LA CAPACITA’ DI AMARSI

Fondamenti psicologici ed esistenziali

di Graziella Lopez

 

 

La relazione è frutto di mie riflessioni ed elaborazioni, il materiale è stato tratto dai libri di A. Mercurio: “Amore e persona”, “Amore, libertà e colpa”, “Teoria della Persona”, “Le leggi della vita” e “Guarisci il tuo corpo” di Louise Hay (libro con CD).

 

Il tipo di psicoterapia cui faccio riferimento si fonda principalmente sull’analisi dell’inconscio, quindi analisi dei sogni, lapsus, associazioni libere, dimenticanze, ma oltre ciò prende in esame tutti gli aspetti dell’uomo come la saggezza, la spiritualità, la libertà, la decisionalità. Questi che sono tutti aspetti spirituali.

 

Noi psicoterapeuti di questo indirizzo ci facciamo carico della  persona nella sua completezza e quindi anche della sua dimensione spirituale, dando particolare importanza al rapporto interpersonale che si stabilisce tra lo psicoterapeuta e la persona.

 

Intendiamo perciò per esistenziale la sintesi dell’aspetto biologico, psichico e spirituale dell’uomo.

 

Il mio intento è quello di parlarvi dell’essere umano che non si esaurisce nella sola dimensione bio-psichica, ma che è capace di esprimere una dimensione spirituale che lo rende un soggetto dotato di libertà e di responsabilità, un soggetto capace di amare e di essere amato.

 

Ci chiediamo quindi: qual è il lavoro dello psicologo e dello psicoterapeuta?

 

1) E’ solo quello di curare l’individuo e di eliminarne i conflitti, le ossessioni, le nevrosi, gli attacchi di panico, le depressioni, le varie “dipendenze”,ecc.

2) O è compito anche di queste figure professionali aiutare l’individuo a diventare una persona completa in tutte le sue dimensioni?

 

Per gli psicoterapeuti di questo indirizzo il compito non è solo quello di “curare” l’individuo ma anche  di aiutarlo a contattare e sviluppare l’aspetto spirituale.

Chiediamoci quand’è allora che una persona è matura, è completa, quindi è sana e serena?

Possiamo rispondere: quando il soggetto è libero, è autonomo, quando è in grado di sviluppare le proprie capacità, quando realizza le proprie potenzialità, quando è capace di armonizzare le parti positive con quelle negative, quando è capace di amarsi, di amare e di essere riamato nella libertà.

 

Prenderemo in esame i vari aspetti dell’uomo. Per poter fare questo dovremo un po’ schematizzare, ma lo facciamo per poter spiegare meglio, per capirci, per comprenderci, ma sappiano che noi siamo un tutt’uno composto di parte biologica, di parte psichica e di parte spirituale.

 

Ora qualche terminologia.

Chiamiamo

 

IO CORPOREO: tutto ciò che riguarda il nostro corpo, la sensazione di benessere o di malessere legato al nostro corpo, le reazioni fisiche (es. le sudorazioni, i battiti cardiaci), le pulsioni  sessuali, le malattie psicosomatiche, le malattie organiche ecc. L’Io corporeo è la sede del Sé Personale e del Sé Cosmico.

 

IO PSICHICO: tutto ciò che riguarda la nostra psiche, è l’insieme strutturato delle tappe necessarie perchè un essere umano possa acquistare maturità e autonomia. E’ tutto il nostro bagaglio psicologico che inizia fin dalla vita intrauterina e comprende  tutte le fasi dello sviluppo.

Riguarda in modo particolare le emozioni, i sentimenti, gli affetti, i comportamenti legati al rapporto con le figure genitoriali. Abbiamo risposto con amore se siamo stati accolti, abbiamo reagito con la chiusura e il rifiuto se ci siamo sentiti abbandonati o rifiutati.  L’Io-psichico segue il principe del piacere, nel senso che qualunque cosa ci porti piacere noi la facciamo, mentre qualunque cosa ci arrechi dispiacere noi la evitiamo.

