IRIS

 

17 ottobre 2009

di Laura Caccavo

 

Il film IRIS è una breve storia, in cui il regista Aurelio Grimaldi ci mostra la  “determinazione” di una bambina di circa sette anni.

 

In una calda giornata estiva in un’isola bellissima, Ustica, Maria, questo è il nome della bambina, cerca con tutte le forze e i mezzi che ha a disposizione di trovare dei fiori, gli iris, per il compleanno di sua madre.

La storia è cominciata così.

 

Maria è stata al porto con la madre e ha visto dal fioraio giunto dal mare dei bellissimi fiori che l’incantano, sono gli iris.

Tornata a casa con la mamma Maria vede che i fratelli, tornando da scuola, hanno colto dei fiori da regalare alla madre. Vi rimane malissimo, innanzitutto si sente esclusa dai fratelli che non l’hanno avvisata del regalo, e poi è mortificata per non essersi ricordata del compleanno della madre. Il broncio del suo bel faccino e i capricci che lei fa mentre mangia esprimono tutta la sua sofferenza e la sua delusione. E’ un momento difficile e doloroso per lei, ma non si ferma. Decide di voler comunque regalare dei fiori alla madre. La bambina ha una determinazione che rasenta quasi la caparbietà, lei vuole “quei” fiori che ha visto al porto, e solo quelli, per la sua mamma e non si ferma finchè non li trova. Alla forza del desiderio non ci si può opporre.

 

La decisione  è il primo passaggio verso la soluzione del suo desiderio: quello che lei vuole lo deve ottenere. L’altro passaggio è la determinazione: Maria è aperta alla vita e le va incontro, decide di realizzare il suo “piccolo sogno” e lo porta avanti con coraggio e con determinazione affrontando ogni difficoltà e ogni ostacolo. Ella sente che ciò che vuole è una cosa buona per lei. Ma il suo desiderio richiede un prezzo, il danaro, decide allora di andare dal padre che sta lavorando al faro per farsi dare i soldi per comprare i fiori.

 

Il percorso che Maria fa per realizzare il suo progetto, quello di regalare gli iris alla madre, è emblematico del percorso che occorre fare per realizzare un proprio progetto. Durante il “viaggio” incontra vari personaggi e situazioni che possiamo leggere come metafora delle difficoltà, ma anche delle opportunità che la vita ci fa incontrare.

Sul suo cammino incontra un cane di cui ha paura. Maria non vuole fermarsi per paura, chiede aiuto ad una giovane donna per superare l’ostacolo. Il sentimento della paura non permette di affidarci e di raggiungere il progetto. E le paure vanno contattate, elaborate e superate. In caso contrario bloccano il nostro cammino.

 

La ragazza sta aspettando con ansia una telefonata. E’un lui che si fa attendere e lei vive con dolore la dipendenza del suo bisogno di amore. Ciò non le permette di lasciare la casa: la telefonata potrebbe arrivare da un momento all’altro. Lei aspetta, è piantata in casa, ha le radici lì nella sua attesa. Maria invece va verso il suo progetto, va verso la vita. La ragazza, dopo aver rassicurato Maria sulla bontà del cane, si fa giurare che sarebbe ritornata subito a casa: per lei la casa è il posto in cui svolgere la vita. La bambina le promette e fa giuramento, ma dentro di sè decide di continuare il “viaggio”. Ha superato un altro ostacolo, ma deve affrontare i sensi di colpa per non aver mantenuto la promessa, lo fa con gli strumenti a disposizione  di una bimba, una preghiera: “Cara madonnina, non volevo dire le bugie alla signora,  è  che  voleva comandare sempre lei, e poi avevo detto al fioraio di conservarmi i fiori, se no lui ci restava male…tu che sei la madonna vuoi che le figlie non facciano i regali alle madri? Se no è peggio…”( dal film).

 

Il successivo incontro è con una coppia di stranieri, anche loro arrivati dal mare con la nave, che la invitano a fare il bagno; lei esita, la mamma non approverebbe di fare il bagno senza costume, non si può …poi cede e trasgredisce. A differenza della ragazza del cane, qui Maria incontra una figura femminile che la invita e incoraggia al piacere, non sarà certo questo a farle smarrire il suo desiderio. Difatti pur di fronte al godimento, di fronte al principio del piacere, Maria ricorda che ha una gioia più grande da vivere, quella della realizzazione del suo desiderio. La strada per il raggiungimento della meta è lunga, si ha bisogno  anche del sostegno e delle diverse energie degli altri.

