Rosso come il cielo

di Laura Caccavo

Trama

Il film racconta una storia reale, quella di Mirco Mencacci, uno dei più stimati montatori del suono in Italia. Le scene iniziali, ambientate in una nostalgica Toscana dei primissimi anni '70, spiegano come avviene l'incidente in cui Mirco bambino ha perduto progressivamente la vista. Dato che, come é sottolineato nei titoli di coda, fino al 1985 in Italia i bambini non vedenti non potevano frequentare le scuole pubbliche, o la famiglia pagava loro un costoso maestro privato, o toccava rivolgersi all'unica struttura esistente, un collegio religioso a Genova. Ed e lì che finisce il piccolo Mirco, bambino un po' speciale grazie alla sua forte passione per il cinema, delle cui immagini non potendo più godere si accontenta di ricostruire i suoni. Ecco che, dopo avere portato i compagni al cinema di nascosto con la complicità di un'amichetta, Mirco si ingegna a registrare i suoni che lo circondano, anche ricostruendoli artificialmente per incidere con i nuovi amici, una suggestiva fiaba sonora. Ma andare controcorrente ha un prezzo, ed il bambino è espulso dal severo ed ottuso direttore; la sua storia però colpisce un suo amico più grande, un operaio non vedente che coinvolge gli studenti e gli operai della città con una manifestazione pro Mirco, cui saranno infine riaperte le porte della scuola e della vita.
 
La figura del protagonista è delineata con profondità, mettendo in luce le sue doti di piccolo eroe che riesce nel corso della storia film a scardinare i pregiudizi grazie alle sue doti: la creatività, il suo non cedere al conformismo, realizzare un progetto in comune con gli altri bambini, trasformando il conflitto di potere con il suo antagonista, nonostante non manchino in questo percorso i momenti di rabbia e di sconforto. Bella la scena in cui alla recita finale i genitori acconsentono a bendarsi, gettando i loro pregiudizi alle ortiche per calarsi nel mondo di ombre, non per forza spaventose, dei propri figli.

 

Spunti di riflessione
 

·    Ostacoli: 
 
1.       Interni -     conformismo, rabbia, frustrazione, meccanismi di difesa: all'inizio, infatti, Mirco non accetta l'handicap negandolo (io ci vedo, oppure quando preme l'interruttore più volte e dice che non funziona. ), però i meccanismi di difesa possono avere un valore positivo e sono fonte di energia per una potenziale possibilità di avvicinarsi a piccoli passi verso la situazione dalla quale in quel momento si deve fuggire (da "Le leggi della vita" di A. Mercurio).
 
2.     Esterni -     il direttore dell'istituto che afferma che la liberta non può essere dei ciechi, "noi qui abbiamo regole", mettendo subito l'accento sulle difficoltà e sul fatto che il futuro di Mirco sarebbe stato come quello di tanti altri nella sua condizione, tessitore o centralinista, in questo modo chiudendo qualsiasi altra prospettiva individuale e togliendo la speranza. Di fronte al padre che afferma che Mirco avrebbe potuto guarire lui risponde che occorre accettare quello che è successo, e questo naturalmente è espresso in chiave di un destino infausto ed irrimediabile.
 
  
·       
Alleati:

                    a differenza del severo direttore dell'istituto c'è la tenera disponibilità di Don Giulio (Paolo Sassanelli) ad attivare in Mirco quella disposizione all'avventura solo apparentemente smarritasi dopo l'incidente. E' proprio lui, infatti, a prestare al ragazzo un registratore (strumento per realizzare il suo sogno) che diviene presto una scatola magica attraverso la quale è possibile dare forma al mondo circostante, coi suoi rumori e le sue voci prima registrate e poi montate ad arte. Così il buio acquista colori speciali e l'ascolto si fa vista, senso in più. Il paziente maestro sacerdote con la sua sensibilità e la sua dolcezza è in grado di scorgere primo fra tutti il talento speciale di Mirco, di comunicare con lui in un linguaggio speciale e ribellarsi, proprio grazie al suo esempio, a delle regole stantie ed egoistiche. In questo è supportato dalla saggezza popolare (l'inserviente: se nessuno dice alla direttrice cosa è sbagliato.. e poi: non bisogna avere rimpianti). E' sempre il maestro che incita Mirco: "Hai altri 5 sensi: perché vuoi usarne uno solo? Hai un modo unico di avvicinarti alle cose, non te lo far togliere da nessuno". Mirco ha dalla sua la forza di chi è stato capace di rovesciare il segno negativo di un destino avverso, attraverso la forza del gioco creativo, della caparbietà, della curiosità di vedere cosa c'e dietro alle cose.
 
  
Una chiave di lettura (da "Le leggi della vita" di A. Mercurio).
 
Antonio Mercurio ci dice che noi siamo:
 
1.       Io corporeo: tutto ciò che riguarda il nostro corpo, il benessere o il malessere legato al nostro corpo, le reazioni fisiche, le pulsioni sessuali, le malattie psicosomatiche, le malattie organiche, e quindi i traumi fisici come in questo caso (la perdita della vista da parte del bambino) ecc.
 
2.     Io psichico: tutto ciò che è legato alla nostra psiche, è tutto il nostro bagaglio psicologico che inizia fin dalla vita intrauterina, i condizionamenti che abbiamo avuto affettivi, economici, sociali, educativi comunque introiettati
 
3.     Se o Io trascendentale: il centro più importante e più profondo della persona, una fonte inesauribile di energia positiva per la vita. Rappresenta tutto ciò che è legato ai valori, alla saggezza della persona che ci permette di capire ciò che è bene per noi, dove sono racchiusi tutti i nostri progetti che vorremmo realizzare e dove c'è tutta la nostra capacità trasformativa 
 
4.     Io persona: rappresenta la parte decisionale di noi stessi, tutto ciò che è legato alla decisione, alla scelta, alla libertà, alla responsabilità, segue le leggi della liberta.

 


I primi 3 elementi sono deterministici, solo l'IO Persona segue le leggi della libertà. Per vivere nella libertà è fondamentale darsi delle leggi, una è quella di decidere di autotrascendersi e di confrontarsi con la morte, occorre far morire l'io narcisistico o l'ideale dell'io, i quali alimentano la nostra onnipotenza. Un'altra libertà è riconoscere i condizionamenti ricevuti e superarli riuscendo ad inserirli in un progetto creativo. Rimanere fedeli a se stessi, scegliere la persona e non la maschera.
 
Mirco ha realizzato il suo sogno perché è stato capace di morire all'io narcisistico ed a rimanere fedele al suo progetto esistenziale ("La forza va unita con l'arte e con la saggezza, non con il destino tragico né con il vittimismo").
 
  
 Nota.

 Quando ritorna al paese ed i bambini giocano a mosca cieca, Mirco accetta di mettersi sotto e scopre di essere avvantaggiato perché abituato a muoversi tra le ombre..