SEGRETI E BUGIE

 di Giancarlo Ceccarelli

 

 

Il film inizia presentando due scene che rappresentano gli estremi dell’arco entro cui si racchiude una vita:

 

- un funerale: la cerimonia che si compie dopo la chiusura dell’arco, di una vita che si conclude

- un matrimonio: la cerimonia che si compie prima dell’apertura dell’arco di una nuova vita che inizia.

 

Tra questi due estremi nascita/morte scorre la vita, nel segno della verità o di segreti e bugie.

 

E’ da una morte, la morte della madre adottiva, che inizia per Hortense -protagonista del film- il cammino di conoscenza della verità, di ciò che è rimasto per lei sempre segreto. “Vuole” conoscere la verità, è arrivato il momento.

 

La verità fa paura, lei ha saputo fin da piccola di essere una figlia adottiva, ma non ne hanno mai parlato lei e sua madre - conoscenza ma non verità.

 

Per conoscere la verità occorre affrontare anche il rifiuto.

 

CHE LA MADRE ANCORA UNA VOLTA NON LA VOGLIA VEDERE,

PIÙ SEMPLICEMENTE CHE NON LA VOGLIA.

 

Hortense dunque deve affrontare quell’alibi che sostiene la sua speranza: se mia madre mi conoscesse oggi non potrebbe non accettarmi. Ma se non venisse accettata non avrà più alibi, il rifiuto sarà definitivo: lei è una figlia rifiutata.

 

Che fare: mantenersi quell’ultima spiaggia dell’illusione o volere comunque la verità, una verità che potrebbe richiedere un prezzo molto alto.

Occorre rifletterci su, la posta in gioco è molto, tanto alta. Hortense si prende un pò di tempo, ci pensa sopra.

 

Hortense si interroga: se lo avesse saputo, la madre adottiva glielo avrebbe detto chi era la sua madre biologica? Avrebbe cioè scelto la verità o avrebbe agito per il possesso, mantenendo segreti e usando bugie?  Perchè questo desiderio di conoscere la verità sulla sua madre diventa così impellente dopo che la madre adottiva è morta?

 

QUAL’E’ IL RAPPORTO TRA TEMPO E VERITA’?

“Se sai di avere un limite di tempo cerchi di mettere ordine, fai tutte le domande a tua madre.

Il limite del tempo della verità va trovato dentro di sè, il tempo esterno a volte ci coglie di sorpresa, e allora ...può non esserci più tempo”.

 

Mentre chi non ha una madre la cerca, ci sono figli che hanno il loro obiettivo nel poter far a meno della propria madre, madre possessiva e ossessiva, madre bambina. Che farci di una madre cosi?

Viene presentata quella che potrebbe essere la madre di Hortense. Una donna che si sente di peso a tutti, che sente che nessuno la vuole, anzi, nessuno può volerla. Lei e la figlia vivono insieme, ma hanno un rapporto di perfetta reciprocità: non si stimano nè si sopportano neanche un pò.

 

Questa madre trova un pò di refrigerio, nel suo mondo ghiacciato di non amore, nel suo grosso fratello. In quella sua vita pare che tutto si sia fermato con la morte della madre, ne è testimone la stanza dove lei stava, lasciata così com’era, come se ancora ci fosse la mamma. Questa è una madre bambina, che cerca mamme dappertutto: in sua figlia, nel suo fratello, ovunque.

Con una domanda che rivolge al fratello ed alla quale il fratello non risponde, intuiamo che c’è qualche verità di cui non si può parlare, che fa male, è una domanda su  un eventuale figlio del fratello. Chissà se verrà? Perchè non viene?

 

C’è poi una donna, la moglie del fratello, che non vuole avere alcun contatto con lei. Questa è una donna che ha problemi con i figli -che non vengono- ma nessuno deve conoscerne il segreto. Non sopporta la sorella del marito che invece figli con uomini sconosciuti e che abbandona.

Evidentemente la vita non porta giustizia, nè i buoni comportamenti portano premi.

 

In un dialogo madre-figlia ascoltiamo una madre così trucida nel parlare alla figlia che è quasi inascoltabile. Attraverso la figlia sta parlando a se stessa, sta ripercorrendo tutti i suoi errori fatti.

 

La vendetta: la figlia va difilato a fare esattamente ciò su cui la madre l’aveva messa in guardia.

 

Ma in tutto questo caos giunge il momento della verità: ciò che si credeva morto torna vivo e presente, la verità non si può seppellire. Hortense contatta la madre che l’ha fatta nascere.

La verità fa paura, e c’è voglia di scappare. Hortense deve rassicurare la donna che non sconvolgerà la sua vita, i suoi segreti.

Ora la donna può uscire dalla sua tana di paura e comincia a fare domande, desidera conoscere qualcosa di Hortense: come si chiama, lei le ha dato la vita ma non le ha fatto neanche il dono del nome.

Ma adesso questa donna ha più coraggio dentro di sè di quel tempo passato: accetta di incontrare Hortense. Si danno un appuntamento ma senza comunicarsi dei dati identificativi, non sanno l’una verso l’altra come sono fatte: proprio come quando si nasce.

Non c’è proprio nulla che possa agevolare il riconoscimento e l’incontro, le due devono decidere di accettarsi e volersi, questa volta. C’è una figlia che è determinata a trovare la madre, la madre, spinta dalla forza di verità della figlia, ritrova i suoi ricordi dimenticati o piuttosto rimossi.

 

Ora è questa donna che chiede all’altra -la figlia- di essere accettata, si vergogna di ciò che è stata, di ciò che è, di dove abita, di sè, di tutto. Forse si vergogna di esistere, così com’è.

Si dilata sempre più  il momento delle verità, delle domande che non evitano i dolori delle verità.

Una madre che è sempre fuggita tenderà a voler fuggire, sarà difficile bloccarla. E’ la forza del desiderio della figlia di conoscere e incontrare la madre, unita alla forza del perdono, che può permettere alle due di incontrarsi.

Il passato è passato, non torna indietro, ma qualcosa di esso si può ricostruire. Tanto, se si vuole da tutte e due le parti. E può iniziare una nuova storia, quella che non è stata.

La verità non trova strada facilmente, si nega, ci si oppone, ci si offende, tutto pur di non guardare dentro la verità. Ma la verità è forte, una volta che entra nella sua esistenza costringe tutti ad affrontarla, qualsiasi possa essere la risposta che ad essa poi venga data -si può infatti anche voler negare la verità-. La verità è per l’anima come l’ossigeno per il corpo, non se ne può fare a meno, se si vuol vivere.

 

“SEGRETI E BUGIE... ABBIAMO TUTTI UN DOLORE,

PERCHÉ NON LO POSSIAMO CONDIVIDERE?”

 

“E’ SEMPRE MEGLIO DIRE LA VERITA

COSI’ NON CI FACCIAMO DEL MALE.”