RIFLESSIONI SUL PERDONO

Di Graziella Lopez

LA STORIA

 

Il Vento del perdono è un film ambientato nel Wyoming.

Su uno sfondo di montagne ammantate da conifere, si svolge lenta e ripetitiva la quotidianità di un cowboy rugoso quanto fascinoso, rude e ruvido chiuso in un dolore che non riesce ad arginare in nessun modo.

Einer, Robert Redford, vive una dimensione senza tempo.

La vita che aveva sempre creduto di dominare improvvisamente subisce una virata con la morte dell’unico figlio.

Caduto in ginocchio non sembra più essere in grado di risollevarsi e tutto va lentamente  in disfacimento.

Gli eventi non lo aiutano. Non essendo più presente a se stesso si ritrova a dover vendere il bestiame per mantenere la fattoria. Sua moglie lo abbandona, va via con un altro uomo e Mitch (Morgan Freeman), il suo migliore amico, viene quasi sbranato da un orso.

Cinico, senza alcuna progettualità per l’avvenire, vive di ricordi all’ombra di un passato che non tornerà.

Ma qualcosa si muove da lontano.

June (Jennifer Lopez) - bella donna tormentata dai sensi di colpa per aver causato l’incidente costato la vita a Griffit - dopo aver sopportato violenze e abusi dai suoi fidanzati, decide di tornare alla fattoria del suocero assieme alla figlia undicenne, Griff.

L’evento costringe Einer ad immergersi nuovamente in un  dolore lancinante e ad affrontare la realtà. 

June, odiata fino a quel momento con tutte le restanti forze per aver “ucciso” suo figlio, torna con una nipotina. Il passato si ricongiunge al presente.

Il film è intriso di sentimenti contrastanti, opposti. Ogni personaggio percorre tappe obbligate per arrivare a raggiungere il proprio sé: odio, rancore, desiderio di vendetta, comprensione, perdono, amore, libertà.

Dimostra come l’odio vincoli ed intrappoli in ruoli da cui poi è difficile liberarsi, come pian piano si insinua divenendo una gabbia terrificante rubando significato alla vita.

Il perdono è visto come un vento che soffia forte per spazzare via aridità e cinismo e lasciare aperti nuovi ventagli di possibilità a chi credeva di non averne più.

 

 

IL PERDONO

 

Il perdono è un processo fondamentale per il nostro sviluppo psichico ed esistenziale, siamo chiamati più volte ad affrontarlo nell’arco della nostra esistenza.

Il cammino, il percorso che porta al perdono è senza fine, non si perdona una sola volta. Perdonare significa affrontare il dolore del rifiuto e dell’abbandono con impegno, positività, creatività e responsabilità. Questa, se vi riflettiamo, è la vera vendetta. Il processo del perdono non è un evento spontaneo, naturale, automatico, quanto piuttosto un cammino impegnativo che richiede molta  forza e un grande amore verso se stessi. Le nostre problematiche si ripresentano costantemente nella nostra vita, occorre perciò ogni volta rinnovare la nostra decisione. Perdonarsi vuol dire uscire fuori da un gioco ripetitivo: di fare a noi stessi quello che di più doloroso è stato fatto a noi. Significa smettere di perpetuare un dolore che altri ci hanno arrecato. Il perdono scioglie un legame e rende liberi. Nasce dalla libertà e crea libertà. Attraverso il perdono noi accettiamo quella parte di vita che ci è stata donata e che è rimasta oscurata dall’odio. Si squarcia un velo e finalmente riusciamo a vedere la possibilità di  donarci ciò di cui abbiamo veramente bisogno. Perdonarsi è libertà di esprimersi, attraverso un passaggio significativo e semplice: trasformare la pretesa nella richiesta.

Il perdono è  un’occasione per migliorare se stessi, una ricchezza inesauribile a cui possiamo attingere. Per attuarlo occorre affrontare conflitti, comportamenti reattivi e ripetitivi… conoscere l’odio che alberga nei nostri cuori, il bisogno e desiderio di vendetta, il rancore.

A volte rimaniamo inchiodati ad una rabbia devastante  che ci distrugge la vita, ma caparbiamente non  rinunciamo a quella nostra parte distruttiva. Quante volte capita di voler rimanere legati al rancore? Quante volte scegliamo strade senza uscita? Farsi del male è una vendetta nei confronti dei propri genitori, ma in definitiva si fa male solo a se stessi. Perdonare significa fare pace con la propria storia e diventare protagonisti del proprio destino e non vittime. Per poter perdonare i nostri genitori occorrerà ricordare e valorizzare i loro aspetti positivi e perdonare loro quegli atteggiamenti e comportamenti che ci hanno arrecato dolore, riconoscendo le loro difficoltà, le loro paure, le loro libertà, come persone diverse e separate da noi. Il perdono nei confronti dei genitori coincide con il più profondo amore per se stessi. Altrettanto si può dire nei confronti di tutte le altre persone. Alla domanda “come si riesce a perdonare?” si può rispondere semplicemente: ricordando e valorizzando gli aspetti positivi… trovando un perché  agli atteggiamenti e comportamenti che ci hanno arrecato dolore… riconoscendo le difficoltà, paure, libertà, degli altri in quanto persone diverse e separate da noi.

 

Occorre coraggio per guardare fino in fondo tutto l’odio che abbiamo verso di noi e verso gli altri, per imparare a perdonarci nelle nostre parti reattive, infantili. Occorre provare tenerezza per il nostro bambino interiore, accoglierlo ed amarlo. È sicuramente  più facile perdonare gli altri che se stessi. Ma occorre sottolineare che i due aspetti sono collegati. L’uno non si può  realizzare senza l’altro. Il perdono per l’altro conduce infatti ad un maggiore amore e considerazione per  la propria persona. La capacità di amarci è legata alla capacità di perdonarci. Tanto più saremo in grado di amare tanto più saremo capaci di perdonare, conquistare la libertà, riuscendo a trasformare reattività in creatività.

I legami di odio incombono su di noi come una spada di Damocle. Possono manifestarsi con depressione, non senso della vita, attacchi di panico, un’oscura paura che si debba”pagare un prezzo” per l’odio che si prova, senza considerare il dispendio di energie incapsulate che non entrano in circolo. Il perdono, ovvero la scelta di non odiare, permette di utilizzare energie ”ritrovate” per creare e per realizzare i sogni. La strada che porta al perdono va cercata... Possiamo concludere la nostra riflessione sul perdono con le bellissime parole di Louise Hay: "… liberarci del passato e perdonare tutti. Potremo non sapere come si perdona o non voler perdonare, ma se affermiamo che siamo disposti a perdonare stiamo già iniziando il processo di trasformazione. Non è necessario sapere come si perdona, è sufficiente essere disposti a perdonare, l'universo si occuperà di come.

Perdonare significa lasciare andare completamente l’esperienza dolorosa del passato e vivere nel momento presente… affidarsi alla vita e cavalcarne l’onda, non opponendosi ad essa, sicuri che se noi avremo un progetto positivo tutte le forze dell’universo, gli altri, ci sosterranno... al contrario, se noi avremo un progetto negativo anche l’universo, gli altri, rafforzeranno il nostro progetto negativo”.