MONSIEUR IBRAHIM E I FIORI DEL CORANO

 

       

IBRAHIM E I FIORI DEL CORANO

        

 

 

 

 

 

 

Momò, una finestra che diventa il suo punto di osservazione di come si sta nel mondo. Di come si fa a essere galanti con una donna, per esempio. Una finestra, uno sguardo che cerca di sostituire dei maestri della vita, padre e madre, che non ci sono o sono evanescenti. O sono comunque centrati sui loro di problemi, altro per loro non esiste.

 

E poi c’è un altro sguardo che penetra nell’anima di Momò, quello di Ibrahim.

 

L’iniziazione all’incontro con la donna per Momò, lo aveva visto dalla finestra, è un pò scolastica e se ne vanno in un soffio i risparmi della sua ancora breve vita. Doveva risparmiare per diventare ricco e contento, così gli era stato detto dal padre, e se li spende tutti in qualcosa che non resta, ma che lo fa sentire un po’ uomo.

 

E così Momo dà l’addio alla sua infanzia e si separa da ciò che gliela rappresentava, anche fosse un orsacchiotto.

 

Ora può parlare con il padre da uomo a uomo, almeno vorrebbe. Ma il padre non ha sguardo per vedere, per lui rimane sempre il bambino cui dare istruzioni o ordini, non c’è altro. In più c’è sempre Popol che viene continuamente tirato in ballo, il fratello che sempre e comunque saprebbe fare le cose meglio di Momò.

 

Il momento della verità può far allontanare o legare per sempre due persone.

 

Emerge la verità, Ibrahim la fa emergere ed invita Momò a non averne paura, lo invita a guardarlo negli occhi: “se devi fare ciò che hai fatto, preferisco che tu lo faccia da me”.

 

E’ un perdono perché c’è una decisione di amare Momò da parte di Ibrahim, è un pezzo che ha preso quella decisione, lo si capisce. Momò incontra un uomo che lo invita a guardarlo negli occhi, forse è questa la prima pietra per costruire un uomo, l’incontro con la donna non può sostituire questo passaggio, non ci si può illudere.

 

Momò non sorride mai, pensa che è roba per ricchi sorridere, perché sorridere è roba da gente felice, lui ha sempre e solo conosciuto un padre musone. Ibrahim gli offre un’altra prospettiva, forse è sorridere che rende felici, non i soldi. Ora Momò conosce il potere del sorriso, gli diventa un passe-par-tout per ogni situazione: sorridi e fai quello che devi fare, sorridi e dì quello che devi dire. C’est très facile!, penserà Momò, dato che la sua lingua è francese. Ma, tanto per cambiare, la conquista del potere del sorriso, applicato verso il padre torna indietro come un boomerang e fa molto male a Momò, gli fa male dentro. Capisce che il padre non lo ama, non c’è amore per lui da quella parte.

 

Fortuna che c’è Ibrahim che preferisce cento volte Momò a Popol, Momò respira.

 

Una passeggiata insieme lungo le rive del fiume, una foto per ricordarsi del momento, sedersi ad un bar, bere qualcosa e parlare di bellezza, sono cose che sono mancate a Momò e forse anche a Ibrahim, chi sa.

 

E poi un giorno Momò si ritrova ad essere solo, dovrà cavarsela comunque. Ma è duro da accettare e da far conoscere agli altri.

 

Tocca ancora ad Ibrahim aiutare Momò ad affrontare la verità e dirla ad alta voce, anche se con le parole insieme salirà il dolore aspro e salato.

 

Altre solitudini attendono Momò, c’è sempre l’ombra di Popol, che in qualsiasi occasione avrebbe comunque oscurato Momò, lui ne è certo. Ogni cosa che accade è perché sempre spunta fuori un Popol migliore di lui.

 

Ibrahim gli insegna che ciò che si prova, ciò che si esprime, l’amore, appartiene a se stessi, anche se altri non lo comprendono o lo rifiutano.

 

L’amore che tu dai Momò è tuo per sempre

L’amore che tieni è perso per sempre

 

Intanto quello che dentro casa di Momò doveva essere protetto da tutto, perfino dalla luce del sole, diviene sostegno per il quotidiano e così, lentamente, la casa si svuota di tutto ciò che poteva rappresentare ricchezza per lo spirito ed era divenuto invece simulacro intoccabile di una aridità e tristezza infinita. Quando si svuota uno spazio, fisico o interiore, si creano le possibilità per cose nuove che possono entrare in quello stesso spazio.

