ANCHE LIBERO VA BENE

di Roberta Manfredonia e Gabriella Maruca

 

 

 “Anche libero va bene”è un film sul dolore e sulla verità, che permette ai personaggi di incontrarsi a un livello molto profondo.

Il film apre le porte alla speranza, la speranza di non essere risucchiati dal dolore, la speranza di salire verso l'alto: ci riesce un bambino, possiamo riuscirci tutti.

 

A volte occorre incontrare il dolore per trasformare la nostra vita, perchè nel dolore c'è una grande energia .

Bisogna avere il coraggio di attraversare il dolore per poter uscire rigenerati altrimenti si rimane intrappolati.

La funzione del dolore è quella di spingerci a compiere i superamenti necessari a maturare, a divenire Persone.

Ci vuole saggezza e ci vuole arte per superarci, per trovare una soluzione creativa ad un conflitto che sembra insanabile.

 

Secondo l’Antropologia Personalistica Esistenziale di Antonio Mercurio: Persona è colui che si realizza come capacità di amarsi e di amare gli altri, come capacità di dare e ricevere amore.

 

E' un film sulla libertà conseguita a fatica, lacerando legami, alla ricerca della strada nascosta: quella fuori dagli schemi e dalle convenzioni, quella che sceglie chi si fa scegliere, quella che sopporta la fatica del cammino, quella che rispetta anche le scelte sbagliate, quella che aspetta che l'ordine riemerga dal caos.

 

“Un guerriero della luce sa che alcuni momenti si ripetono.

Spesso si ritrova davanti a problemi e

situazioni che ha già affrontato.

 

Allora si sente depresso, e pensa di essere incapace di

progredire nella vita, giacché i momenti difficili si sono ripresentati.

 

“Questo l'ho già passato”, si lamenta con il suo cuore.

“E' vero l'hai vissuto”, risponde il cuore. “Ma non l'hai superato”.

 

Il guerriero allora comprende che il ripetersi delle esperienze ha

un'unica finalità: insegnargli quello che non vuole comprendere.”

(Paulo Cohelo- Il Guerriero della luce”)

 

 

 

 

E' un film sulla solitudine e sull'abbandono.

Questo film rappresenta il trauma dell'abbandono ma anche le opportunità che la vita offre.

 

E’ un film sulla coralità: i personaggi hanno bisogno l’uno dell’altro per esplorare il loro mondo interno.

Anche noi possiamo aver bisogno degli altri e delle “pressioni” che ci rimandano, per arrivare a sciogliere un punto nodale della nostra vita.

 

E' un film sulla famiglia, composta da persone complesse, contraddittorie, felici e infelici, adulti e bambini  nella perenne insanabilità.

 

E’ la storia d’amore tra un padre e un figlio, la storia di due uomini innamorati della stessa donna.

 

Il regista pone in primo piano il rapporto tra un padre e un figlio che, seppur carico di tensioni irrisolte, comunica un'intensità emozionale che ha il sapore della verità e che permette ad entrambi di comprendersi e sostenersi l'uno sull'altro (la scena in cui Tommi sveglia in piena notte suo padre è molto significativa).

 

La circolazione delle emozioni è alla base della vita, le relazioni in cui non circolano emozioni sono vuote.

 

I personaggi del film, a modo loro, vivono le emozioni, non ci ragionano sopra e questo gli permette di esprimere il loro bisogno di amore e di alleggerire il dolore che provano.

 

Il padre-ragazzo (Renato), rimasto single,  è un uomo fragile,  vive coi suoi due figli, Viola e Tommi, abbandonato dalla moglie Stefania, cerca di condurre avanti al meglio la famiglia, ma non è semplice.

E' un cameraman indipendente, bello e nervoso, con pochi soldi, ricco d'una presunzione orgogliosa tale da fargli perdere spesso i lavori, in casa alterna  simpatia affettuosa e calore a brutali scoppi d'ira, deciso a educare bene i figli da solo.

