L’ANNO IN CUI I MIEI GENITORI ANDARONO IN VACANZA

(e Mauro si scopre anche figlio della vita)

di Annarita Persiani

 

Siamo in Brasile nel 1970 sotto una dittatura militare iniziata nel marzo del 1964 e che durerà fino al 1985. Una dittatura che arresta, tortura, uccide. In quello stesso anno, una nazione intera si prepara ai mondiali che saranno vinti dalla nazionale brasiliana. L’entusiasmo unisce tutti.

Il film racconta la storia di Mauro, dodicenne, figlio di attivisti di sinistra.

Mauro passa gran parte del suo tempo a curare la sua collezione di figurine e giocare con bottoni e monetine, simulando sul tavolo le gesta dei suoi eroi preferiti.

 

UN SOGNO

Il suo sogno è vedere il Brasile vincere la Coppa del Mondo. Anche i suoi genitori hanno un sogno: vogliono per il loro paese libertà e giustizia.

Il suo eroe è il portiere della squadra di calcio. Anche per suo padre il portiere è un eroe. E’ lui che gli ripete spesso: “Il portiere è solo e non può  permettersi di sbagliare”.

Quando i suoi genitori, oppositori del regime, sono costretti alla fuga ed a lasciarlo con il nonno gli dicono che stanno partendo per “una vacanza”. E il padre aggiunge una promessa, che è poi solo una bugia dettata dall'amore: torneranno a prenderlo presto, in tempo per seguire con lui in tivù i mondiali di calcio. D'altra parte, appena arrivato a casa del nonno, Mauro scopre di essere solo: l'uomo è morto all'improvviso, e tutto quello che resta è il suo appartamento chiuso a chiave.

 

LA SOLITUDINE (di Mauro e Shlomo)

Mauro si trova come i suoi genitori improvvisamente in “esilio”. Da Belo Horizonte a San Paolo, nel quartiere Bom Retiro abitato in prevalenza da una comunità ebraica (il padre di Mauro è ebreo, la madre no).

E’ abbandonato in un mondo lontano anni luce da quello in cui è cresciuto.

E’ il vicino di suo nonno, Shlomo, un vecchio ebreo, che finisce per prendersene cura. Shlomo l’ha trovato solo, in attesa del nonno che non sarebbe più tornato e, come gli dice un vecchio e saggio rabbino, è come se si trattasse di un nuovo piccolo Mosè. E Shlomo può essere la nuova figlia del Faraone.

Anche il vecchio signore come Mauro è solo. Da molto tempo conta semplicemente su se stesso. E’ curvo di dolore e solitudine e non sarà semplice per lui riadattarsi a credere nella forza dell’amore, lasciarsi “prendere” dal flusso della vita.

 

NUOVI INCONTRI

La convivenza svela ad entrambi un mondo sconosciuto: Mauro impara ad apprezzare “le aringhe a colazione” e Shlomo a prendersi cura di un altro da sé DIVERSO da sé: è un “GOI”, come scopre quando lo vede fare pipì in un vaso di fiori e la diversità non sta nell'uso insolito del vaso di fiori, bensì nel prepuzio non circonciso.

Oltre a Shlomo, Mauro incontra la diversa umanità del quartiere: Hanna, figlia della sarta, dotata di un promettente talento negli affari, che si innamora innocentemente di lui, Irene, la bella cameriera al centro della fantasia di molti tra i maschi della comunità, che di lui si occuperà amorevolmente e maternamente, come, d’altronde, finiranno con il fare tutti i membri della variegata comunità, dalle vecchie signore ebree ad Italo, coinvolto come i genitori nell’opposizione al regime. L’incontro è con un’umanità diversificata per razza, storia, gruppi etnici ed ideologie, generi ed età anagrafiche. Tutta una serie di diversità che scompaiono quando insieme sono parte di una unica forza che esprime il tifo per la squadra del cuore. Con sensibilità e fluida semplicità si manifesta il lato positivo che esiste nell’incontro con ogni diversità e che emerge sempre nella dialettica e nello scambio delle reciprocità.

