IRINA PALM

di Graziella Lopez

 

Questo film parla di amore e lo fa attraverso l’esplorazione di un sentimento, davvero speciale: quello che lega una donna al proprio nipotino.

Siamo nelle campagne attorno a Londra. Maggie ha un nipotino gravemente ammalato, morirà. Solo una terapia in Australia può salvarlo, ma i genitori non hanno il denaro necessario per il viaggio. Maggie, la nonna, è disperata. Ha già venduto la casa per poter curare il nipote ed i soldi sono già finiti, chiede un prestito in banca ma le viene rifiutato. Va allora in città a cercare lavoro ma per lei, donna sulla sessantina, non ci sono possibilità, per la verità una possibilità si presenta: decide di accettare un “ lavoro particolare” presso un club a luci rosse. E’ l’unico modo per salvare suo nipote da morte certa. Per amore verso un figlio, un parente, una persona cara si è disposti a fare qualsiasi cosa. Ma c’è un limite morale a questo qualunque cosa? Il film ci fa immergere in questa tematica, scuotendo i nostri tabù con forza e leggerezza. Maggie si spinge in territori inesplorati e scabrosi, ma meno ipocriti di quelli che è solita frequentare alla luce del sole. Le amiche pronte a giudicare, ma non disponibili ad aiutare lei e il suo nipotino. “Questo lavoro” le fa riscoprire un appeal che pensava di non avere più. Affinerà a tal punto la propria abilità nel “lavoro” da diventare la più richiesta, ci sarà la fila per ‘Irina Palm’. Irina Palm, evocatrice di seduzione e sensualità sarà il nome che prenderà nel Sexy World. Ma in effetti Irina Palm non esiste fuori di quel luogo. Irina Palm è un mezzo che consente a Maggie di realizzare il suo sogno: la speranza di guarigione del nipotino da tempo malato e una nuova opportunità per la sua vita. “Maggie sente che questa è un’occasione per potersi dare un progetto di amore autentico che miri ad aiutare il nipote, ma attraverso lui aiutare se stessa” (dalla locandina del film "Irina Palm" del Centro per lo sviluppo della Persona di Taranto).

 

E’ un film d’amore e molto di dolore, anche se l’attenzione è sulla possibilità di superarlo. Proviamo a riflettere su Maggie, questa nonna che ha un unico figlio e un unico nipotino, malato di una malattia rarissima che lo sta consumando. Possiamo immaginare il dolore straziante sia dei genitori che di Maggie. E’ talmente urgente la cura per questo bambino che non ci si può neppure fermare a soffrire. Questa nonna poteva mettersi nella situazione di vittima, non aveva nessuna possibilità di risolvere il problema ovvero trovare i soldi, alla sua età poi. Ella trasforma questo grande dolore, si apre alla vita e l’unica possibilità che la vita le offre, anche se frontalmente conflittuale con i suoi principi morali, lei l’abbraccia. Non c’è volgarità nei gesti di Maggie, non c’è nulla di scabroso nella sua scelta. Possiamo dire che un grande dolore, unito alle opportunità che la vita ci offre, se noi non ci chiudiamo, ci dà la possibilità di creare una grande forza per noi e per gli altri. “Maggie decide di utilizzare questo evento che irrompe nella sua vita per cominciare a trasformare la sua vita. Dovrà imparare a prendersi cura di sé, a volersi bene a considerarsi un valore. Ella è una donna trascurata, che non si riconosce alcun valore, “non sa fare niente”, ha rinunciato al suo essere donna; sa solo essere madre, una madre troppo presente nella vita di suo figlio: ha le chiavi di casa di quest’ultimo. L’unica storia d’amore è stata mortificante, il marito la tradiva con una delle sue amiche” (dalla locandina del film “Irina Palm” del Centro per lo sviluppo della Persona di Taranto).

 

L’amore, dice Fromm, è un potere attivo dell’uomo, è una capacità di scegliere liberamente.

Maggie sceglie liberamente di fare il dono al suo nipotino, ella si supera, si trascende e decide nella libertà di fare un lavoro, che in situazioni normali non avrebbe mai fatto. Diciamo che lei si centra sulla sua dimensione spirituale. Sappiamo, come dice Antonio Mercurio, che l’essere umano maturo è capace di amare se stesso e gli altri, ma se non sappiamo amare noi stessi non possiamo neppure amare gli altri. Ci possiamo chiedere se Maggie “non si sacrifichi troppo” oppure se la sua dignità è rispettata. Analizziamo, primo ella decide nella libertà, due ella sa che è l’unico modo per salvare suo nipote, quindi quello che potrebbe sembrare un non rispetto per se stessa non è altro che la sua capacità di trascendersi. Si pone un problema: fino a che punto è giusto e sano occuparsi degli altri e dimenticarsi di se stessi? Forse si dovrà trovare un equilibrio tra amore e sacrificio, tra amore di sé e amore per l’altro. Questo equilibrio dipenderà dalla storia personale di ciascuno, dal proprio percorso, dai propri valori. Quello che può essere “giusto” per una persona può non esserlo per un’altra. Atteggiamenti di altruismo possono celare a volte scarsa stima verso sé stessi, il bisogno di prendersi cura dell’altro potrebbe nascondere il forte desiderio invece che qualcuno si prenda cura di noi. E’ necessario imparare a mettere se stessi al centro della propria vita, pensare di meritare di amarsi e di esseri amati e di esseri felici.