 

IO PERSONA: è la parte spirituale che rappresenta in modo particolare la dimensione decisionale. Esso è capace di unificare tutti i nostri aspetti (biologico, psichico, spirituale, trascendentale) ed è inoltre capace di armonizzare tutte le nostre parti. Tutte le esperienze che abbiamo vissuto, sia belle che brutte, tutto quello che esiste in un essere umano nelle diverse strutture appartiene all’Io Persona. L’Io Persona è tutto ciò che è legato alla decisione, alla scelta, alla libertà, alla responsabilità. Ogni persona è capace di decidere in libertà o per la propria realizzazione o per rimanere in un progetto distruttivo ovvero rinunciatario e vendicativo. Ogni essere umano può decidere  secondo le sue capacità e possibilità se avere un progetto di sviluppo e quindi di amore verso se stesso e verso la vita o se coltivare un progetto di odio e di chiusura.

 

Poi c’è il SE’ che è una struttura trascendentale che ci permette di trascendere e di superare la dimensione psichica e a volte anche la dimensione biologica.

Il Sè insieme all’Io Persona rappresenta la dimensione spirituale.

Molti autori hanno parlato del Sé, per A. Mercurio il Sè è il centro più importante e più profondo della persona. E’ una fonte inesauribile di energia positiva per la vita. Esso rappresenta  tutto ciò che è legato ai valori più profondi dell’esistere, alla saggezza della persona. Il Sè permette di capire ciò che è bene e ciò che è male per noi. Possiamo dire che è bene tutto ciò che contribuisce allo sviluppo e alla completezza della persona e male tutto ciò che porta alla distruzione e alla manipolazione della persona. Nel Sè sono racchiusi tutti i nostri progetti, la modalità per realizzarli e la nostra capacità trasformativa.

Occorre imparare ad ascoltare il Sè, dipende da noi se assecondarlo oppure no. Abbiamo detto che il Sé contiene il “progetto” della persona da realizzare.

Facciamo un esempio: nell’essere umano ad un certo punto si impone il passaggio dall’età infantile all’età adulta. Questo passaggio non è spontaneo, implica l’accettazione di una sofferenza (di abbandono, di trasformazione…) e per questo motivo possono emergere tante forme di resistenza. La dimensione spirituale (il Sé) promuove e spinge perché avvenga questo passaggio.

L’energia necessaria per affrontare il dolore può venire solo dalla dimensione spirituale. Si “muore” alle sicurezze acquisite per poter crescere e svilupparsi, per rinascere ad una nuova dimensione, ad una nuova vita. L’io Psichico può opporsi ed impedire che si realizzi lo sviluppo e la trasformazione della persona.

Se noi pensiamo che oltre all’aspetto psichico abbiamo anche l’aspetto spirituale questo ci dà una chance in più, un’opportunità, una possibilità in più; se invece noi pensiamo di non avere questa forza spirituale neppure ci proveremo a sviluppare questo nostro aspetto trascendente la dimensione psichica.

 

Cominciamo a parlare dei fondamenti psichici che danno le basi per la capacità di amarsi e di amare gli altri.

Cercherò di descrivere l’ideale di un rapporto sano con i genitori, ma sappiamo che nella realtà esistono infiniti tipi di rapporti più o meno soddisfacenti. Volendo descrivere come dovrebbe essere un rapporto più o meno sereno diciamo che occorre che il bambino venga desiderato, accettato, accolto e voluto bene fin dalla vita intrauterina.

La prima accettazione la viviamo nell’utero materno. Occorre vivere una simbiosi e un possesso sani con la madre. Attraverso il possesso della madre l’Io del bambino/a si accresce e si afferma. Il possesso dei genitori ci dà sicurezza e ci fa sentire che siamo importanti per loro. L’amore autentico delle figure genitoriali sviluppa la sicurezza dei figli ed essi nella sicurezza possono crescere e svilupparsi pienamente, soprattutto nella capacità di amarsi e nella capacità di amare gli altri.

Quindi occorre il superamento delle fasi psichiche, cioè il superamento del possesso simbiotico e di quello edipico, dopo averlo realizzato, goduto e integrato.

Occorre vivere e superare l’edipo, ovvero vivere e godere del rapporto unico e privilegiato con il genitore del sesso opposto.

Occorre che l’idividuo diventi autonomo sicuro e libero.

