Antonino De Francesco – Anna Pezza

 

                          IL VENTO DEL PERDONO

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* INTRODUZIONE

 

 Dolore, odio e perdono sembrano sconosciuti nella società consumistica, buonista ed edonista di oggi. Non se ne parla… se non per scoop televisivi al fine di aumentare l’audience dei programmi o incrementare le tirature dei giornali.

Non è facile  ricercarli e riconoscerli. Il perdono di cui qui si parla non è certo quello  richiesto alle vittime dai giornalisti televisivi nell’imminenza di efferati  delitti e/o misfatti…

Il perdono, svilito, sminuito viene annullato, perde di ogni significato e contenuto.

Una strada obbligatoria affinché questo sentimento abbia un significato reale sembra dover necessariamente attraversare dolore, rabbia, rancore, odio.

   Non può essere elargito per atto di bontà, come  continuamente richiede la Chiesa cattolica. Occorre invece comprendere le ragioni, dell’altro o del nostro Io psichico e farle proprie… elaborarle assieme al dolore inaspettato che ci è piovuto addosso e al conseguenziale odio o rancore.

  

**LA NOTTE DELL’ODIO

 

 Il film inizia… il buio di una notte come tante altre va scemando…  un orso, un Grizzly, si aggira nei pressi di  una fattoria in modo apparentemente casuale. Si avvicina alla tomba di un uomo e istintivamente annusa la lapide. Lo sguardo cade su una scritta inquietante… un epitaffio : “una vita incompiuta”…

   Il buio si dirada e nella primissima fioca luce dell’alba si spalancano paesaggi di rara bellezza.

Foreste di conifere avvolgono le impervie montagne del Wyoming puntando il dito sul fascino di una natura troppo immensa per essere compresa. Il fiato rimane sospeso.

Ma già dai primi fotogrammi si delinea l’immobilismo assoluto e palpabile di esistenze ormai prive di significato.

Il tempo sembra cristallizzato, aria stantia di vecchie soffitte. Respiri asfittici in gestualità ripetute all’infinito. Insomma una dimensione senza età, senza vita.

  Einar Gilkyson, interpretato da Robert Redford, è un vecchio allevatore che ha voltato le spalle al resto del mondo, dopo la morte del suo unico figlio.

L’unica persona con la quale intrattiene ancora rapporti è un suo grande amico e braccio destro, Mitch Bradley (Morgan Freeman).

Già si intravedono i primi legami. Mitch è stato quasi sbranato dal grizzly, Einar, non è riuscito a salvare in tempo l’amico, ma in compenso lo accudisce per il resto dei giorni.

Nel film, Mitch rappresenta la coscienza critica di Einer, mentre l’orso è la rappresentazione visiva delle angosce e paure che ognuno porta dentro di sé.

 

Dietro l’apparente serenità di una vita contadina dura e faticosa che si svolge sullo scenario di immensi campi immersi nel verde, si celano amarezza e risentimento.

 

Einer, ha un dolore enorme che non è riuscito a sciogliere. La prematura scomparsa del figlio. Non è capace di perdonare la nuora di essere stata alla guida dell’auto al momento dell’incidente.

Un muro di rancore lo separa dal resto del modo. Tutto nella sua vita è rimasto fermo, la sua vita va in pezzi, in disfacimento, in rovina, così come la fattoria.

Ma un giorno la nuora Jean ( Jennifer Lopez), insieme alla figlia undicenne, bussa alla porta in cerca di un luogo sicuro.

Jean è una bella donna, sensibile, ma tormentata da sensi di colpa. Quasi a voler espiare un errore, si lega ad individui di basso livello, arroganti e prepotenti che le usano violenza,

Senza un lavoro e senza soldi, sotto la spinta ostinata della bambina, decide di sottrarsi finalmente a quel genere di abusi familiari.

Non ha nessun posto dove andare, quindi a denti stretti decide di tornare alla fattoria e chiedere ospitalità al suocero solo per il tempo necessario a trovare un lavoro.

Einer non era stato informato della nascita di Griffit, e guardare negli occhi quell’esserino, sangue del suo sangue, improvvisamente fa riemergere il passato sotto un’altra forma. La nipotina infatti rappresenta l’anello di congiunzione tra presente e passato.

Accetta di ospitarle, ma la convivenza sarà resa difficilissima dall’odio che ancora pervade l’anziano cow-boy.

I cammini esistenziali che si snodano e si dipanano sono: la famiglia, il rapporto tra differenti generazioni, la memoria, l’amore, lo scontro, la riconciliazione.

