L’OSPITE INATTESO

l'imprevisto è un'interferenza nella nostra vita, un ostacolo o un'opportunità?

di Annarita Persiani

 

Il titolo originale è “The Visitor”. L’ospite o il visitatore.

Il protagonista del film è Walter Vale, uno stanco professore universitario di economia rimasto vedovo che insegna svogliatamente e vive monotonamente in una cittadina del Connecticut. Si ostina a ripetere ciò che conosce: continua ad insegnare senza proporre nulla di nuovo, perché nulla ci può essere di nuovo nella vita.

Walter si limita ad osservare il mondo scorrere davanti a sé. Trascina le sue giornate nel tentativo stanco e ripetitivo di perpetuare qualcosa che era stato e che non è più: cerca di mantenere in vita il passato (la moglie era una famosa pianista) continuando a prendere lezioni di pianoforte nonostante gli sia chiaro di non avere alcuna attitudine e soprattutto non ne tragga alcun piacere.

E’ un ospite, un visitatore estraneo della vita.

Comunque, anche se di malavoglia, accetta di sostituire un collega ad una conferenza a New York, un imprevisto nella sua vita piatta. E’ l’occasione per scoprire che il suo appartamento newyorkese, da tempo disabitato (come la sua esistenza), è stato affittato con l’inganno ad una giovane coppia che proviene da mondi molto diversi: Tarek dalla Siria, Zainab dall’Africa.

Walter prima esita ma poi accetta l’imprevisto. Possiamo pensare che ciò sia dovuto alla sua buona educazione, o più semplicemente che in fondo sia una brava persona, ma sta di fatto che Walter si apre al nuovo e all’altro e soprattutto apre il suo cuore al semplice sentimento dell’amore. E’ un primo passo, dalla morte esistenziale alla vita.

Tra i due uomini nasce delicatamente un’amicizia fondata sulla condivisione di uno strumento musicale che Tarek, suona con amore e profonda passione. Walter è attratto dal quel nuovo ritmo e sa affidarsi ai consigli ed alla guida del ragazzo fino a scoprire di avere un cuore che batte proprio al ritmo della musica che riesce ad esprimere.

In un rapido istante è racchiusa la chiave di svolta della vita di una persona. Walter accogliendo l’ospite inatteso come un’opportunità – piuttosto che un’intrusione nella sua vita - fa una scelta di amore, di libertà e di verità.

 

Amore, innanzitutto per stesso. Nel momento in cui sceglie di vedere l’imprevisto come un’opportunità compie un passaggio significativo per la propria esistenza: si apre al progetto della vita, ne asseconda il fluire. Scegliendo l’amore e l’accoglienza accetta di vedere e sentire l’altro da sé e si dà la possibilità di essere egli stesso altro, apprende la sua essenza.

Scopre la propria capacità di solidarietà ed empatia, la rigidità si trasforma in disponibilità ed accoglienza. Quando ha scelto di offrire ospitalità ai due ragazzi non ha solo aperto la porta della sua casa, ma anche la porta della sua anima.

 

Libertà. La libertà è come una porta spalancata che si apre a sempre nuove libertà: dall’incontro con Tarek e Zainab nascono continue nuove occasioni di conoscenza e di sperimentazione di stesso. Walter comincia a gustare di poter essere il protagonista della sua vita e non un “ospite”/spettatore.

 

 Verità. Walter ora è in grado di guardare in faccia le sue maschere e le sue menzogne, può accettare di vivere la vita realmente per quello che è. E la vita reale è dolce ed amara. E’ una rosa con le spine. Meglio sentire, gioire e soffrire piuttosto che il silenzio delle emozioni e la solitudine in cui si era adagiato. Ora ha la consapevolezza di non vivere solo per stesso, soffre per il dolore di Tarek privato della libertà di essere sé stesso, il suo cuore si apre ad un delicato sentimento di amore per Mouna, la mamma di Tarek, prova rabbia quando si scontra con la chiusura ottusa del sistema che ripropone su un piano diverso la sua vecchia ottusità e rigidità, la sordità alle ragioni dell’altro e prima ancora alla sua stessa esistenza – ora se ne può accorgere.

Walter ha recuperato il filo della sua esistenza, il ritmo della Vita, e le separazioni che la vita gli presenta lo metteranno alla prova ma non potranno privarlo di ciò che ha ritrovato in sè, di ciò che è. Questa volta non è vittima, ora la sua musica è sempre con lui e nelle viscere della città le sue mani suonano la sua storia, passata e futura.

 

QUALCHE RIFLESSIONE

La vita non va come vorremmo noi e c’è sempre un identità nuova da acquisire che ancora non conosciamo.

Quando la vita ci mette in una situazione di dolore e di odio possiamo decidere di "farci prendere" e fare le vittime oppure di attraversare "l'inferno" e viverlo facendo la sintesi con le nostre parti positive. Molto spesso le cose che ci accadono vanno a colpire quella parte di noi che deve essere trasformata, vanno a colpire il nostro narcisismo, la nostra onnipotenza, il nostro ideale di esseri perfetti. Come l'artista che fa un'opera d'arte deve seguire delle regole - disciplina e allenamento costante per poter creare - anche noi per essere artisti

creativi e non vittime della nostra vita abbiamo bisogno delle stesse.

Come si fa ad essere artisti della propria vita?

Porsi come vittime significa sciupare tutte le migliori energie nel coltivare il piacere sadomasochistico che imprigiona in una gabbia di rabbia e di dolore misti a un piacere malsano che può generare solo impotenza e progetti vendicativi. Nutrire una speranza nella capacità di realizzare il proprio progetto, anche quando tutto sembra impossibile e tutto sembra congiurare contro di noi è vivere la propria vita da artisti.