 

La  persona che ha vissuto in modo positivo e soddisfacente tutte le fasi dello sviluppo è predisposta ad amarsi, ma occorre anche la decisione di volersi bene, di amarsi. Infatti possiamo dire che la capacità di amarsi e di amare non è frutto esclusivamente della dimensione psicologica, ma è frutto della dimensione biologica-psicologica-spirituale.

Un essere umano raggiunge la sua piena dimensione, quando raggiunge pienamente la capacità di amare se stesso e la capacità di amare gli altri. Finchè l’essere umano non raggiunge questa duplice capacità non può essere una persona completa.

 

Gli impedimenti psichici alla capacità di amarsi sono: il rifiuto e/o l’abbandono che abbiamo ricevuto nella vita intrauterina, nell’infanzia e nell’adolescenza, che creeranno sensi di colpa, senso di inadeguatezza, depressioni, malattie psicosomatiche, odio per se stessi ecc.

Il bambino che non ha l’amore della madre, pensa che ha fatto qualcosa per cui non è meritevole di amore, pensa che egli sia colpevole: si sente in colpa e non si ama. Ad esempio, ci sono bambini che quando due genitori si separano pensano che è per colpa loro, si sentono cattivi, colpevoli e quindi non meritevoli di amore. Sentirsi in colpa diventa una modalità difensiva, adottata dal bambino per reagire a qualcosa più grande di lui. Se un genitore nel rapportarsi con il proprio figlio non lo apprezza, non lo incoraggia, non lo valorizza, ma piuttosto lo critica svalorizzandolo, tutto ciò creerà nel bambino una scarsa stima e una sfiducia in se stesso che lo  spingerà a fare sempre di più ed essere estremamente critico verso se stesso. Si introietta dentro di sé e si struttura questo vissuto per cui  non ci si sente mai adeguati, perché  si è fatto nostro questo controllore interno, che ci rimprovera al posto dei genitori, per cui diciamo con le parole di Louise Hay: “però non ho fatto abbastanza, non sono abbastanza bravo, non me lo merito”. Ma, diciamo noi, rispetto a chi, in base a quale schema? Le persone che provano sensi di colpa e odio per loro stesse non possono godersi la vita, spesso sono tesi ed arrabbiati e non sono capaci di amarsi. Una bambina che non ha vissuto pienamente il rapporto esclusivo con il padre, divenuta adulta può amarsi? Certamente no. Una bambina che non ha potuto affermare il suo desiderio edipico per il padre, divenuta adulta, avrà difficoltà ad affermare un qualunque altro suo desiderio, legato all’ amore per se stessa e per una figura maschile.

 

Alcuni impedimenti esistenziali alla capacità di amarsi sono: i sensi di colpa, la decisione di non volersi bene e la decisione di odio verso se stessi  ed altri (come l’orgoglio, la pretesa, il narcisismo, l’ideale di perfezione la chiusura, la vendetta ecc.).

 

I sensi di colpa

Vi sarete accorti che li ho messi sia negli impedimenti psichici che negli impedimenti esistenziali. Per quanto riguarda questi ultimi possiamo ipotizzare, come dice A. Mercurio, che dietro ogni senso di colpa ci sia una colpa reale, per cui quando io non mi sviluppo, quando io non faccio i passaggi per la mia crescita, questa è una colpa. Per esempio, una figlia dipendente da una madre possessiva che non la lascia libera di crescere e di svilupparsi, e lei non fa niente perché ciò non avvenga, in qualche maniera è colpevole. E’ colpevole perché va contro le leggi della vita. Ora questo tipo di sensi di colpa della figlia non è di carattere psichico ma esistenziale, perché dietro c’è una colpa reale.

Chiariamo la differenza tra sensi di colpa psichici e sensi di colpa legati ad una colpa reale.