Il tema del film è la riconciliazione attraverso il perdono.

L’incapacità di perdonare e di perdonarsi diviene un tormento insostenibile, una gabbia interiore, immobilità e immobilismo.

La trama si sviluppa sul dolore per la morte e il conforto degli affetti, sulla rabbia del rancore e la pace del perdono.

 

*** LA FORZA SILENZIOSA DEL SE’

 

 

 Non è facile muovere i primi passi per uscire dall’immobilismo e distaccarsi dall’odio verso  se stessi. Sono tanti gli ostacoli che si incontrano sul percorso che giunge al perdono, quindi alla libertà. Nel film un esempio può essere rappresentato  dalla macchina sulla quale madre e figlia si allontanano, in una delle prime scene del film.

Ancora una volta immobili, bloccate, impotenti, nel buio della notte della loro esistenza…non ancora giunta al chiarore dell’alba, non si fermeranno davanti a nessun banale contrattempo.

   La forza del Sé si è messa in moto e non si arresterà più di fronte ai tanti ostacoli che sarà necessario superare affinché  il vento forte del perdono sopravvenga come un sollievo…

   La rabbia nei confronti del suocero ha impedito a Jane di stabilire un contatto tra  Griff ed Einer  ed anche nel momento un cui rivela alla bambina l’esistenza di un nonno lo definisce “ niente di speciale”…  

Questo però non la ferma, nel  percorso verso una liberazione. Riesce senza difficoltà chiedere allo stesso Einer di ospitarle …

Anche il cowboy dopo aver risposto di getto “non ti voglio qui”  accondiscende, pur se in modo palesemente forzato!

   Il tempo passa e  la bambina si afferma modificando la volontà dell’intero gruppo. È ora di uscire dall’immobilismo. Einer, sollecitato dalla fermezza di Griff, inizia a sgretolarsi.

 

 

 

 

Un altro motore che si rompe lo costringe a

muoversi… piano piano, con fatica… per  recarsi  in città.

Costretto ad usare una vecchia bicicletta, verosimilmente cigolante, brutta, scomoda, con una strana e “ridicola bandierina” piantata dietro il sedile…sembra andare lentamente…incontro ad una nuova vita.

In un bar, da una vecchia amica, durante una colluttazione con aria di sufficienza pronuncia una frase che sorprende anche lui “ la vita è così… in un attimo, puoi perdere tutto ciò che avevi!”. Sembra essere una prima ammissione, un primo passo verso l’accettazione dell’ineluttabilità del fato.

 

  Quello tra Griff  e Mitch è un mix micidiale… dopo una iniziale, inevitabile, diffidenza… inizia un rapporto complice che li condurrà alla ricerca di un nuovo modo di essere e  rapportarsi alla vita.

   Mitch ha visto in faccia la morte, i segni ancora evidenti sul suo volto sono drammatici, terribili a vedersi anche per lui…

Gli è stata concessa un’altra opportunità, quindi è la persona giusta per intraprendere un nuovo percorso verso la vita!

  Jane incontra lo sceriffo del paese. Un uomo decisamente diverso da quelli frequentati fino a quel momento, sincero, equilibrato, leale, protettivo.  Tenta di resistere ma alla fine se ne  innamora… E’ un primo passo anche per lei verso una vita diversa, una nuova possibilità.

 

 

 

**** LE DIFFICOLTA’ PER USCIRE DALL’IMMOBILISMO  

 

 

Attraverso infinite difficoltà e contraddizioni, il progetto del Sé corale va avanti lentamente.

Griff reclama un futuro migliore

Einer, è ancora immerso nell’odio: il bestiame non c’è più… ha dovuto venderlo per sopravvivere… Griffith è morto, Mitch è stato sbranato, Nelly (la moglie) se ne è andata con un altro e come lui stesso dice …”non tutto si può rimpiazzare!”

   Nel clima ancora torbido, intriso di odio e immobilismo, neppure un incidente è considerato nella sua reale entità, Einer ha bisogno di demonizzare June, per non guardarsi dentro.

Durante una partita a carte Mitch chiede:

-”Einer… la sua presenza ti distrugge?”…

­-“Quella donna ha ucciso mio figlio” …

 -“No…  non è così, è stato un incidente d’auto…  li chiamano incidenti perché non è colpa di nessuno”…

-”Li chiamano così perché i colpevoli si sentano un po’ meglio… per me li possono chiamare come vogliono… mio figlio è morto..”

-“Ma tua nipote no e nemmeno tu” .

