgerà gli equilibri della piccola comunità rurale. Invaghitosi, ricambiato, dell'orgogliosa Jane, Tom ispirerà col suo amore il cuore e le pagine della Austen.

PERCORSO INTERIORE DI JANE

Jane Austen non si sposerà perché, come le dirà nel film Wisley, nipote della facoltosa Lady Gresham “Sembra che non riusciate a sposarvi senza sentimento. E nemmeno quando c’è". Non per caso però ma per scelta. Jane rifiuterà la  proposta di matrimonio di Wisley perchè non innamorata, in questo modo non lasciandosi condizionare dalla cultura dell’epoca che voleva la donna legata alle tradizioni ed al matrimonio. Così infatti, dal pulpito, il padre di Jane, pastore della comunità, spiegherà in breve e senza possibilità di replica che: “Il lato migliore nel carattere di una donna si esprime nei suoi doveri di figlia, moglie e madre... l'umorismo (per una donna) è cosa gradita ma l'arguzia no: fra tutte è la cosa più temuta”. Affermazione  che in un sol colpo avrebbe potuto spazzare via le potenzialità ed i talenti di Jane  e che avrebbe privato il mondo intero della sua arte. E sì che il padre comunque aveva sempre sostenuto, anche di fronte alla moglie,  la difficile scelta della figlia di rifiutare la proposta di matrimonio di un uomo che Jane non amava. Lo spirito critico di Jane non poteva non portarla ad esclamare, quando si vede esibita davanti al ricco pretendente: “Esibita come una giumenta” e poi anche  “I suoi 4 spiccioli non mi compreranno di certo” che, affermato in un’epoca in cui una donna non avrebbe potuto mantenersi economicamente nè avrebbe potuto acquisire un minimo ruolo nella società, rappresentava una scelta assolutamente coraggiosa perché fonte di sofferenza da più punti di vista. D’altra parte la cugina  di Jane commenta in una sequenza del film: “Civettare è un mestiere da donne... dobbiamo tenerci in allenamento”, ciò che ci fa intendere che il ruolo della donna era veramente di “trovarsi” un marito. Jane ad un certo punto è attaccata anche da  Lefroy (da cui comunque è attratta), che le  rinfaccia: “Credo che voi vi consideriate superiore alla compagnia... nel profondo”.

Per fortuna la determinazione a seguire il suo “SE” non l’abbandonerà e Jane anche quando  sarà innamorata, si rifiuterà di sposare il suo uomo perché non se la sentirà di costruire la propria felicità sul dolore di altri, attraversando forse il difficile passaggio dall’amore di coppia ad un amore più universale. Nel testo di A. Mercurio “Amore, libertà e colpa”, l’autore si sofferma sulla necessità per l’essere umano di amare gli altri, partendo però dall’amore per se stessi.  Componenti essenziali per quest’ultimo sono la libertò, intesa come determinazione ad opporci costantemente a tutto ciò che condiziona i nostri comportamenti (psichismo, ambiente, ecc) per aumentare invece la nostra libertà interiore, nei confronti dei genitori e dell’ambiente. In particolare la libertà, spiega mercurio, è da intendersi come “Capacità di consistere in se stessi, è l’autonomia, cioè la capacità di superare la dipendenza affettiva dal padre e dalla madre”. Sempre secondo l’autore: “un’altra componente è il raggiungere una nostra identità personale. Molte volte noi subiamo un costante bombardamento da parte dei nostri genitori affinché diventiamo come loro ci vogliono, non come noi invece siamo portati a svilupparci. E siccome i nostri genitori ci danno il loro amore in modo condizionato, ... c’è il rischio di far saltare la nostra identità personale…”. Queste componenti, aggiunge Mercurio, “Sono conosciute dal SE’ ed il SE’ giudica con esattezza se esse sono o non sono realizzate dall’IO. E proprio dalla mancanza di questa realizzazione scatta come segnale il senso di colpa…”.

Ci spiega Mercurio che in questo caso però, dietro al senso di colpa si nasconde la colpa reale, cioè la nostra mancata responsabilità nell’assumere la nostra vera identità. Continua Mercurio: “Nel SE’, che consideriamo come il centro della Persona… è contenuto tutto quello che è l’essenza della persona di un essere umano… Dentro il SE’ di ogni individuo è contenuta la descrizione e il progetto della sua identità personale. Se, attraverso il condizionamento parentale o ambientale, questa identità viene soffocata, il SE’ entra in allarme e manda all’IO dei segnali sotto forma di malessere o ad un livello somatico o a livello psichico. Quindi affermiamo che il SE’ è garante che l’essenza della persona di ogni essere umano venga realizzata e sviluppata”.