I primi sono legati alle nostre esperienze di abbandono e di rifiuto, che non dipendono da noi, i secondi sono invece legati alla colpa reale, e quindi dipendono da noi, come si è detto. Se io non mi sviluppo, se io non faccio niente per contrastare anche le cose negative che mi succedono io sono colpevole, e questa colpa reale si manifesta in mille modi tra cui il sentirmi in colpa. Ripetiamo perciò che è bene tutto ciò che contribuisce allo sviluppo e alla complettezza della persona e male tutto ciò che porta alla distruzione e alla manipolazione della persona. Una madre che ricatta la figlia con il suo amore per meglio possederla non dirà mai alla figlia: “tu devi essere autonoma, se non tendi verso l’autonomia, questa è una colpa”. Questa madre non farà emergere la colpa reale della figlia, ma farà emergere e creare infiniti sensi di colpa: se tu ami un’altra persona all’infuori di me, tu sei colpevole nei miei riguardi.

E’ il Sé che ci può far vedere che è bene affrontare questi sensi di colpa e che con la sua forza spinge perché ciò avvenga, mentre l’Io Persona ci permette di decidere per questa soluzione.

 

Perché non ci prendiamo cura di noi, perché non mettiamo noi stessi al centro della nostra vita? Perchè non facciamo tutto ciò che ci possa far star bene sia dal punto di vista fisico, che psichico che spirituale? Perché dentro di noi abbiamo dei meccanismi o delle decisioni profonde ed inconsce per cui ci comportiamo in un certo modo e finchè non prendiamo consapevolezza di questi meccanismi noi non li possiamo cambiare. A. Mercurio ha molto riflettuto sull’odio nel libro “Amore, libertà e colpa”. Egli dice che se noi non riusciamo ad amarci vuol dire che abbiamo odio cosciente o inconscio verso di noi e quindi abbiamo di fatto preso una decisione di non volerci bene.

 

Prendiamo in esame la decisione di odio verso noi stessi.

Cominciamo: prima dell’odio in rapporto agli altri, bisogna considerare l’odio che parte da noi verso noi stessi. Siamo carichi di odio verso noi stessi perché principalmente noi non ci accettiamo. Ognuno di noi può avere mille motivi per non accettarsi. Può essere che non siamo soddisfatti della nostra personalità, non ci consideriamo abbastanza intelligenti, oppure non accettiamo qualche caratteristica fisica o non accettiamo la nostra vita in generale. Se non riusciamo a risolvere questo odio verso di noi significa che non saremo capaci di amarci, e se non saremo capaci di amarci, come è possibile immaginare un tipo di salute psichica in cui non ci sia la capacità di amare noi stessi?

Quando ci creiamo un “ideale dell’Io”, un ideale di noi stessi, un’immagine non aderente alle reali capacità e possibilità nostre ci facciamo una violenza, ci odiamo. Il senso di colpa scatta perché non ci si sente all’altezza non ci si sente adeguati. Le persone che hanno un alto ideale di perfezione sono molto critiche verso se stesse e non sono mai soddisfatte. Non riescono ad amarsi e tanto meno a perdonarsi.

 

“Dobbiamo perciò innanzitutto risolvere l’odio che c’è dentro di noi sia quello in forma passiva che quello in forma attiva. In forma passiva in quanto noi siamo stati oggetto di violenza e di odio da parte di altri. In forma attiva poiché avendo noi la nostra capacità ed autonomia di amare o di odiare, noi siamo soggetti attivi e possiamo decidere di odiare la persona che ci ha odiato. Finchè siamo prigionieri di questi due tipi di odio (passivo e attivo) noi stiamo male, sia che ne siamo consapevoli sia che non lo siamo. Infatti possiamo non  avvertire che stiamo male perché odiamo. Se io faccio del male a me, questa è una colpa, a prescindere dal giudizio degli altri, e per questo motivo allora mi odio. Mi odio perché mi sono fatto del male. Noi abbiamo dentro di noi un giudice implacabile e spietato verso di noi. Se io non posso entrare in comunicazione diretta con l’odio che c’è dentro di me, questo odio lo somatizzo stando male, mi punisco, creandomi ad esempio una malattia psicosomatica. Oppure il mio odio può agire indirettamente facendo sì che io vada a cacciarmi con le mie mani in una serie di guai: incidenti, comportamenti finanziari azzardati, “dipendenze” di ogni genere, malattie e così via. In questo modo subisco le conseguenze indirette del mio odio passivo e attivo.”(A. Mercurio)

