LA MISMA LUNA

 

"LA MISMA LUNA" (LA STESSA LUNA)

dell'anno 2007 - della regista Patricia Riggen

 

 

 

 

 

 

Una madre e un bambino compiono gli stessi gesti, agli stessi orari, guardano, nella notte, la stessa luna, ma sono lontani, tanto lontani. Ciò che li unisce è la speranza e la sicurezza che viene da quella ritualità, che non ha interruzioni né eccezioni.

 

Giunge il tempo per il bambino di porre fine ai riti: “Vado a cercare mia madre prima che si dimentichi di me”.

 

Ci sarà un ultimo addio da dare prima di andare alla ricerca della madre, poi giunge il tempo non del rimpianto ma della ricerca. Per far questo coglie con determinazione le occasioni che la vita offre, non le fa sfuggire, ha in sé la forza del suo piccolo grande progetto.

Nei momenti di grande pericolo il bambino trae la forza dal padre che è nei cieli, non conosce il padre che è sulla terra.

 

Nell’altra terra, c’è una madre che attende il figlio, fa tutto ciò che è possibile perché siano di nuovo insieme. Ma sente che il bambino è arrabbiato e non vuole che cresca con la rabbia dentro, non porterà nulla di buono. Il bambino, riflette, non sa perché è partita, sa solo che l’ha lasciato. Queste cose può dirle ad una figura maschile che l’ascolta e l’accoglie, che può contenere la sua angoscia di madre.

 

Per fare un viaggio e ritrovare la madre, viene detto al bambino, occorre un padre che l’accompagni. Bisogna dunque trovare un padre, ecco un altro compito che si presenta al bambino nella sua ricerca di se stesso. La vita gliene fa incontrare uno possibile, anche se scorbutico, il bambino coglie di nuovo l’occasione. Ci penserà poi lui a farlo diventare  un vero padre.

 

Il viaggio ora continua con a fianco un candidato padre: situazioni nuove, sentimenti nuovi, profumi di vita diversi. Innanzitutto occorre insegnare l’educazione e la responsabilità a questo sgangherato padre. Il bambino non si ferma all’offesa o al rancore, sa che non lo porterebbe da nessuna parte: la forza del suo progetto gli fa valutare le vicende della sua piccola vita in una scala ben precisa ed efficiente, non vi è molto posto per le cose inutili al progetto.

Il neo padre forzato, ora un po’ cresciuto, apre al bambino un nuovo, impegnativo progetto: perché non va a conoscere il vero padre? Al bambino si pone un compito arduo: lo deve prima perdonare che da quando esiste non l’ha mai cercato. Il padre forzato lo spinge a non desistere: “la gente cambia”, e lui stesso lo sa, perché sta profondamente cambiando dentro di sé e ne prova la gioia.

Se il bambino non affronta il perdono non potrà donarsi ciò che per lui è un sogno: che il padre e la madre possano incontrarsi e riunirsi. Comunque almeno potrà viverselo nella sua immaginazione.

Il bambino si muove in questa direzione, non prevista nel suo progetto.

 

Il perdono ha bisogno di gesti, il bambino li conosce, istintivamente. Di nuovo, le promesse non mantenute, le aspettative tradite scatenano una rabbia che può travolgere tutto, anche il progetto del bambino traballa sotto l’infuriare della sua rabbia furiosa.

Ma perché fermarsi ad un padre che non c’è quando la vita mette a disposizione un padre che può esserci, anche se non è quello che ha trasmesso la vita? Occorre superare l’odio profondo che viene da quel dolore di abbandono che riemerge dal passato e che si ripete, bisogna che il bambino si riappropri del progetto, con tutte le forze. Lo sgangherato padre ora è diventato un padre magnifico: sostiene il bambino a superare la distruttività e a riprendere in mano il suo progetto. Lui gli sarà a fianco, non l’abbandonerà, questo è certo. Gli spiegherà i motivi che muovono a certe decisioni, l’aiuterà a perdonare e comprendere.

 

La forza del suo progetto, l’amore che c’è là dentro aiuta il bambino a cambiare ciò che pensava della madre. Non la vede più solo nello sguardo dell’abbandono, può cominciare a vederla nello sguardo d’amore.

Ma come potranno incontrarsi madre e figlio? E dove?

Prima occorrerà che ognuno dei due incontri l’altra parte dentro di sé, superando l’una i propri sensi di colpa, l’altro la propria rabbia e delusione. Poi emergono i ricordi, di tutti e due: proprio questi potranno permettere l’incontro. Il passato diviene una forza. Chi permetterà l’incontro è proprio il padre sgangherato, che ora riesce a trarre fuori da di sé una forza potente e sublime.

 

Vita che nasce, vita che muore, separazioni ed incontri, abbandoni e perdoni. I ritmi della vita.

G.C.

