VIPERA

 

di Graziella Lopez

 

Ogni uomo può decidere  in libertà secondo le sue capacità e possibilità se avere un progetto di sviluppo e di amore verso se stesso e verso la vita o se coltivare un progetto di odio e di chiusura, rinunciatario e vendicativo. I condizionamenti non scompaiono e non è detto che non abbiano alcun peso, ma non determinano la nostra vita, perché oltre alla nostra psiche abbiamo la parte spirituale, dotata di libertà e di responsabilità.

 

 

IL RIFIUTO E L’ABBANDONO

 

“Papà non bere, il vino ti fa male”. Primo barlume del Sé in una bambina.

Rosetta, questo il nome della bambina, ama suo padre, anche il padre la ama ma è preso dai suoi problemi.

”Andiamo a casa papà.”

“Papà non fare così ti prego papà.”

Vede il padre che si distrugge e cerca di sollevarlo: papà alzati, ti sei fatto male? Ti esce il sangue, ti aiuto.”

 

Cerchiamo di sviluppare alcune  tematiche di questo film aiutandoci con le

 

REGOLE DELLA NAVIGAZIONE NOTTURNA

 

Antonio Mercurio ha scritto 11 REGOLE per la navigazione notturna.

Queste ci possono aiutare a ritrovare la strada quando siamo in un momento difficile della nostra vita, quando siamo in una notte oscura sul mare in tempesta.

Le regole per la navigazione notturna sono emblematiche della possibilità di trovare sempre “un appiglio” a cui aggrapparsi quando non sappiamo cosa fare.

 

REGOLA II  

La meta è invisibile sino a quando non viene raggiunta.

Coloro che, nei tempi remoti hanno appreso a  navigare, hanno guardato a lungo il cielo mentre stavano a terra e poi hanno scoperto quale connessione c’era tra la stella polare e la meta che volevano raggiungere.

Ma poiché sappiamo in quale direzione si trova la meta, possiamo fissare la rotta per raggiugere la meta, servendoci come Ulisse delle stelle dell’Orsa Maggiore.

Noi possiamo decidere di prendere il Sé come stella polare. Ma dobbiamo apprendere ad ascoltarlo a lungo se vogliamo capire qual è la connessione tra il Sé e la meta e poi stabilire la rotta in modo sicuro.

 

Possiamo paragonare l’Orsa Maggiore che guida i naviganti al Sé.

Quando non sappiamo cosa fare, quando siamo in un momento difficile della nostra vita, facciamo riferimento al nostro Sé, ovvero alla saggezza nascosta e profonda che ognuno di noi ha. Ognuno di noi, comunicando con il proprio Sé,  può capire  ciò che è bene e ciò che è male per se stesso.

Il Sè è il centro più importante  e più profondo della persona.

 

 

“Il sole è per la terra come il Sé è per l’uomo”.

Come il sole riscalda e dà energia e vita alla terra così pure il nostro Sé ci dà energia, sostegno ed amore e come il sole trascende la terra e le sue vicissitudini così il Sé dà la forza di trascenderci nelle varie situazioni della vita.

 

Se siamo in una situazione di rabbia, la nostra psiche (tutti i vissuti e le esperienze dalla vita intrauterina ad oggi), la nostra storia personale ci spinge ad agire in modo reattivo, ovvero con distruttività e odio invece che con il contatto e l’ascolto del nostro Sé, che ci fa capire che potrebbe essere un bene per noi superarci e scegliere una decisione di amore per noi stessi.

 

Questo è il caso di Leone, il papà di Rosetta, egli ha avuto un grande rifiuto e perpetua il rifiuto facendosi del male.

 

 Forse dovrebbe  ascoltare il suo Sé.

 

REGOLA VIII

           

La volontà omicida e la volontà suicida non solo oscurano il cielo ma spesso scatenano tempeste paurose.

Questo accade perché abbiamo un cuore di pietra.

Quando siete nella tempesta, questo è il momento di decidere di darvi un cuore che ama al posto di un cuore che odia e che rifiuta e distrugge.

Non è facile ma voi fate di tutto per rendere possibile l’impossibile.