Questo è odio rimosso, ovvero è l’odio che agisce dentro di noi senza che noi ce ne rendiamo conto perché è inconscio. Sempre con A. Mercurio diciamo: se questa è la situazione, come possiamo venirne fuori? Possiamo e dobbiamo entrare in contatto col nostro odio, sia quello che abbiamo subito sia quello agito da noi attivamente. Con la sola comprensione non si riesce a sciogliere l’odio. Il problema di ogni terapia ha sempre a che fare con un problema di odio nei confroni del padre e della madre che ci hanno fatto violenza. Per sciogliere l’odio bisogna compiere vari passi. Come primo passo, come abbiamo detto, occorre riconoscere e contattare il proprio odio. Dobbiamo riconoscere inoltre  che l’odio nostro verso gli altri non è mai proporzionato al male che ci è stato fatto. Noi spesso abbiamo reagito ai torti subiti con un odio superiore alla ferita veramente ricevuta. Quindi il secondo passo è che la parte giusta di odio che ho ricevuta la devo agire con l’aggressività contro chi mi ha fatto del male, quella sbagliata, cioè quella in più, la devo eliminare con il perdono. La psiche può odiare in eterno e può trarre persino un tipo particolare di piacere (sadismo), dal fatto di odiare, ma il nostro Sé, con l’Io Persona, aspira ad eliminare l’odio per poter gustare la pace e la gioia di vivere.

 

L’Io Persona ci dà la possibilità di decidere  in libertà o per la propria realizzazione o per rimanere in un progetto distruttivo e vendicativo. Possiamo decidere  secondo le nostre capacità e possibilità se avere un progetto di sviluppo e quindi di amore verso noi stessi e verso la vita o se coltivare un progetto di odio e di chiusura.

 

Il Sé ci indica la strada per attuare tali passaggi.

Questa modifica e questo passaggio dall’odio all’amore, esiste; purchè lo vogliamo e purchè ci disponiamo interiormente e gradualmente a volerlo fino in fondo. All’insight, cioè alla presa di consapevolezza, va aggiunta necessariamente una decisione dell’Io Persona. La conoscenza da sola non può produrre una trasformazione. L’analista mi può far vedere tutto quello che ho bisogno di vedere: sia i condizionamenti dovuti al rifiuto e all’abbandono, ma anche di come mi sono complicata  la vita, di come mi sono rovinato con le mie stesse mani. Perché io possa superare tutto ciò, come si è detto, non basta semplicemente il conoscere: occorre la decisione. Oltre al Sé, da cui possiamo ricevere l’amore e l’accoglienza verso noi stessi perché noi possiamo risolvere il problema dell’odio è auspicabile  che andiamo ad incontrare qualcuno che ci possa amare, questo ci aiuterà a perdonarci: ciò che non abbiamo avuto, lo possiamo chiedere (non pretendere) agli altri, alla vita. Lo possiamo creare, lo possiamo cercare e conquistare. Abbiamo la possibilità o meglio l’opportunità di crearci una nostra vita, un nostro progetto. Non siamo legati al fatto di non aver ricevuto. In questo modo abbiamo molte più possibilità e opportunità. Se i nostri genitori non ci hanno dato quello che avremmo voluto, possiamo chiedere ciò agli altri, aprirci alla vita e non chiuderci perché aprirsi alla vita ci permette di cogliere tante opportunità e possibilità. Non entriamo nel lamento perché il lamento è legato al vittimismo e il vittimismo è legato al rancore.

 

Chiediamoci: come possiamo sviluppare la nostra capacità di amarci? Cominciamo ad amarci. “Amare noi stessi vuol dire innanzitutto imparare a non essere mai e poi mai critici verso noi tessi.  Se possiamo accettarci ora, così come siamo senza autocritica e senza giudicarci, allora stiamo veramente amando noi stessi.”( L. Hay) Dobbiamo innanzitutto perdonare noi stessi, che è la cosa più difficile. Paradossalmente, è più facile perdonare gli altri. Con L. Hay diciamo di non essere critici verso noi stessi e di amare anche le nostre parti negative, i nostri difetti, i nostri limiti. Questo è perdonarsi. Spesso ci rimproveriamo: non abbiamo fatto questo, non abbiamo fatto quell’altro, abbiamo fatto qualche sbaglio, potevamo fare meglio nella nostra infanzia e adolescenza, qualsiasi cosa, ora perdoniamoci tutte queste cose: perché questi pensieri negativi verso se stessi possono creare le nostre malattie (L. Hay).