Il regista ci racconta il passaggio di Mauro dall’infanzia all’adolescenza, il suo adattamento ad un ambiente estraneo e sconosciuto. Le attenzioni brusche e tenere di Shlomo, le incomprensioni e gli scontri: il bambino spaventato per l’abbandono e il vecchio signore spaventato dalle paure del bambino. Poi lentamente, tra i due nasce un rapporto, Shlomo impara ad amare il suo Mosè non circonciso e Mauro si prende cura a sua volta di Shlomo. Shlomo per amore riuscirà a superare i suoi limiti e le sue chiusure, si esporrà e pagherà in prima persona, facendosi anche arrestare per poter aiutare i genitori di Mauro.

 

 

RIFLESSIONI - IL VISSUTO DI MAURO:

DALL'ABBANDONO ALLA CRESCITA INTERIORE

 

Mauro è un bambino che gioca e sogna, ancora immerso nel mondo dell’infanzia, nell’egocentrismo e nell’onnipotenza, quando i genitori lo lasciano dal nonno, quando tutto in un colpo è costretto a “giocare da solo”. Come il portiere che è solo e non può sbagliare. Si ritrova da bambino amato e “coccolato”, pieno di cure e di attenzioni ad essere un bambino completamente ”solo”. Il nonno che lo stava aspettando muore improvvisamente e si ritrova davanti ad una porta chiusa. Dovrà fare in modo di non chiudere la ”sua” porta agli altri.

All'improvviso deve fare a meno degli adulti, deve crescere. Tutti ci siamo confrontati con il passaggio dal mondo dell’infanzia a quello dell’adolescenza, tutti abbiamo preso le distanze da mamma e papà abbiamo cercato la differenziazione, il distacco, ma Mauro deve farlo senza averlo scelto, lo subisce. Il suo sogno, “il gioco del calcio”, gli permette di reagire. Continua a giocare le sue partite come se nulla fosse successo, con la  serietà che ogni bambino mette nel gioco. Si aggrappa disperatamente al mondo dell’infanzia. Vuole rimanere bambino.

E come tale si aspetta che sia un adulto, Shlomo, a curarsi di lui così come hanno fatto i suoi genitori fino a poco prima. Ma dopo essere stato scoperto a giocare al calcio vestito con il Talled, lo scialle usato nelle funzioni religiose ebraiche, e dopo lo schiaffo che il vecchio signore gli darà per punire quella che definisce una mancanza di rispetto, Mauro prende contatto con la realtà.

 

 

Possiamo provare a guardare il percorso di crescita compiuto da Mauro attraverso alcune delle "Regole per la navigazione notturna”.

“Le regole per la navigazione notturna” vogliono essere una guida nel cammino della vita, un aiuto per superare i momenti bui, i nostri abissi, quando si è nella “notte oscura”. L’autore Antonio Mercurio ci fa entrare nelle tematiche del dolore, dell’amore, del senso della vita, attraverso un’immagine molto suggestiva del navigante Ulisse che si trova ad affrontare di notte un mare in tempesta. Le ”regole” propongono di mantenere giorno per giorno la rotta che abbiamo fissato per raggiungere la nostra meta, avendo sempre come punto di riferimento nel cammino i quattro punti cardinali  che sono: la verità, la libertà, l’amore e la bellezza. Indicano come  accettare il dolore per poterlo elaborare e trasformare, e come affidarsi alla “vita” con fiducia e con amore.

 

REGOLA VI  ACCETTATE LA NOTTE OSCURA

“Accettate l’oscurità e dirigete lo sguardo verso i punti luminosi che appaiono nel cielo.

Non dite che non siete capaci.

Fate gli artisti, non fate le vittime.

Vi si apriranno occhi nuovi”.

Accettare la notte. Mauro deve accettare il dolore. Lo schiaffo  che riceve da Shlomo perché ha osato giocare al calcio vestito con il Talled, gli farà toccare fino in fondo il dolore. Il dolore per l’abbandono da parte dei suoi genitori, la consapevolezza di essere uscito dal mondo protetto dell’infanzia e di essere completamente solo. Prende contatto con la realtà che lo avvia verso la crescita. Decide di vivere da solo nella casa del nonno e si chiude in se stesso. La sua trasformazione passa attraverso il confronto con il dolore, il senso di perdita e il rifiuto degli altri. Non solo  è stato abbandonato, ma è lui stesso che ora vuole fare a meno degli altri. Mentre aspetta ogni momento e con ansia la telefonata dei genitori, Mauro contatta e ripercorre, in un certo senso, la storia dei suoi nonni - ebrei emigranti-, esplora quel mondo nuovo e nello stesso tempo antico: le sue origini.