 

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La misma luna (la stessa luna) è il titolo del film, è anche il simbolo dell’amore e dell'unione profonda tra un bambino e sua madre, del loro legame ineludibile ed irripetibile. Il bambino ha bisogno della sua mamma, la mamma ha bisogno del suo bambino. Anche  se sono molto lontani l'uno dall'altro, sanno di potersi sempre ritrovare guardando la luna: là i loro desideri si rincontreranno. La "misma luna" rappresenta anche la stessa condizione. Le scelte dell'uno non possono che ripercuotersi nella vita dell'altro.

Il  dolore accompagna la vita

Vi è un bambino messicano di nove anni, che fin da piccolo deve far i conti con il dolore, come è destino per ogni essere vivente, la sua prima entrata nella vita è impregnata di dolore. Vive l’abbandono e il rifiuto del padre, la separazione dalla madre e dalla nonna. Il dolore, che è un’energia potente, lo fa maturare in fretta, è per lui una specie di “accelerazione esistenziale”. Il primo compito che si trova a dover affrontare è trovare la forza per resistere e affrontare  ciò che prova dentro sé per la separazione dalla mamma.

Del suo papà conosce solo il nome, sa che è fuggito lontano, incapace di assumersi la responsabilità di essere padre. Sembra destino dei padri fuggire: alcuni fuori casa, altri, la maggior parte, dentro casa.

Nonostante l'assenza dei due genitori, nutre un grande amore per la mamma su cui sa di poter sempre contare e che sente al telefono ogni domenica, sempre alla stessa ora (misma ora). Quelle telefonate sono il loro cordone ombelicale, il bambino si fa descrivere i luoghi in cui la mamma vive, cerca in tutti i modi di annullare la distanza che li separa ed infine esprime con chiara consapevolezza e determinazione il suo bisogno: questa lontananza sta durando troppo. E quando la vita lo pone di fronte ad altre separazioni e gli presenta un'opportunità di scelta non può che accoglierla in maniera assolutamente naturale, quasi non vedesse alternative. Il grande dolore che vive lo porta a reagire con coraggio e positività. “Io vado a cercare mia madre prima che si dimentichi di me” decide. Teme che lei lo dimentichi, accade anche questo nella vita, percepisce le difficoltà e forse la rassegnazione della madre. Decide di vivere fino in fondo la sua partita, decide di andare a scoprire ed affrontare la verità.

La forza dell’amore

Questo bambino è in profondo contatto con il proprio Sé. Egli  nutre un grande amore per se stesso, per la vita, per gli altri.

Le scelte e poi le decisioni che prende sono frutto di una scelta: di amore e di speranza anzichè di odio e di rabbia. Il suo cuore è potentemente aperto alla vita, accoglie gli eventi e le persone che incontra lungo la strada con semplicità ed interesse, sa amare e farsi amare, ha una grande capacità di chiedere l’amore di cui ha bisogno, dà e riceve amore.

Il film racconta il percorso di questo bambino verso la mamma e, senza saperlo, verso il padre. Un percorso che, come accade per la vita di ciascuno, non è affatto lineare, presenta momenti di gioia, speranza ed ottimismo alternati a momenti di sconforto, difficoltà e solitudine. Il bambino ha fiducia nella vita ed in se stesso, ma questo non significa che non attraversi momenti di paura o grande rabbia, è solo che sa attraversarli attingendo a tutte le risorse che ha a disposizione: le sue e quelle infinite dell'universo.

Egli ha chiaro in mente il suo progetto e questo lo aiuta a spingersi sempre oltre la tristezza e lo scoraggiamento, gli fa affermare, a se stesso ed agli altri, nelle diverse circostanze, che andrà avanti a tutti i costi.

Come dice una canzone nel film:

“quando la vita è in salida, non arrenderti mai,

solo l’amore può sconfiggere la mala sorte”,

non è solo pronto ad accogliere i segnali positivi, ma è lui stesso a sollecitarli, è capace di chiedere aiuto e di farlo con semplicità disarmante. La sua forza è nell'umiltà che ha nel chiedere e soprattutto nell'affidarsi. Questo bambino non si fa limitare da ciò che non è o da ciò che non ha, si guarda intorno e si rivolge all'universo, perché è anche figlio dell’Universo, come ogni essere umano.

Un bambino che sa insegnare l’amore

Il caso della vita fa incontrare al bambino una figura maschile che appare un po’mediocre, senza grandi scopi nella vita. Un uomo solo, triste e chiuso in se stesso. Dapprima il nichilismo e la diffidenza lo dominano, d’altronde ha sempre vissuto in quel modo, poi piano piano si apre alla curiosità di questo mondo “bambino” così imprevedibile e inarrestabile. La sua vita comincia a prendere nuove strade. Nuove emozioni lo portano a provare tenerezza per il bambino e a decidere di prendersene cura. La positività del bambino e la sua apertura alla vita e all’amore insegnano a questo uomo che anche lui può amare ed essere amato. Anche lui può ricevere e può donare, così decide di aprire il suo cuore alla vita attraverso quel bambino. Aiutando il ragazzo nel suo progetto egli supera le sue difficoltà e scopre di saper vivere la vita in modo diverso, più positivo ed aperto verso gli altri. Ora anche lui può amarsi ed amare.