 Per arrivare al perdono profondo di noi occorre smantellare la decisione di odio verso se stessi per colpire le figure genitoriali: a volte, per dimostrare quanto ci hanno fatto soffrire i genitori ci facciamo del male, non ci sviluppiamo, non realizziamo i nostri progetti, come a dire: “vedete come sono ridotto/a per colpa vostra!” In realtà noi facciamo male soprattutto a noi stessi. Facciamo simbiosi interminabile con i genitori che non ci hanno voluto bene e realizziamo ancora meglio quello che loro non ci hanno dato, quello che ci hanno negato. Quindi il perdono verso le figure genitoriali ci permetterà veramente di scioglierci dal legame con “ciò che non ci è stato dato” per amarci e perdonarci. Riassumendo occorre prima perdonare le figure genitoriali e poi riusciremo a perdonare noi stessi che è la cosa più difficile. Il massimo dell’amore verso noi stessi, lo voglio ripetere, è perdonarsi. Un aiuto prezioso ce lo può dare Louise Hay, una antropologa americana, promotrice del pensiero positivo che col suo CD “Guarisci il tuo corpo” ci insegna come cominciare ad amarci e a perdonare. Con A. Mercurio poi, diciamo: l’amore per se stessi è un’arte da apprendere con disciplina ed impegno, è la via maestra per incontrare e dialogare con la nostra  saggezza interiore. L’amore  per se stessi non è un sentimento, è  una decisione. Questo amore diviene pieno e completo se si sviluppa la capacità di amare un tu e gli altri e la capacità di farsi amare. E’ necessario aumentare continuamente l’amore per chi ci è vicino se desideriamo essere amati come vogliamo.

L’Amore per noi stessi è una decisione che noi dobbiamo rinnovare giorno dopo giorno, momento dopo momento con tenacia. Chiediamoci spesso durante la giornata: questo che sto facendo è in linea con l’amore per me stesso/a? Spesso assolviamo agli obblighi che abbiamo nei confronti degli altri ma trascuriamo noi stessi, ci dedichiamo solo  ritagli di tempo; invece noi siamo la persona più importante per noi. Dedichiamo del tempo per noi, lasciamoci andare e godiamo di ciò che ci piace e di ciò di cui abbiamo bisogno in quel momento, può essere una passeggiata, una lettura, un film, un concerto. Curiamo la nostra salute, l’alimentazione, il nostro aspetto e l’esercizio fisico. Aver cura del  proprio corpo è come compiere un atto di amore nei confronti di noi stessi. Facciamo cose che ci rendono felici ed appagati,  predisponiamoci in modo positivo verso gli atri, perchè questo permetterà di poter chiedere e ricevere amore dagli altri.

 

Solo se ci amiamo possiamo amare gli altri, perché ognuno di noi può dare solo quello che è. Quello che abbiamo realizzato per noi lo abbiamo realizzato anche per gli altri.

Ci stiamo inoltrando nell’argomento  della prossima relazione che ci sarà il 28 ottobre ovvero:” La capacità di amare gli altri (partner, figli e altri). Fondamenti psicologici ed esistenziali.”

Concludiamo dicendo: Una persona matura, completa, è caratterizzata dalla capacità di amarsi e dalla capacità di amare gli altri.

 

Bibliografia

Antonio Mercurio, “AMORE E PERSONA”, 2° Ed.Costellazione di Arianna, Roma, 1993

Antonio Mercurio, “TEORIA DELLA PERSONA  Metapsicologia personalistica”Ed. Bulzoni Roma 1978

Antonio Mercurio, “AMORE, LIBERTA’ E COLPA”, Ed. Bulzoni, Roma, 1980

Antonio Mercurio, “LE LEGGI DELLA VITA”, Ed. Sur, 1995

Louise Hay: “GUARISCI IL TUO CORPO” Volume + CD