I romanzi di Jane Austen, alla luce delle riflessioni di Mercurio, ci confortano sul fatto che i massicci condizionamenti ambientali e familiari, nulla poterono sulla nostra Jane, sul suo potente  SE’ ma soprattutto sulla forza con cui ella gli fornì il suo ascolto. Potè così farsi il dono di divenire donna, nel modo come lei lo desiderava, e soprattutto potè farsi il dono di divenire Persona.

 

 

 

 

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  COME SI DIVENTA JANE AUSTEN

di  Annarita Persiani

 

Come si diventa Jane Austen? Quale è stato il percorso vita di una giovane donna della fine del '700 che aveva delle aspirazioni personali diverse da quelle riconosciute legittime per il sesso femminile in quel periodo e non poteva accettare di vivere secondo i canoni comuni?

Nel film Jane è una giovane donna amante della scrittura, la cui vita trascorre nella quiete della campagna, in compagnia dei suoi familiari e di pochi altri conoscenti. I rapporti sociali ed i suoi giorni sono scanditi da visite di cortesie, naturali occupazioni casalinghe e rare occasioni mondane. La sua famiglia non è ricca e la sua è una vita semplice e genuina. Il padre è un uomo sereno, giocoso e gioioso che ha trasmesso alle figlie l'amore per i libri e la musica insieme al valore dei sentimenti; è un uomo che comprende appieno l'ambizione di Jane di realizzare i propri sogni e di unirsi ad un uomo solo per amore. La mamma è una donna razionale, una madre di famiglia di buon senso e sensibile ai problemi pratici, molto più condizionata del marito dai vincoli e dai pregiudizi borghesi dell'epoca, perciò vorrebbe fortemente che la figlia accettasse la proposta di matrimonio ricevuta da un giovane nobile di buona e ricca famiglia.

 

Ma Jane non può. E' molto giovane ed inesperta e le sue idee non sono assolutamente chiare, però sa cosa non vuole. E non vuole sposare un uomo solo perché è l'unica possibilità che ha una donna del 1800.

Il titolo del film in italiano è "Becoming Jane - Il ritratto di una donna contro". Perché contro? Jane è contro le convenzioni sociali? E' contro il matrimonio, o contro le posizioni della madre?

Io penso piuttosto che la sua vita e le sue scelte non siano state solo "contro" qualcosa o qualcuno, ma che innanzitutto siano state "per".  Jane ha preso una posizione per sé stessa, ha saputo amare sé stessa ed ha scelto di non farsi possedere dagli altri né come strumento né come oggetto. L'amore e la comprensione del padre hanno favorito la sua fiducia nelle proprie capacità.

 

L'incontro con Thomas Lefroy, un irlandese a prima vista arrogante e indisponente ma in realtà, proprio come lei, semplicemente confuso, giovane, ribelle e appassionato, mette in discussione il suo ingenuo equilibrio e la induce a guardare all'amore con più profondità. L'esperienza di questo amore impossibile e la scelta di rinunciare a viverlo farà crescere entrambi. Jane non si sposerà, accetterà di rimanere sola e vivrà del proprio lavoro di scrittrice, Thomas invece sposerà, pur non amandola, una donna ricca assecondando la volontà del ricco zio che solo a queste condizioni avrebbe provveduto al sostentamento dei suoi genitori e fratelli.

 

 Torna la domanda iniziale: come si diventa Jane? Come si fa a trasformare il proprio dolore in oro? Cosa ha fatto Jane per diventare ciò che è stata?

 

Il film ci racconta che Jane ha vissuto con amore, umiltà e coraggio e non ha mai rinunciato a lottare per realizzarei propri sogni. Jane si conosceva, ha saputo guardarsi dentro e non si è risparmiata; ha saputo morire alle proprie paure e alla paura del giudizio altrui (come può vivere una donna senza marito?); ha saputo far morire il proprio orgoglio (ha trasformato gli appunti ironici di Tom in stimoli creativi, ha accettato di sottoporsi al giudizio del suo ricco zio); ha saputo perdonare (ha accolto Tom dopo che lui aveva scelto di rinunciare a lei) e in ultimo ha saputo rinunciare alla propria possessività (ha rinunciato all'uomo che amava per non metterlo nella condizione di abbandonare la sua famiglia nella povertà più assoluta).