 

Il papà di Rosetta è in un momento difficile della sua vita, la moglie l’ho ha abbandonato per un altro uomo ed ha abbandonato anche la loro figlia. Non riesce a reagire e affoga se stesso e il suo dolore nell’alcool. Egli non si ama, si distrugge bevendo, tenta di offrire alla sua bambina il meglio che può, ma non riesce a prendersi cura fino in fondo di lei. Egli si fa vittima, invece di utilizzare le energie per reagire spreca le ultime nell’alcool.

 

Quando la vita ci mette in una situazione di sofferenza e di dolore possiamo decidere di "farci prendere" e fare le vittime, oppure di attraversare "l'inferno" attingendo alla parte più positiva di noi. Porsi come vittime significa sciupare tutte le migliori energie nel coltivare un piacere malsano che ci imprigiona in una gabbia di rabbia e di dolore e che  può generare solo impotenza e progetti vendicativi. Quelle  stesse energie che potrebbero servire per reagire in modo positivo vengono sperperate per covare progetti di odio e di vendetta. E’ necessario fare la sintesi tra l’annientamento del dolore e la capacità di reagire ad esso. Non dobbiamo mai dimenticare l'amore per noi stessi e per la vita e non smettere un istante di sperare. Come dice la regola sopra menzionata: quando siamo in un momento difficile della vita occorre che trasformiamo il nostro cuore di pietra, gelido e chiuso, in un cuore caldo che ama e che perdona. Contattiamo il nostro dolore e la nostra sofferenza non per un bisogno sado-masochista, per farci e fare del male, ma per trasformarci e dare un nuovo senso alla nostra vita.

 

Il padre di Rosetta, chiuso nel suo dolore, ha un dialogo ormai solo con il vino, è diventato una spugna. Che cosa può succedere ad una bambina quando si sente sola, non amata dalla madre e anche dal padre? Quando non ci prendiamo cura di noi stessi, come fa il padre di Rosetta, non riusciamo neppure ad amare chi ci sta vicino: il padre di Rosetta non è in grado di proteggere e di amare la figlia.

 

Quando facciamo una cosa buona per noi va a beneficio di tutti quelli che ci sono vicino e la stessa cosa accade quando non ci amiamo: se non ci vogliamo bene la nostra distruttività andrà a colpire anche chi è vicino a noi.

 

Ed ora anche Rosetta si fa trascinare dalla “corrente”, non ha alcun appiglio sicuro e si lascia andare. La storia personale di Rosetta la porta a riattraversare un grande dolore, in qualche maniera è complice del suo male. Ora è lei che non si ama, quasi che un meccanismo inconscio inevitabile la debba trascinare definitivamente nel baratro.

 

 A volte si ha bisogno di ripetere e di rivivere le situazioni traumatiche e le esperienze dolorose della nostra vita. Per assurdo, occorre entrare nel male, contattarlo profondamente, viverlo, per elaborarlo per poi liberarsene e potersene separare.

Rosetta anche se è abbastanza in contatto con il suo Sé (ovvero con quella parte nostra positiva che ci permette di capire quello che è buono per noi), nonostante questo, spinta anche dalla curosità dell’adolescente che sta per diventare donna e dal bisogno di identificazione con sua madre abbandonica è “presa” da ciò che le appare come il misterioso mondo degli adulti e va a ripetere un grande dolore. Non può amarsi, almeno ora.

 

Vediamo allora quali sono gli impedimenti psichici alla capacità di amarsi.

Essi sono: il rifiuto e/o l’abbandono che abbiamo ricevuto nella vita intrauterina, nell’infanzia e nell’adolescenza. Questi creeranno sensi di colpa, senso di inadeguatezza, depressioni, malattie psicosomatiche, odio per se stessi ecc. Il bambino che non ha l’amore della madre, pensa che ha fatto qualcosa per cui non è meritevole di amore, pensa che egli sia colpevole: si sente in colpa e non si ama.