L’incontro che l’aspetta dietro l’angolo non  è  dei migliori, un marinaio deluso dalla sua ragazza che l’ha lasciato per un altro. E’ deluso anche dalla madre che ha. Il dolore a volte non conosce altra soluzione che l’odio ed il rancore, verso noi e verso gli altri. In questo caso  verso la donna originaria, la madre e  verso tutto il genere femminile, anche quando prende le sembianze di una bambina. Maria accondiscende a quelle che le appaiono richieste di aiuto, colpita dal vissuto di abbandono del ragazzo. Rispondere ai  bisogni dell’altro può talvolta allontanarci dal nostro progetto. Ma la tempestiva decisione di Maria le fa riprendere il cammino scongiurando forse una sosta dolorosa e piena di distruttività. Nel cammino a volte si incontrano momenti distruttivi, ma la consapevolezza e il centrarsi sul Sé aiuta a non rimanere incastrati nella trappola. Maria nel suo viaggio dovrà affrontare altri ostacoli al suo desiderio e altre delusioni, è stanca, sta per abbandonare la realizzazione del suo sogno.

L’incontro con un ragazzo-quasi uomo che ha come Maria un sogno da realizzare, la risveglia al suo desiderio. Cosa cerca Maria, dei fiori? E allora deve muoversi, non può fermarsi e rinunciare: “Acqua che non cammina, fa pantano e feta..”. Parole magiche per Maria, le rimettono ali ai piedi. Il suo sogno è lì, a due passi, basta sporgere la mano e coglierlo.

 

Determinazione, coraggio, fiducia, perseveranza, trasgressione, sono le caratteristiche di questa bambina. Grazie a queste Maria porterà  a termine il suo viaggio iniziatico, il viaggio del desiderio, dove gli ostacoli sembrano fare a gara per sbarrare la strada alla felicità. La ricetta è semplice, gli ingredienti sono noti,  ma basta che ad essi si aggiunga anche solo un pizzico d’odio, di pretesa, di sconforto o di dubbio,  ed ecco che la pietanza diventa acida, indigesta, tossica. Si può scegliere però, si è sempre e solo se stessi gli arbitri del proprio destino.

 

Ed ora un pò di riflessione.

Qual’è la fonte della decisione e della determinazione nel realizzare quelli che sono i nostri desideri e progetti? Parliamo di due elementi: l’Io persona (capacità decisionale) ed il Sè (il progetto esistenziale)

La capacità decisionale è una caratteristica dell’essere umano ed è già presente fin dalla più tenera età, anzi, secondo l’Antropologia Personalistica Esistenziale, si presume che tale capacità sia presente già nella vita intrauterina. Alla capacità decisionale, legata alla libertà , alla scelta e alla responsabilità, nell’Antropologia viene dato il nome di Io Persona.

L’Io Persona (la nostra capacità decisionale) è capace di scegliere tra l’amore di sé e per la vita e l’odio e la vendetta per se stessi e per la vita. Se si sono prese delle decisioni di odio e di vendetta fin dalla fase intrauterina, queste decisioni allontanano dal proprio progetto creativo. Ma ... anche se non la si è fatta “allora” la scelta per la vita e per l’amore la si può fare “ora”, perché si può riparare, ricostruire. Il senso di colpa permanente e l’incapacità di prendere decisioni d’amore per noi stessi sono legati all’odio che abbiamo verso noi stessi e verso gli altri.

 

Il Sé è il centro più importante della persona e ognuno di noi ha perfetta conoscenza di quello che è il suo bene e di quello che è il suo male.  Nel Sè sono racchiusi tutti i progetti da realizzare compresa la nostra capacità trasformativa.

 Il Sé è garante che l’essenza della persona di ogni essere umano venga realizzata e sviluppata (questo concetto lo sviluppa A. Mercurio in Amore Libertà e Colpa, p. 14).

 Se, attraverso il condizionamento parentale o ambientale, la propria identità viene soffocata, il Sé entra in allarme e manda all’Io dei segnali sotto forma di malessere, o a livello somatico o a livello psichico o a livello esistenziale. La malattia, il senso di colpa e  ancora l’insoddisfazione e la mancanza di serenità sono tutti segnali che il Sé invia per far capire di fermarsi e cambiare “rotta”. Dentro il Sé di ogni individuo è contenuta la descrizione e il progetto della sua identità personale. Il Sé è anche il luogo della libertà e dell’opportunità di scegliere per l’amore e per la riparazione. Ogni persona ha la possibilità e la capacità di sviluppare la propria libertà e la propria autonomia, può conquistare la propria identità e può sviluppare tutte le sue capacità. Il traguardo è riuscire ad amare se stessi e amare gli altri.

 

Ciò che realizza la capacità di amare se stessi e gli altri è bene, ciò che distrugge la propria capacità di amare se stessi e gli altri è male.

 

La persona matura e serena è colui che si realizza come capacità di amarsi e come capacità di amare gli altri.

 

P.S. Spazio non esplorato ed aperto alla riflessione: il ruolo del fratello di mezzo, suo malgrado - apparentemente? - sostenitore del progetto di Maria….