 

Le scelte di Jane sono state scelte guidate dall'amore. L'amore per l'uomo che amava e per sé stessa. Ha potuto fare un grande dono perché aveva la capacità di essere responsabile di sé stessa. Il contatto profondo con il proprio sé e la propria creatività le hanno permesso di realizzare i propri desideri e di vivere affermando: "I miei personaggi avranno sempre ciò che desiderano".

 

Dal film emerge l'immagine di Jane Austen come una donna che ha saputo realizzare la propria identità di essere e di agire sia come individuo che come essere sociale. Quella giovane donna ha vissuto nell'ambiente sociale della borghesia del primo Ottocento senza un marito, andando oltre le convenzioni e la morale condivisa dell'epoca; ha scritto con grazia e generosità dell'amore, dell'orgoglio, dell'eterno binomio mente e cuore, ragione e istinto, dei condizionamenti della razionalità e dei pregiudizi; ha trattato con delicatezza ed efficacia argomenti complicati e temi come quello dell'emancipazione della donna e della moralità ipocrita della società del suo periodo.

 

CHI È JANE OGGI

Indubbiamente ora la vita delle donne è molto diversa da quella immutabile delle nostre antenate. E questo sia nell’Occidente sviluppato che in altre zone del mondo, i Paesi emergenti del Sudamerica, l’estremo Oriente. Ma in altri posti: Medio Oriente, Africa, sub continente indiano, la condizione delle donne è ancora molto difficile, la parità è lontanissima, semplicemente un sogno. Nei Paesi dell’Universo islamico i diritti e la libertà delle donne erano addirittura più tutelati nel passato che oggi.

L’emancipazione dove c’è riguarda prevalentemente le donne colte e che vivono nelle città. Nelle campagne la situazione è abbastanza immutata. La maggioranza delle donne continua a vedere calpestati i propri diritti o, ancora peggio, non sospetta neanche di averne.

La maternità rappresenta ancora un ostacolo, qui da noi al momento dell’assunzione alle donne vengono fatte firmare dimissioni in bianco. Le discriminazioni nel mondo del lavoro riguardano anche l’opportunità di occupazione e la misura della remunerazione. Nel mondo della politica e delle istituzioni pubbliche si deve ancora parlare di quote rosa. E’ tuttora attuale lo stereotipo che le capacità femminili si basino sulle relazioni, l’accoglienza e la cura.

Poi assistiamo a situazioni apparentemente paradossali. E penso alle manifestazioni di non più di un anno fa che si sono tenute in Italia per esprimere l’indignazione e marcare la distanza da uomini e soprattutto da donne che continuano, gli uni a riconoscere e le altre ad interpretare il ruolo femminile come strumento e oggetto: un giocattolo per maschi di potere.

E’ appena passato l’8 marzo, la Festa della donna, e ho letto che in Cina avevano proposto per l'occasione uno slogan: “NI SHI”. TU SEI.

Uno slogan asciutto, che mi ha fatto pensare ad una pacata ma determinata volontà di affermare la forza, la bellezza, l’unicità di ogni donna.  E questo in un Paese dove è ancora attuale un vecchio proverbio che dice “meglio allevare oche che figlie”, almeno le prime fanno le uova. Un Paese che appena pochi anni fa ha dovuto porre rimedio alla terribile politica degli anni ’70 del figlio unico. Una politica che ha condotto ad uno squilibrio importante tra la quantità di uomini e donne a causa dell’incredibile numero di bambine mancanti per aborti selettivi o infanticidi. Ora sono previsti sussidi scolastici ed aiuti per gli affitti e per la ricerca del lavoro ai genitori di figlie femmine.

Lo slogan è essenziale e al tempo stesso esaustivo. Non c’è quasi bisogno di aggiungere altro. Fa pensare ad un punto di arrivo, o di partenza. Un nuovo ennesimo punto di partenza. Nuovo ed ennesimo perché anche oggi nel 2012 per la donna “essere” non è ancora abbastanza.