 

Per Momò anche lo spazio interiore occupato dal padre si libera, ma non così tanto, perché un padre che non ha mostrato amore rimane dentro per sempre.

 

Dove non c’è stata storia forse non vi può essere incontro, dopo il vuoto dell’infanzia una madre che si ripresenta ed un figlio non hanno di che dirsi, sono come due estranei, e forse lo sono, la forza del sangue, se non si lega ai ricordi di cose vissute insieme, non ha alcuna chance.

 

Ora tutto si è liberato, con dolore ripercorso, perché Momò possa fare la sua scelta: sceglie la figura di padre che lui desidera, non quella che la natura gli ha consegnato, e sceglie, ma certamente lo aveva già sentito da tempo, Ibrahim. Da parte sua, Ibrahim la scelta l’aveva già fatta, non deve neanche pensarci.

 

Ora bisogna ricomporre la famiglia, occorre che anche la figura femminile accetti Momò. Occorrerà un lungo viaggio per andare a trovare l’amata moglie di Ibrahim. Lei si trova in un’altra terra, quella di origine, amata anch’essa.

 

Per il sospirato viaggio, sospirato da Momò e Ibrahim per motivi diversi, occorre entrare in un sogno, darsi ciò che si era visto in un film e che si sarebbe ritenuto impossibile, in situazioni normali. Ibrahim non ha dubbi, è con quell’oggetto da sogno che si farà il viaggio, ne andassero di mezzo i risparmi di tutta una vita. Un pò come era accaduto a Momò tempo addietro, nel suo primo viaggio d’amore, quando aveva dato tutti i risparmi d’infanzia.

 

Prima del viaggio bisogna prepararsi, i ruoli si invertono e sarà Momò a fare da guida intransigente ad Ibrahim.

 

Finalmente si parte, ha inizio il grande viaggio, Momò saluta e si separa da chi gli ha voluto un po’ di bene.

 

Si passa attraverso tanti paesi, in quei luoghi nuovi si ha l’energia per costruire insieme sogni per il futuro. Si sentono profumi, suoni, danze, atmosfere diverse, è l’armonia della diversità. C’è una danza in cui i danzatori girano intorno al loro cuore, e lì trovano il loro dio, spiega Ibrahim a Momò, perdono ogni riferimento, non hanno più quella pesantezza che viene chiamata equilibrio.

 

E’ un viaggio iniziatico, comincia a comprendere Momò, gli occhi gli brillano per la nuova saggezza con cui sta entrando a contatto e che sta entrando piano piano dentro di lui. Che gioia aver incontrato questo uomo, che dono della vita. Anche il suo odio per i tanti abbandoni se ne sta andando, che mistero.

 

Il viaggio è lungo, c’è tempo anche per qualche ritocco a come si dovrebbe comportare Momò con le ragazze, a riflettere un pò su cos’è l’amore, cos’è l’uomo, cos’è la donna per lui.

 

Si intravede la terra, ora bisogna separarsi, il viaggio è comunque sempre un viaggio per se stessi, ognuno dovrà vivere in se stesso l’incontro con quella terra. Per questo bisogna separarsi.

 

Ma ci sarà ancora un incontro, poi ognuno andrà verso la sua strada. La vita ha dato loro la possibilità di incontrarsi, loro si sono scelti e si sono amati, il cammino insieme è terminato, davanti ora c’è l’immenso, questo dice Ibrahim a Momò. E’ l’ultimo fiore che Ibrahim dona a Momò.

 

FIORI DEL CORANO

 

Sorridere rende felici                                                                     Ciò che dai è tuo per sempre

                                                                                                       ciò che tieni è perduto per sempre

 

Il paradiso è aperto a tutti                                                             Il segreto della felicità è la lentezza

 

Non bisogna mai offendere una donna                                       Quando si vuole imparare qualcosa,

                                                                                                       non si legge un libro, si parla con qualcuno

 

Per un uopmo la propria bellezza

È la bellezza che vede nella donna