Il bambino è solo ma anche forte, ha ricevuto molto amore dalla nonna e dalla mamma, ha fiducia nella vita ed ha il coraggio di chiedere ciò di cui ha bisogno. Sa rivolgersi al suo Sé ed assecondarne la grande forza propulsiva incontaminata. Affidandosi al suo Sé attingerà sempre ad una fonte inesauribile di energia positiva per la vita, di saggezza e di amore. Il Sé è come un sole al nostro interno: con la sua immensa energia e con il suo immenso amore  può illuminare, unificare e rendere feconde tutte le nostre parti (A. Mercurio). 

 

Un bambino che sa perdonare

Questo bambino, abbandonato per motivi diversi sia dal padre che dalla madre, sceglie di superare la rabbia e di andare oltre l’orgoglio ferito e il rischio di un progetto vendicativo. Non si fa limitare dalle difficoltà personali dei suoi genitori: il no del padre lo fa avvicinare ad un’altra figura maschile, a cui chiederà in quel particolare momento della vita di fargli da padre. Si costruisce piano piano un rapporto che cresce e si sviluppa: a volte il bambino forte e fiducioso nella vita sembra prendere per mano l’uomo e guidarlo nelle varie occasioni, altre volte è invece l’uomo a proteggerlo, nella sua dimensione di adulto, dai rischi a cui un bambino può andare incontro.

 

Il bambino perdona le persone più care che lo hanno fatto soffrire e utilizza, mette al servizio del suo progetto, le sue energie positive, non le disperde. Non si lega e si perde nel rancore, chiudendosi alla vita, lamentandosi e facendosi vittima: se non fa la scelta di perdonare i propri genitori non si potrà permettere di sviluppare la propria vita. Sarebbe altrimenti una vita rivolta al passato, senza futuro. I legami di odio  verso le figure fondamentali della propria esistenza non permettono infatti di svilupparsi: tutta l’energia è incapsulata nell’odio, nella rabbia e nel rancore. L’orgoglio ferito non vuole saperne né di amare né di perdonare, sembra che soltanto la vendetta può appagare quella ferita. Affidandosi al Sé, fonte di amore e di saggezza e dialogando con esso è possibile perdonare, per amore di se stessi. Il perdono nei confronti dei genitori coincide con il più profondo amore per se stessi, per poter godere della bellezza dalla vita.

 La nostra capacità di amarci è legata dunque alla nostra capacità di perdonare e perdonarci: tanto più saremo capaci di amarci, tanto più saremo capaci di perdonarci e viceversa.

 

Un bambino che sa aprirsi alla vita

La ricchezza della dimensione emotiva di questo bambino fa sì che egli riconosca e apprezzi l'umanità delle persone che incontra. Anche se ha solo nove anni, sa valorizzare le persone che incontra, sa prestare attenzione alle loro parole e sa accoglierle. La sua umiltà sana gli permette di accogliere gli altri con vera apertura e  di godere dei doni che riceve e che lui stesso sa donare.

Non si è infatti solo figli dei propri genitori, perché se così fosse non si potrebbe fare niente per cambiare la propria storia o riempire la propria vita. Si è anche e soprattutto figli della Vita, figli dell’Universo. Quello che non abbiamo avuto possiamo crearlo e cercarlo nell’universo, lo possiamo chiedere alla vita, agli altri. L’universo ogni giorno ci darà ciò che chiediamo e ciò di cui abbiamo bisogno.

Il nostro bambino lo sa e non avrà mai paura di non farcela, non temerà di non ritrovare la mamma. Saprà sempre chiedere l'aiuto di cui ha bisogno ed accettare le mani che gli vengono tese. Sono tante le persone che il nostro bambino non si lascia sfuggire e che si rivelano risorse preziose per lui, ognuno gli farà un piccolo e decisivo dono per proseguire nel suo cammino. Se non ci affidiamo alla vita perderemo molte opportunità e possibilità (Deepak Chopra, medico induista "new age").

Se noi nutriamo pensieri positivi e ci poniamo di fronte alla vita in modo positivo anche tutta l’energia dell’universo ci sosterrà.

Al contrario, se nutriremo pensieri negativi anche le energie dell’universo sosterranno il nostro progetto negativo, perché andremo a cercare proprio quelle. Se decideremo di amarci, di volerci bene, le forze dell’Universo ci aiuteranno e ci sosterranno nel nostro percorso e nel nostro progetto positivo e costruttivo (Louise Hay, antropologa americana).

LA VITA È UNA QUESTIONE DI SCELTE

 

Annarita Persiani e Alessandra Persianicon un contributo di Graziella Lopez e Giancarlo Ceccarelli