 

La madre –bambina è una donna lacerata tra l’amore per i figli e il desiderio di fuga. E’ una donna con profonde nevrosi.

E’ espansiva e dà tanti baci ma ama il lusso e l’avventura: se ne va di casa, torna, va via di nuovo, traumatizzando tutti.

Renato riesce ad accogliere nuovamente la moglie in casa, nonostante ripetuti abbandoni, per soddisfare il bisogno di “essere una famiglia a tutti i costi”, per superare i sensi di colpa, i suoi fallimenti, senza tener conto del trauma che avrebbero subito i figli,  se la madre fosse andata nuovamente via.

Tommi sente subito un pericolo nel ritorno della madre, è consapevole che andrà via nuovamente, ma si affida alla vita e riesce, anche se per poco ad avere una madre che si occupa di lui.

 

Tommi è il vero protagonista del film, attorno a cui ruotano ansie e nevrosi della famiglia  chi ne soffre di più è lui.

La sorella adolescente è brava in casa, pratica, in piena esplosione ormonale è stuzzica Tommi con le sue curiosità sessuali, cerca di coinvolgere il fratello in qualche gioco amoroso e lui si indispettisce molto per questo, è ancora un bambino.

Entrambi hanno bisogno della madre.

 

 

Il rapporto con la madre è fondamentale nella strutturazione della personalità e del modo di essere nel mondo e di essere in relazione con gli altri ed in particolare con colui o colei che in qualsiasi momento della vita rappresenta il nostro oggetto  d'amore.

Molte delle nostre difficoltà di relazioni, dalla paura dell'amore e dell'intimità, fino al rancore ed alla nostra distruttività, che

inquinano le nostre relazioni, prendono le mosse da come abbiamo vissuto ed interiorizzato quel rapporto.

E' importante far emergere tutto il bene e tutto il male del rapporto con la madre, che influenza la nostra esistenza.

 

La madre “ Stefania” nonostante i vari abbandoni fatti subire alla sua famiglia, vuole riprovare a stare con loro, e prova a

mostrare la sua parte materna, racconta ai suoi figli di quando lei li aspettava e la loro nascita, cosa facevano quando erano piccoli, le emozioni che provava per loro, quanto li amasse. Chiede scusa cercando di spiegare le sue ragioni: “ ero giovanissima  ero risucchiata dal mio ruolo e non vivevo”.

I figli hanno l'opportunità di rientrare nell'utero per ripararlo e così potersene liberare.

 

Tommi è un bambino che nessuna aiuta a crescere, vive la sua infanzia come un succedersi di distacchi e di arrivi, questo provoca una guerra dentro di lui nella sua anima, causata dal disagio e angoscia per i conflitti dei loro genitori a cui assiste senza poter fare nulla.

E' vittima del fortissimo disagio psicologico proprio di coloro che l'hanno messo al mondo, scegliendo di amarli comunque al di là di tutto, delle continue fughe di sua madre e della frustrazione esasperata di suo padre.

Tommi è spettatore della rabbia di suo padre e della inguaribile fragilità della madre che riesce a comprendere con la sua disarmante maturità.

Tommi a volte cerca di inserirsi nelle problematiche familiari, a volte prende le distanze quando emerge l’amore per se stesso.

 

La solitudine lo spinge a rifugiarsi sul tetto percorrendolo con la rischiosa precarietà di tutta la sua vita.

Tommi è un osservatore della sua famiglia, guarda dall'alto ciò che accade, mai giudice, capace di recuperare le parti buone, utili per capire, per cambiare, per fare del bene.

Tommi è un bambino dolce e sensibile, che guarda il mondo con gli occhi disillusi, capace di scegliere la strada giusta, la strada dell'amore per sé e per il padre.

E' proprio Tommi che aiuta il padre ad uscire dalla spirale distruttiva alimentata dai sensi di colpa per non sentirsi un “buon” marito, un “buon” padre, un uomo.