 

Sentirsi in colpa diventa una modalità difensiva, adottata dal bambino per proteggersi e reagire a qualcosa più grande di lui ovvero per sfuggire alla realtà di una mamma vissuta come cattiva e rifiutante. Chi non si sente amato si sente anche in colpa: non ci si sente degni di essere amati e quindi colpevoli. Se una madre nel rapportarsi con il proprio figlio non lo apprezza, non lo incoraggia, non lo valorizza, ma addirittura lo rifiuta e lo abbandona, tutto ciò creerà nel bambino una scarsa stima e sfiducia in se stesso. Si introietta dentro di sé e si struttura questo vissuto per cui  non ci si sente mai adeguati, perché  si è fatto nostro questo controllore interno, che ci rimprovera al posto dei genitori, per cui ci diciamo: “però non ho fatto abbastanza, non sono abbastanza bravo, buono, non me lo merito”.

Una bambina che non ha vissuto pienamente il rapporto con la propria madre, divenuta adulta può amarsi? Certamente no!

 

Rosetta insieme alle sue compagne deve partecipare a uno di quei riti che scandiscono la crescita, ma si sente tremendamente in colpa……. e scappa.

Il padre non ne comprende il motivo, ma l’accetta ugualmente e ugualmente la festeggia perché comunque: è la sua festa. E lì racconta un sogno alla sua bambina:

“Ma pensa che razza di sogno mi sono fatto.

Io stavo in mezzo al mare e volevo andare per forza dall’altra parte, c’erano onde alte, alte come delle montagne ed  io continuavo a bere e ad ingoiare acqua di mare, ma intanto vedevo l’altra parte così bella e tranquilla e su questa spiaggia c’erano tanti alberi e c’era un bellissimo animale, un bellissmio cavallo bianco. Stava fermo e mi guardava, come se mi aspettasse.

In mezzo al mare c’erano tanti ruderi, rovine, tutte cose antiche, statue.

“Io ce la devo fare, io ce la devo fare ad arrivare là, e nuotavo, nuotavo, nuotavo in mezzo a queste onde.”

E’ un sogno che faccio spesso eppure un giorno ci devo riuscire ad arrivare dall’altra parte a vedere che c’è là”.

 

Il padre di Rosetta immagina di poter trasformare il suo progetto di odio in un progetto di amore. Esprime la difficoltà attraverso questo nuotare contro queste onde alte per arrivare in una spiaggia tranquilla. Egli ad un certo punto diventa più sereno; ma la forza della vendetta, dell’odio per se stesso lo riportano a farsi del male, ad odiarsi, a bere.

 

Chiediamoci: L’amore libera dal senso di colpa e dalla colpa?

Occorre l’amore per poter affrontare una colpa e poter “riparare” ?

Immaginiamo che ogni personaggio possa rappresentare le varie parti di noi, ogni parte può in qualche maniera appartenerci. Rosetta ad esempio potrebbe rappresentare la forza e l’energia che abbiamo di trascendere e superare i condizionamenti psichici e la decisione di amarsi. Leone, il  papà di Rosetta può rappresentare “la coazione a ripetere”, la forza dei nostri vissuti psichici e la volontà e la decisione di non amarsi, ma di distruggersi per vendicarsi. E’ una vendetta che è soprattutto verso se stessi.

 

Ancora un sogno che Leone racconta a Rosetta:

 

“Fammi raccontare il sogno che ho fatto ieri notte.

C’era un cavallo bianco che camminava lungo la strada ed io gli andavo dietro con una candela accesa che faceva una  grande luce. Camminavamo tutti e due, il cavallo mi guardava e rideva ed ad un tratto si è fermato e mi ha detto: non aver paura Leone, viemmi appresso, ed io dietro con la candela accesa. Pensavo: questo cavallo bianco ora dove mi porta? Poi mi sono svegliato.

Tu lo sai dove mi voleva portare il cavallo?”

 

Dopo il racconto del sogno va nella camera da letto e scaglia una scarpa contro la foto della moglie. Qualcosa si rompe dentro di lui. Forse inizia a separarsi dal suo progetto distruttivo e vendicativo e da colei che in qualche maniera glielo ha scatenato.