Non è più tempo di giocare, le situazioni dolorose gli daranno l’opportunità di crescere. Ora deve entrare nel mondo degli adulti, rispettare le sue regole.

 E’ come se Mauro si svegliasse da un bel sogno, in una realtà completamente diversa. Mauro ha dentro di sé una scelta: o fare la vittima o diventare artista della propria vita. Deve cominciare a trovare dentro di sé le energie per adattarsi ad un nuovo mondo. La sua reazione è altalenante, da una parte si chiude, dall’altra si apre, accetta gli inviti di Hanna, chiede aiuto, ma rifiuta di mangiare con Shlomo. Pian piano si avvia verso la decisione di accogliere e fare tesoro di tutto quello che gli arriva dagli altri. Se non si chiude, la vita gli riserva in tutti i momenti la persona ”giusta” che gli tenderà una mano..

 

REGOLA VII   SENTITE LA VITA DELL’UNIVERSO PULSARE DENTRO DI VOI

“Non siete soli e non navigate solo per voi.

Sentitevi parte dell’universo o non diventerete mai navigatori dell’universo (……).

L'universo sa quello che vi serve e ogni giorno vi darà quello che serve per quel giorno".

Mauro non è solo. Hanna, la bambina  del piano superiore esprime a Mauro la sua premura e il suo affetto anche se con un atteggiamento apparentemente distaccato, si preoccupa della sua mano ferita, lo invita a giocare, lo presenta ai suoi amici.. Lo aiuta ad aprire un primo varco. Le attenzioni e l’interesse che la bambina gli esprime attenuano il dolore dell’abbandono subito, confermano la sua capacità di suscitare amore, rafforzano le sue sicurezze. Con i nuovi amici, Mauro condivide, tra le tante cose, la passione per il calcio, le prime scoperte sessuali e il desiderio di riconquistare la felicità. La felicità e la spensieratezza, soffocata, per ciascuno in modo diverso, dal potere castrante della dittatura.

Mauro ha continuamente bisogno di ricordarsi di volersi bene, di non fare la vittima, di non scoraggiarsi, di non pretendere, ma di chiedere, di avere fiducia nell’universo, perché ogni volta che affronterà qualcosa tutte le forze dell’universo in qualche maniera  lo sosterranno (così ci dice Louise Hay). Se noi pensassimo di essere solo figli dei nostri genitori e se questi non ci avessero dato tutto quello che avremmo desiderato e voluto, non potremmo fare niente per cambiare la nostra storia. Se noi pensiamo, invece, che siamo anche figli della Vita, figli dell’Universo, possiamo chiedere alla vita, agli altri, quello che non abbiamo ricevuto. Ciò che non abbiamo avuto possiamo crearlo e cercarlo nell’universo. Ed è quello che farà Mauro con tutti i personaggi del film: Shlomo, che anche se un po’ burbero si prenderà cura di lui, Hanna, la bambina dell’appartamento del piano superiore, i nuovi amici con cui condividerà la passione  per il calcio e poi Italo, rivoluzionario come il padre, le vecchie signore ebree e la bella cameriera Irene. Tutti questi personaggi che Mauro non si lascia sfuggire sono risorse preziose per lui. Ognuno gli farà il dono di qualcosa di unico e di essenziale.

Come dice Chopra, ci verranno a mancare molte opportunità e possibilità se non ci affidiamo, se non ci “arrendiamo” alla vita.

 

REGOLA VIII   DECIDETE DI TRASFORMARE IL VOSTRO CUORE

“La volontà omicida e la volontà suicida non solo oscurano il cielo ma spesso scatenano tempeste paurose”. (Il nostro desiderio di vendicarci e il nostro bisogno di rimanere ancorati al rancore e alla rabbia fanno sì che invece di reagire ci chiudiamo, facendoci ancora più male)

“Questo accade perché abbiamo un cuore di pietra. Quando siete nella tempesta, questo è il momento per decidere di darvi un cuore che ama al posto di un cuore che odia e che rifiuta e distrugge”.

A questo punto Mauro può provare a superare il dolore, l’orgoglio e la rabbia per essere stato abbandonato. Deve decidere se continuare a sentirsi defraudato e non capito o se invece cominciare a scongelare il suo cuore. E Mauro si apre alla vita, inizia con un piccolo gesto: prende la posta di Shlomo e la lascia davanti la sua porta. Ed allora cambiano anche le modalità dei suoi rapporti con gli altri, può entrare in relazione assumendo un ruolo più adulto. Quella sera stessa Shlomo gli porta la cena e, finalmente, potranno consumarla insieme, non più divisi dal muro che separa i due appartamenti. Il bambino può scegliere di affidarsi, ed in un modo nuovo, ad un adulto senza chiudersi nel suo rancore.