 

Attraverso Tommi si può vedere la differenza di sguardo sul mondo che possono avere un padre e un figlio e cosa significa vivere l'infanzia ed essere figli della nostra infanzia, lottare con l'esperienza per difendere l'innocenza, voler vedere la vita con colori diversi, con i propri colori.

 

“La purezza di un bambino che ha già tanto da insegnare al mondo degli adulti, il figlio va incontro al padre, questo è l’amore”.

 

Il regista associa la “progettualità” ad un bambino poiché nel nostro immaginario il bambino può rappresentare quella parte della vita che è spontanea, creativa, aperta.

 

Ogni personaggio  possiamo ipotizzare possa  rappresentare le varie parti  di noi. Ogni parte può in qualche maniera appartenerci.

Tommi ad esempio potrebbe rappresentare la forza e l‘energia  che abbiamo di trascendere e di superare i condizionamenti psichici, quella sfera che noi abbiamo, che è legata alla libertà,e alla responsabilità, alla capacità decisionale di scegliere tra il bene e il male. Può rappresentare il nostro Sé. Intendiamo per Sé  la saggezza che ognuno di noi ha di sentire ciò che è buono per noi e attingere alla propria energia profonda per poter realizzare i propri progetti.

 

Tommi è costretto a crescere in fretta e a trovare in se stesso la forza di capire e di scegliere.

 

Renato agisce il classico meccanismo di proiezione dei propri desideri sul figlio Tommi.

 

Il titolo “anche libero va bene” spiega l'accomodante saggezza del protagonista Tommi: pressato dal padre a giocare a calcio come libero invece che come centrocampista, con la bontà di chi deve crescere in fretta, sospira: ”Anche libero va bene”.

 

Ed è proprio qui che il padre e il figlio si incontrano, con serenità, uscendo dall'assoluto e rinunciando alla pretesa di realizzare il proprio progetto come lo avevano immaginato.

 

Su un campo di calcio o nella vita, basta giocare. Il ruolo, attaccante o libero, poco importa, l'importante è il progetto di vita.

 

Il progetto è ciò che dà un senso alla vita!

É attraverso la scoperta del Sé, che ascolta l'Io Persona che reagisce e sorpassa le contraddizioni dell'Io psichico, che si possono scoprire forze positive. Intendiamo per Io Persona , la capacità dell’uomo di poter scegliere e poter decidere per un progetto di amore e di apertura verso la vita o un progetto di vendetta, di  rancore e di chiusura verso se stessi e verso la vita.

 Il Sé e l’io Persona permettono di unificarci per conoscere e realizzare il nostro progetto di vita.

Essere in contatto con(l’Io Persona ) ovvero con la nostra capacità di decidere ci permette di poter scegliere di amarci, perdonarci e amare e perdonare.

 

Quando il perdono prende corpo, è capace di rimuovere il peso morto del nostro passato e ci restituisce la vita.

 

Il film si conclude con le lacrime del piccolo Tommi.

Tommi piange davanti al dono della madre,

anch'esso bagnato dalle lacrime, anche solo con quel piccolo pacchetto lei, a modo suo, è presente, scrive al figlio poche parole ma sono d’amore, non è capace di fare di più.

Tommi non si ferma al rifiuto e all'odio verso la madre: comprende che la madre non è pronta ad amare ed essere amata, ne ha compassione e la perdona.

 

Ogni esperienza vissuta, ogni realtà con la quale siamo venuti a contatto

Nella vita è uno scalpello che ha creato la statua della nostra esistenza

Modellandola, plasmandola, modificandola.

Noi siamo parte di tutto quanto

Ci è accaduto.

(Orison Sweet Marden)

 

 EUNOMOS CLUB FILM  Presentazione introduttiva al film a cura di

Roberta Manfredonia       Gabriella Maruca