 La scelta di amore e il coraggio permetteranno a Maggie di cambiare profondamente. Attraverso il percorso che fa, in cui affronta molte difficoltà, lei smette di vivere nella menzogna e nell’ipocrisia; comincia a dire la verità, rivela alle amiche il lavoro che fa, dice all’amica che sa che aveva avuto una relazione col marito. E’ più immorale fare “il suo lavoro” o rubare l’uomo alla propria amica? Un’amica che non le interessa niente se un bambino sta per morire, che continua a fare tornei di carte, non facendosi scalfire da niente e da nessuno. Maggie si apre all’amicizia con Luisa, la ragazza che le insegna i trucchi del mestiere, si confidano, si capiscono. Entrambe hanno una storia molto dolorosa alle spalle ma poi quella bella amicizia, si rompe nonostante tutto Maggie non riesce a farle capire che lei non voleva rubarle il lavoro e che è disposta anche ad aiutarla. E comunque Maggie, si vive un incontro di amore e di complicità con Luisa, in quel momento così difficile, che le permetterà di reagire con forza e determinazione. Anche il rapporto con Miki, il proprietario del locale, che all’inizio è basato sullo sfruttamento si trasforma. Si confidano. Lui la fa partecipe del suo dolore: la moglie che voleva fare il medico l’aveva abbandonato. Lei gli chiede: che devo fare? Ho un nipotino gravissimo e faccio questo lavoro. Anche Miki ha un sogno, trasferirsi nelle isole bellissime, anche per lui quel lavoro finirà. Tra i due, che hanno un sogno e che per realizzarlo si trovano in quel luogo infernale, comincia una storia d’amore.

 

Le tematiche di questo bellissimo film sono molte e piene di sfumature sicuramente la protagonista è Maggie, ma anche gli altri personaggi sono fondamentali e potremmo pensare che ogni personaggio corrisponde a parti nostre e che quindi tutti i personaggi messi insieme sono le parti di un individuo. Quando si deve affrontare il dolore: c’è il padre del bambino, Tom, che esprime lo scoramento, non ce la fa più; sta soccombendo al dolore. La madre del bambino, Sarah, può rappresentare la capacità insieme a Maggie di non perdere mai la speranza e di vedere la bellezza del dono, anche se realizzato in un posto d’inferno.

Luisa, la “collega di lavoro” di Maggie, impersona la decisione di restare in posizioni vittimistiche e invidiose, perpetua decisioni di odio verso se stessa e verso gli altri e non riesce a perdonare e a perdonarsi.

Miki rappresenta il desiderio di sfruttamento e l’avidità: gli altri non contano e quando non servono più ci si libera di loro. Ma Miki rappresenta anche la capacità di cambiare rotta quando ci si rende conto di aver perso la strada, ha solo bisogno d’amore e gli basta poco per ricominciare.

 

Inferno e paradiso si confondono e si fondono, non ci può essere l’uno senza che ci sia l'altro. Le rigide regole morali sono uno steccato interposto tra questi due mondi che impediscono il loro incontro.

 

“Un artista è colui che assume su di sé tutta la responsabilità della sua vita e non spreca nulla di quanto gli è accaduto o gli accade per realizzare la sua opera d’arte”.    ( A. Mercurio )

 

Per attuare una trasformazione, come ad esempio fa Maggie, occorre utilizzare quello che si è, sia le parti positive che le parti negative, le parti "oscure" e le parti di luce. L’artista trasforma i materiali poveri e ne fa un’opera d’arte, l’essere umano trasforma i dolori, i traumi, le ferite, le depressioni, i lutti, la rabbia, il rancore, la vendetta e così via. Si può fare la fusione, la sintesi tra queste parti negative e positive come la capacità di amare, di perdonare, di creare armonia, di condividere di superare le difficoltà. Le une non possono esistere senza le altre, ovvero occorre acquisire la capacità di prendere dal negativo e dal positivo il meglio per poter attuare una trasformazione, per trasformare la propria vita in “un’opera d’arte.”