 Un dubbio finalmente si insinua in Einer. Con atteggiamento ostile interrompe la partita, ma decide di non bere. Lascia intatta la bottiglia…

  

   …Il mattino dopo accompagnato da Griff si reca nello zoo in cui  hanno rinchiuso il Grizzly. Mitch gli ha chiesto di sfamare il suo aggressore. In realtà vuole costringere l’amico a considerare l’animale nella sua reale entità e natura…e non solo come feroce carnefice.

   L’orso rappresenta la parte istintuale di ognuno … L’Io psichico… reattivo… vendicativo… violento… non controllabile… Quella parte che occorre imparare a conoscere, ad addomesticare e…a perdonare, per  impedirgli di far danni incontrollati e incontrollabili…

   Il confronto tra odio e amore… tra Io psichico e Sé… comincia a delinearsi…

Nell’alternanza tra il vecchio clima di odio e il desiderio di amore, i personaggi sono ancora scollegati.

Griff apparecchia la tavola per il pranzo con dei fiori di campagna. Einer cinico domanda:

-“Cosa sono?”

-“Sono fiori”

-“Ma quali fiori…sono erbacce!”

Ma poi è pronto a ricondurla su un piano più morbido quando la bambina con fare aggressivo, praticamente ingelosita e preoccupata per la presenza di un uomo  accanto alla madre,  caccia lo sceriffo in malo modo.


 

******SI ALZA UN REFOLO DI VITA

 

 

 Gary, il fidanzato violento di Jane appare all’improvviso.

Einer decide di proteggerla.

Con un fucile puntato  costringe l’energumeno ad allontanarsi.

Torna a casa e affronta Jane,  accusandola di avere una relazione con lo sceriffo, di non averlo messo al corrente della nascita di Griff… lei esplode…

-“Certo è colpa mia, Einer, non  è sempre colpa mia?”

Poi si calma e parla per la prima volta dell’incidente.

Il caso… erano stanchi, assonnati, pioveva ma non volevano arrivare tardi ad un rodeo… Griffit lancia una monetina, Jane perde e si mette alla guida.

 

-“Io voglio sapere cosa ha ucciso mio figlio…”

-“L’ho ucciso io va bene?...è questo che vuoi sentire?.. non gli spiccioli che avevamo in tasca o quello schifo di caffè… o la pioggia… è stata colpa mia… io mi sono addormenta, abbiamo cappottato sei volte…

Ho ucciso Griffin… non ho niente in contrario ad ammetterlo…

Credi che possa dimenticarlo?... Credi che non soffra ogni giorno per questo?

Però io ho tentato di continuare a vivere… tu non lo hai fatto… è per questo che mi odi tanto?

Ti comporti come se io ti avessi ucciso il giorno in cui è morto Griffin… Benissimo. Sdraiati così possiamo seppellirti o hai paura che non venga nessuno al tuo funerale?”…

Jane è arrabbiata ma anche decisa a non dover più sopportare. Si trasferisce dall’amica,  insieme a Griff.

Per Einer è un colpo durissimo perchè la bambina è divenuta un motivo per riprendere a vivere.

Somiglia a suo figlio e vive quella fase dell’esistenza in cui ci si aspetta ancora il meglio dalla vita.

 

   Presso la tomba del figlio Einer  confessa: “ Vorrei tu sapessi… che io ci ho provato… perdonare non è facile per me”…

 

 Mitch, coscienza critica, lo redarguisce ”…  sono rimasto sveglio tutta la notte a pensare quando la smetterai di avercela con il mondo intero!? Forse non ricordi quanto Griffit desiderasse andare via da qui”.

 

Il messaggio è ancora troppo duro per Einer che sbotta e se ne va.

Il poeta Gilbran saggiamente scrive: “i tuoi figli non sono figli tuoi, sono i figli e le figlie della vita stessa!… Tu puoi dar dimora al loro corpo ma non alla loro anima…perché la loro anima abita nella casa dell’avvenire dove a te non è dato entrare…Tu sei l’arco che lancia i figli verso il domani”.

 

Griff non vuole tornare indietro, comincia finalmente a respirare aria di famiglia e scappa tornando dal nonno.

  

 Jane si apre e con liberazione confida allo sceriffo di aver sopportato lo squallore degli anni precedenti perché non credeva di meritare di meglio.

 

Mitch chiede ad Einer di liberare l’orso.