Il cammino non è lineare, Mauro percorre la strada della sua vita come fosse una spirale. A momenti di serenità e di scambio con i nuovi amici, i suoi nuovi punti di riferimento, si alternano momenti in cui Mauro soffre per la lunga e, per lui indefinita, separazione dal padre e dalla madre. Momenti in cui prova sensi di colpa per essersi dimenticato della sofferenza, per aver giocato, per aver scelto di allontanarsi dal telefono. C’è un momento bello  e intensamente doloroso, quando il bambino con grande fiducia ed entusiasmo, nel giorno della partita iniziale del campionato del mondo, si prepara all’incontro con i genitori. Riordina accuratamente la casa, si lava si pettina con cura e… aspetta, insieme a Shlomo che lo osserva con amore e premura fingendo di leggere il giornale.

Anche Shlomo deve decidere se tenere chiusa la porta alla vita o aprirla e correre il rischio, entrando in relazione con Mauro, di entrare in contatto con i suoi dolori che, sono anche i dolori di Shlomo. Entrambi, seppure partendo da posizioni diverse, si trovano a vivere la medesima situazione: stanno affrontando i propri dolori e con coraggio ed amore stanno scegliendo di andare oltre, affidandosi alla vita. Shlomo sceglie di "arrendersi", come la figlia del faraone accoglie quel bambino che la vita ha deposto accanto alla sua porta. Pian piano si modifica; l'uomo che all'inizio del film vediamo solo, triste e chiuso in se stesso inizia a cambiare, diventa capace di vedere il bambino che è in Mauro, di provare tenerezza per lui e di prendersene cura, la sua vita si arricchisce. Decide di cercare i genitori del ragazzino e per questo corre dei rischi e viene addirittura arrestato. Il rapporto tra Shlomo e Mauro si trasforma..

 

REGOLA XI   ACCETTATE IL MARE

"Accettate il dolore, quando è sano e non masochistico o frutto dell'odio per voi stessi, e trasformatelo in energia per creare e per navigare.

La vita non va come vorremo noi e c’è sempre un’identità nuova da acquisire che ancora non conosciamo.

Apritevi alla complessità e alla ricchezza inesauribile della vita che può apparire ad ogni istante, in maniera imprevedibile (….)".

Mauro deve entrare nel lutto, nel dolore dell'abbandono, per poi poterlo elaborare e superare. Deve decidere se chiudersi in questo dolore, nella sua disgrazia, oppure aprirsi alle possibilità e opportunità che la vita gli offre. Quando la vita ci mette in una situazione di sofferenza possiamo decidere di "farci prendere" e fare le vittime oppure di attraversare "l'inferno" attingendo alla parte più positiva di noi. Nulla ci obbliga mai a porci come vittime qualunque cosa ci possa accadere, inclusa la più atroce e la più gratuita violenza. Porsi come vittime significa sciupare tutte le migliori energie nel coltivare un piacere malsano. Significa sperperare energie che potrebbero servire per reagire in modo positivo, utilizzandole invece per covare progetti di odio e vendetta.

Il momento in cui Shlomo viene arrestato perché decide di cercare i genitori del ragazzino, scandisce un’altra tappa del percorso di crescita di Mauro. Egli rimane nuovamente solo. Ripercorre di nuovo la sua storia: dapprima con rabbia, poi con dolore, infine con saggezza e amore Mauro aspetterà Shlomo prendendosi cura della sua casa e” nutrendo” innaffiandola la sua piantina.

Ora Mauro è entrato nella vita, è artista della sua esistenza.

 

Noi abbiamo la capacità di prendere le distanze dalle nostre ferite, dai nostri traumi. Abbiamo la possibilità e l’opportunità di realizzare la nostra vita, il nostro progetto, separatamente dai nostri genitori, non siamo legati al fatto di non aver ricevuto. Quello che è impossibile fare da soli è possibile con l’aiuto di un’altra persona o di un gruppo di persone, perché ognuno di noi è un prezioso ed irrinunciabile arricchimento per l’altro.