 

Il cavallo bianco per Leone  può rappresentare sia la sua capacità di decidere e quindi di scegliere sia il  suo Sè che lo conforta e gli dice di non aver paura e di seguirlo. Leone segue il cavallo con la candela accesa. Egli sente che non deve aver più paura dell’abbandono. Si comincia ad intravedere la luce del suo Sé, che è ancora troppo piccolo ed ha difficoltà ad affermarsi.

 

Ciò che conta, è la capacità di prendere le distanze da quello che ci è successo. E’ importante l’atteggiamento che noi abbiamo di fronte ai traumi, ai dolori, alle ferite della nostra vita, abbiamo la possibiltà di scegliere ciò che vogliamo essere e diventare. Rosetta entra nel suo dolore, ora è veramente sola, immagina che il padre (il suo Sé che la sostiene e le indica la strada) le dia una carezza mentre il cavallo bianco (la sua capacità decisionale)) che è lì vicino le dia la forza di scegliere la strada giusta.

La strada che non è riuscito a trovare il padre forse Rosetta la troverà.

 

REGOLA VII 

Sentite la vita dell’universo pulsare dentro di voi

Non siete soli e non navigate solo per voi. Sentitevi parte dell’universo o non diventerete mai navigatori dell’univesrso né artisti della vita dell’universo come dice la cosmo-art.

Afferratevi alle barre del principio organismico.

Questo è il nostro timone.

L’universo sa di cosa avete bisogno.

E ogni giorno vi darà ciò che vi serve.

 

Possiamo dire che se noi nutriamo pensieri positivi e ci poniamo di fronte alla vita in modo positivo anche tutta l’energia dell’Universo ci sosterrà. Al contrario, se nutriremo pensieri negativi anche le energie dell’universo  sosterranno il nostro progetto negativo.

 

Se decidiamo di amarci e ci apriamo alla Vita e all’Universo potremo cogliere le opportunità per essere aiutati e cambiare la nostra storia. Affidiamoci alla vita, come dice Chopra, che ci chiede una nuova identità e ci offre nuove possibilità, non chiudiamoci nel nostro dolore.

Facciamo come l’artista che trasforma anche materiali poverissmi come carta, colla, legno, ferro e ne fa un’opera d’arte. Trasformiamo e utilizziamo i nostri dolori, i nostri traumi, le nostre ferite, le nostre depressioni, i nostri lutti, la nostra rabbia, il nostro rancore, la nostra vendetta e facciamone un’opera d’arte.

 

Noi possiamo trasformare la nostra vita in un’opera d’arte.

Come possiamo fare?

 

Facendo la fusione, la sintesi tra le parti negative (traumi, ferite rabbia lutti ecc.)

e le parti positive (la capacità di amare, di perdonare, di creare armonia, di condividere di superare le difficoltà ecc.).

 

Le une non possono esistere senza le altre, ovvero dobbiamo acquisire la capacità di prendere dal negativo e dal positivo il meglio per poterci trasformare. La storia di ognuno, in tutti i suoi aspetti sia belli che brutti, è comunque ricchezza esistenziale ed è l’unico materiale che abbiamo. Non possiamo far altro che utilizzare quello che noi siamo e abbiamo, le parti positive e le parti negative, le parti “luminose” e le parti “oscure”.

Questo è materiale prezioso per trasformare la nostra vita “in un’opera d’arte”.

 

Tutto ciò non si costruisce facilmente: come l’artista che per creare ha bisogno di disciplina, di regole, e si allena con sacrificio e con fatica, così dovremo fare anche noi. L’essere umano per essere artista creativo e non vittima della sua vita ha bisogno delle stesse qualità.

Questa armonia, questa trasformazione, questa bellezza della vita non si costruisce stando tranquilli e beati, ma occorre scendere nel proprio “carcere”, nel proprio “inferno”. Ci penserà la vita quando  metterci ora nell'uno e ora  nell'altro.

 

Rosetta se si amerà e si aprirà alla vita, forse potrà avere tante possibilità e opportunità, inaspettate e capaci di riempire la sua vita e darle un senso.

 

La capacità di amarci e la capacità di amare è la strada maestra che ci indica il nostro

e che  possiamo scegliere di  percorrere.