JESTEM

di Laura Caccavo

Il film apre con una domanda presa dalla scena finale, posta ad un ragazzino da un adulto:

l'adulto: Nessuno ti ha cercato? 
il bambino: Perchè me lo chiedi?

l'adulto: Che cosa ci fai in questo mondo? 
il bambino: Io? Esisto.

L’entrata nell’esistenza di questo bambino non inizia con buoni auspici: è ripudiato dalla madre, la fonte della sua vita. 

Rifugiatosi in uno squallido sito abbandonato, osserva il mondo dal suo oblò, preoccupato solo di procurarsi un po' cibo ed un po' di affetto. A soccorrere le sue paure e diffidenze  una ragazzina che abita lì di fronte: è ricca, e ha  una famiglia apparentemente felice, ma anch'ella è alla ricerca continua di qualcuno che la ami.  Anche lei, come il bambino è come se non esistesse per la sua famiglia. I due si trovano e si conoscono, scambiano  ciò che hanno: gentilezze, sguardi, qualcosa da mangiare, sorrisi che possano riempire il vuoto del loro difficile cammino.

Il film, Jestem - Io sono, è la storia della ricerca del proprio posto nel mondo, della propria identità e del proprio progetto di vita.
La ricerca esistenziale del bambino si sviluppa  tra amore e dolore, spinta al voler vivere e contemporaneamente al volere annullarsi.

Questo bambino rifiuta con tutte le sue forze di farsi definire per ciò che non ha: orfano e bastardo. Rifiuta di stare nei luoghi dell’abbandono: i posti per gli emarginati dalla vita.

Non si rassegna questo bambino, tenta ancora: la sua esistenza è legata all'abbandono della madre, deve sciogliere quel nodo, va a cercarla e ne riceve costantemente il rifiuto. L'antica condanna che si rinnova.

Non si rassegna questo bambino al rifiuto: e così, in una vita povera, riesce a trovare una dimensione emotiva ricca e ad aprirsi alla capacità di amare.

Si incontrano due solitudini bambine e due sofferenze, invisibili ed indifferenti nei confronti di un universo adulto incapace di comprendere e di amare.

Si stagliano i due bambini in tutta la loro grandezza e con tutta la loro dolcezza: i due imparano ad ascoltarsi, a comprendersi, ad amarsi con parole, carezze, sguardi.

Potente si afferma una speranza determinata: io sono, dichiara il bambino, cosa importa chi e con quale nome, io esisto così come sono. Non permette che sia violata e distrutta l'armonia della sua esistenza. E' fondamentale per lui affermare di esistere per vedere la propria vita colorarsi di tutte le sfaccettature: di sofferenza, di bisogno di amore, di fiducia, di abbandono, di speranza, di rifiuto, di accettazione, di richiesta,  di gratitudine, di autonomia, di gioia, di tutto insomma.

  

IL RIFIUTO E IL SE’


E' possibile restare in vita a dispetto del rifiuto ricevuto? La madre descritta nel film non è in grado di badare a se stessa, certamente sarà stata rifiutata a sua volta, si odia troppo ed è troppo dipendente dalla presenza di quegli uomini da cui si illude di ricevere affetto. Non può certamente occuparsi in nessuna maniera, materialmente e affettivamente, del figlio, non trova le risorse, addirittura lo vive come un intralcio nella sua vita. Che ci fa quel figlio lì vicino a lei? E’ un altro che lei aspetta e che non  viene.

Il rifiuto, il dolore, la disperazione di questo ragazzino e la sua risposta a tutto ciò è emblematico di tutto quello che l’essere umano può vivere di negativo e della sua capacità di attingere alla parte più positiva di sè per superare le difficoltà. La situazione in cui si trova quel bambino è una sfida alla vita: come si può vivere con quel dolore dentro?  Nello stesso tempo, come può fare per non perdere la fiducia e cercare di superare il rifiuto con l'energia più positiva che è dentro di lui?  E’ veramente una lotta epica, uno scontro tra desiderio di morte e desiderio di vita.

Il ragazzino, nonostante il rifiuto, non diventa e non si considera vittima, ma reagisce e sceglie di vivere. Avrebbe avuto tutte le giustificazioni per distruggersi e per distruggere,  ma decide, al di là di tutto il dolore e le sofferenze subiti, di percorrere una strada diversa. Egli fa appello al suo Sé, che lo spingerà ad affidarsi alla vita.

Il Sé è il centro più importante  e più profondo della persona, è una fonte inesauribile di energia positiva per la vita, di saggezza e di amore. Il sole è per la terra come il Sé è per l’uomo. Come il sole riscalda e dà energia e vita alla terra così pure il Sé dà la forza per la trasformazione, dà il calore per  volersi bene, per  sostenersi e anche perdonare sè stessi. (Antonio Mercurio) 

Se si pensa di essere solo figli dei propri genitori e se essi  non hanno dato tutto quello che si sarebbe desiderato, non si potrebbe fare niente per cambiare la propria storia, si  entrerebbe nell’impotenza assoluta.

Sempre con Antonio Mercurio, se si pensa che si è anche figli della Vita, figli dell’Universo, quello che non si è ricevuto si può essere in grado di chiederlo alla vita, agli altri. Ciò che non si è avuto lo si può creare, lo si può cercare nella Vita, nell’universo. Si ha la possibilità o meglio l’opportunità di creare una propria vita, di costruire un proprio progetto separato dai propri genitori, non restando legati al fatto di non aver ricevuto amore. Si ha la capacità di prendere le distanze dalle proprie ferite, dai traumi subiti, aprendosi a molte più possibilità e opportunità. Di qua c’è il vittimismo, di là la libertà. Scegliere.

Se ci si riferisce alla Vita, come Nostra Madre e all'Universo, come nostro Padre, da loro si potrà ricevere la forza e l'amore per potersi perdonare e perdonare i  propri genitori . Essi hanno trasmesso la vita, ma non sono la VITA. 

 Il ragazzino vincerà, a dispetto di tutto quel dolore procuratogli dalla madre e dal mondo.

Il suo Sè ha una forza propulsiva incontaminata che lo spinge ad andare avanti, a non arrendersi ma ad aprirsi all'incontro, alla vita, a dare e a ricevere amore.