COLPA E SENSO DI COLPA

di Graziella Lopez

 

Ci sono fondamentalmente due tipi di persone.

C’è un tipo di persone che amano solo se stessi, non amano assolutamente gli altri e non provano nessun senso di colpa, in questo caso l’io si ingrandisce all’infinito: io sono tutto, cioè io amo solo me stesso.

Poi c’è un altro tipo di persone: quelle che si annullano completamente per amare soltanto gli altri. Amano se stesse proiettandosi sugli altri. In questo caso l’altro è soffocato, non ha nessuna autonomia di esistenza. Questo non è amore autentico perchè manca la libertà, io sono costretto a fare questo.

Queste persone non sono capaci di sopportare il senso di colpa che le assale se provano ad amare se stesse e allora devono spostarsi e proiettarsi sugli altri. In questo caso l’altro è soffocato, non ha nessuna autonomia perchè queste persone pensano che i loro bisogni siano quelli dell’altro . Una prova di questo è che l’altro non si sente amato, perchè non è amato per se stesso. Questo tipo di amore non dà gioia nè a chi lo dà nè a chi lo riceve. Amare non è annullarsi per l’altro, non poter vivere senza l’altro.

In mezzo a questi due grandi filoni ci sono persone che oscillano dall’uno all’altro polo con moltissime sfumature di comportamento

 

Riflessioni

L’amore libera dal senso di colpa?

Occorre l’amore per poter affrontare una colpa e poter riparare ?

Il bambino che non ha l’amore della madre, pensa che egli sia colpevole, che ha fatto qualcosa per cui non è meritevole di amore e allora si sente in colpa. Sentirsi in colpa diventa una modalità difensiva, adottato dal bambino per sfuggire alla realtà di una mamma vissuta come cattiva e rifiutante. Se è invece il bambino ad essere cattivo ad essere peccatore, e per questo rifiutato, non accolto, ma vede la madre come buona, ha la speranza che riparando le colpe, diventando più  buono lui, il futuro potrà essere migliore.

Chi non si sente amato si sente anche in colpa? Non ci si sente degni di essere amati e quindi colpevoli.

Quando dobbiamo affrontare i sensi di colpa?

Il bambino che deve distaccarsi dalla madre per crescere deve affrontare i sensi di colpa per potersi distaccare, altrimenti se rimane legato non attua la sua crescita e a quel punto che è colpevole verso se stesso di non attuare il suo sviluppo. Quindi potremmo dire che ogni qualvolta non scegliamo per il nostro bene, per la nostra realizzazione siamo colpevoli. Spesso dietro il senso di colpa c’è una colpa. Louise L. Hay dice che le persone che provano sensi di colpa e odio per loro stesse non possono godersi la vita, non riescono ad esprimersi, cercano sempre di far piacere agli altri o sono continuamente tesi ed arrabbiati. Afferma che meno odio proveremo verso noi stessi e meno sensi di colpa avremo e più potremo amarci, volerci bene , possiamo aggiungere noi. A tale proposito su quello di cui parla L. Hay potremmo dire che non solo abbiamo il senso di colpa, ma abbiamo la colpa, perché scegliamo l’odio verso noi stessi invece dell’amore per noi.

L. Hay ci invita a riflettere che spesso  noi diciamo: non sono abbastanza bravo, non faccio abbastanza, non me lo merito... Ma rispetto a chi, in base a quale istanza? Se questi sentimenti sono molto forti allora non si può creare una vita gioiosa  e in salute. E questo è uno dei modi per uscire dai sensi di colpa e dalla colpa. L’amore ci permette di  uscire dalla colpa.

Micael ha una colpa, non ha fatto niente per ribellarsi al progetto che i genitori avevano su di lui.

Per la sua crescita egli avrebbe dovuto affrontare sia la colpa (di non distaccarsi dal progetto genitoriale e quindi venendo meno al suo progetto di crescita) sia il senso di colpa di voler distaccarsi dai genitori e quindi affrontare il vuoto in un primo momento e rinunciare alle certezze affettive. Quindi sarebbe opportuno riflettere se quando si prova un senso di colpa, spesso non ci sia una colpa nascosta, una colpa verso di noi, altrettanto e forse più deleteria.

Ripensando al film , quando Michael va a trovare la famiglia dell’amico che egli ha ucciso, spesso dice: “aveva un bambino”, mi ha fatto pensare che forse “quel bambino”, che è rimasto senza padre, può rappresentare la parte bambina di Michael, che egli non ha potuto vivere: dovendosi conformare ai desideri del padre, egli doveva essere subito “grande”, “perfetto”, doveva essere il figlio ideale per un padre che tutto era fuorché un padre ideale o perfetto, quindi quel bambino senza padre era lui stesso. Forse Michael doveva riscattare per motivi che non conosciamo il padre. E’ come se il padre avesse chiesto a Micael di fargli da padre. Così non può andare.

 

 

Riflessioni sul film “non desiderare la donna d’altri” di Susanne Bier

 

Mario M.

Volevo sottolineare come il titolo, seppur diverso da quello originario in lingua Danese “Brødre”, tradotto letteralmente “Fratelli”, mette in risalto il tabù che spesso caratterizza il rapporto tra cognati (Se è già un divieto desiderare la donna d’altri, figuriamoci la donna del fratello). Così pure un tabù è considerata la colpa, probabilmente frutto della secolarizzazione a cui siamo stati sottoposti che ha sempre individuato la colpa al di fuori di noi (capro espiatorio) e, se riscontrata in noi va espiata: mai assunta con responsabilità.

Inoltre, l’intervento di Anna Rita riguardo cosa rappresenti il tecnico radar, secondo me ha dato un nuovo senso alla sceneggiatura per una lettura del film che ha un continuum tra i personaggi. La triade Yannik, Michael ed il tecnico radar possono rappresentare le parti di una stessa persona.

Infatti l’ufficiale che parla con Michael alla base operativa spiega che la missione ha il compito di andare a recuperare un tecnico radar che è stato catturato e che da solo non è capace nemmeno di lavarsi il viso. Perciò Michael si dovrà confrontare con quella parte di se che ha sempre rifiutato rappresentata per l’appunto dal tecnico radar che è molto dimesso ed incapace di reagire alle avversità della vita. Quella parte di se che ha proiettato sul fratello. Ciò che è chiamato a fare è dunque l’unificazione di una parte importante della persona che deve affrontare una morte per poter rinascere ad una nuova identità. Ma il percorso è traumatico ed è possibile attraversarlo solo grazie all’amore per se stessi…………

Un altro filone importante è quello del controllare tutto e del lasciare andare: Michael parte, ma lascia la cucina ancora da sistemare. La partenza e la presunta morte di Michael dà la possibilità, a chi rimane, di vivere la propria autonomia. Così il fratello, attraverso il restauro della cucina (su consiglio del padre), ha l’occasione di assumersi una responsabilità che prima era incapace di riconoscersi in quanto proiettata sul fratello.

I viaggi si possono fare anche stando fermi.