 

 

******* SOFFIA IL VENTO DEL PERDONO: Ora, finalmente, il “vento del perdono” soffia impetuoso… al punto che Einer… rifugiatosi sulla tomba del figlio… confessa di essere confuso…di non farne una giusta e abbandona l’odio nel quale è rimasto invischiato per troppi anni…

Il quadro cambia, con la scusa di accompagnare Griff nel bar in cui lavora la madre, tenta un abbozzo di complimento con la frase: “non si diventa una ragazza in gamba per caso…” riferita alla nipote e chiede a Jane di tornare al ranch…

Sollevata la nube di odio che avvolgeva ogni cosa i  personaggi iniziano a muoversi…ad eccezione di Gary…tenacemente avvinghiato alla sua modalità di sempre…

La liberazione dell’orso simboleggia l’abbandono di rancore… odio… vendetta… castrazione .

 Nel letto d’ospedale sul quale finisce in seguito all’aggressione subita dal Grizzly mentre tentava di liberarlo, Einer  arriva a pronunciare la fatidica frase con la quale si libera totalmente dal rancore.. “un incidente è un incidente”!

 Confessa a June e Griffit di essere stato ubriaco la sera dell’aggressione di Mitch.

   L’orso…nuovamente libero incontra ancora Mitch… e dopo aver mostrato tutta la capacità aggressiva di cui è corredato geneticamente, se va  per la sua strada!

   Ora ognuno è in grado di perdonare non solo l’altro ma soprattutto se stesso.

Il vento del perdono si alza forte, sollevando finalmente progetti di vita.

Il ritrovato orgoglio di famiglia consente a tutto il gruppo  di respingere l’ennesimo, violento, prepotente, attacco di Gary… E  a Jane di introdurvi un nuovo componente…lo sceriffo, ora accolto da tutti!

   Ora la vita di ognuno può dirsi compiuta… ma non certo esaurita.


********CONCLUSIONI

 

 

Perdonare significa liberarsi dall’odio, dal bisogno e desiderio di vendetta, dal rancore.

Non reagire alle provocazioni, ma piuttosto agire attraverso la responsabilità di scelte autonome.

Valutare, guardarsi dentro, per riconoscere la forza dei sentimenti che spingono nelle varie direzioni.

Occorre coraggio per osservare fino in fondo e abbandonare  scuse e pretesti che fungono da ancore, zavorre penose.  

L’odio è un legame fortissimo che non consente nessuna libertà, anzi crea dipendenza. Costringe nel campo della re-azione, lì dove non esistono scelte autonome.

Con una rappresentazione forzata si può  paragonare ad un bue inferocito che gira sempre attorno allo stesso pozzo.

Trovarsi continuamente sotto lo scacco di un’unica emozione depreda della creatività, perché le energie spese entrano in un circolo vizioso, in una morte anticipata. Facile dunque divenire preda di ansia, depressione, attacchi di panico.

Perdonare significa non cristallizzare il tempo al passato, ma scegliere di lasciarselo alle spalle e vivere liberamente il presente.

Il perdono è un vento… un soffio di vita, una carezza che rimargina ferite e dolori permettendoci di guardare al futuro… Una nuova possibilità.

Quando si parla di odio subito viene alla mente quello provato per qualcun’altro.

Ma quanti di noi hanno percezione reale dell’odio verso se stessi?

Questa è forse la forma più difficile da individuare e sopportare.

L’odio verso se stessi priva della possibilità di sperare in futuro migliore, di evolvere. Intrappola senza concedere alternative.

Rintracciarlo, riconoscerlo, viverlo, elaboralo è un percorso obbligato per liberarsene.

Uscire dalla sua dimensione significa appunto perdonare… perdonarsi… rintracciare se stessi, imparare ad amarsi e recuperare la fiducia in se stessi quindi la capacità di spaziare in ogni direzione.

Il perdono è uno dei passaggi più difficili ed ardui lungo il cammino verso la propria serenità, verso la propria realizzazione.

   Perdonare non è facile: ancora meno facile è perdonarsi. Eppure il perdono è l’unica medicina che scioglie il granito dell’odio, è una decisione profonda che comporta determinazione, fermezza e risolutezza, che va scelta e ri-scelta molte volte nel corso della vita, soprattutto nei momenti difficili e dolorosi. È una scintilla che porta finalmente luce in quei luoghi profondi dell’animo dove la luce sembra non essere mai giunta. È  l’onda del mare che pazientemente discioglie anche i macigni più duri e ostinati.

Perdonarsi significa potersi finalmente concedere quella carezza morbida che mai prima di allora era stata concessa, anche e soprattutto con la nostra complicità.
Il ruolo del perdono è quindi uno dei cambiamenti più profondi che l’individuo affronta nel corso della propria vita e un evento fondamentale lungo il cammino dell’individuazione e dell’affermazione autentica di Sé.

 

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