LA RAGAZZA DELLE BALENE

 

- Frammenti di Pensieri dal dibattito-

 

"Un'emozione profonda, come se mi avesse smosso qualcosa di antico, di molto antico, una sensazione ancora più antica quasi come se le radici e le  origini fossero qualcosa di veramente ancestrale."

Il  "vero prescelto"  è colui che ha il progetto, Paikea ha molta forza perché è legata al suo sé che gli da una forza incredibile. Non si ferma al rifiuto, ella poteva legarsi ad esso rifiuto, all'odio e non perseguire  il suo progetto. Proprio perché lei è così aderente al suo progetto, così aderente al suo sé , sa sentirsi e  riesce non solo a superare tutte le prove, ma è talmente forte che riesce a vincere, portando dalla sua parte tutti anche il nonno, che era colui che rifiutava tutto cio' che era nuovo.

Ricordiamo che il Sè è  il centro più importante della persona, è quella parte che ci permette di capire ciò che è bene per noi, dove sono racchiusi tutti i nostri progetti di realizzazione e la nostra capacità  trasformativa, mentre l’Io Persona (io decisionale):  è quella parte di noi legata alla decisione, alla scelta, alla libertà, alla responsabilità.

 

Il film inizia con un trauma, perché muore il bambino, muore perfino la madre. Se paragonato ciò alla vita di ciascuno, spesso la nostra vita può iniziare con un trauma, quello della vita intrauterina. La vita di Paikea inizia con un grandissimo trauma e lei comincia subito a trasformare questo trauma in determinazione, non si ferma davanti a niente e affronta ogni dolore. Quando il nonno la rifiuta apertamente in un modo quasi crudele, Paikea non si arrende, va avanti col suo progetto, va tranquilla, aveva buoni motivi per fare la vittima, ma non la fa. Non solo  non si lega al rifiuto, ma riesce a farsi accettare e  a farsi riconoscere dal nonno.

 

Questo dipende dalla forza del  suo progetto.

Il regista ha fuso insieme dolore, saggezza e arte.

Paikea sembra il"progetto", ha qualcosa di molto spirituale, non che non sia determinata, incarna il progetto, è quasi insensibile anche alla non accoglienza del nonno. Lei lascia  il padre e decide di tornare dal nonno. Il suo non è uno sviluppo di una bambina "normale" che in qualche modo passa attraverso i genitori, lei oltrepassa i genitori. Il nonno rappresenta le radici come se lei avesse il contatto particolare con le origini della vita, qualcosa di mistico, di spirituale è lei che si abbandona al progetto, anche se è partecipe. Non si sente la sua scelta, non che non ci sia , ma è la vita che ha scelto per lei, lei è "predestinata", lei viene chiamata e a sua volta chiama le balene.

Paikea è chiamata dal suono delle balene, quel suono lungo è il canto delle balene. Lei sente quel suono, sta partendo, dice al padre di fermarsi e torna indietro. La vita la richiama al suo progetto.

 

Possiamo esaminare tre aspetti del progetto:

a)      il nonno ha stabilito lui qual è il progetto, a cui deve corrispondere un capo. Egli stabilisce come deve essere il progetto e quando c'è la fissità, non si percepiscono i segnali nuovi che passano. Egli pensava che si potesse insegnare solo a scuola ed invece lo zio dimostra  che è possibile farlo anche in un campetto, cercava di sviluppare rivalità e competizione tra i ragazzi tanto da far sì che "il dente della balena" venisse perso, perché conteso tra due. Il nonno aveva  capito che la nipote era qualcosa di diverso, ma non voleva vedere, ciò che stava vedendo era contro le tradizioni, avrebbe dovuto accettare che il capo poteva essere anche una femmina. Egli è chiuso all'ascolto, non accetta collaborazioni o suggerimenti: il primogenito esisteva solo in funzione di diventare la guida del villaggio. Egli voleva costringere il primogenito a realizzare un progetto  sentito non suo, mentre emarginava la nipote che invece voleva collaborare al progetto.  Un nonno profondamente cieco. Per poter aderire a un progetto occorre la libertà, quella interiore.

b)      Il secondo aspetto da considerare è come si può evolvere il progetto. La bambina, senza sovrastrutture, riesce a cogliere di più quello che è il sogno da realizzare, ha il contatto con la natura, è in contatto col suo sogno. Essa rappresenta anche la saggezza, infatti esprime ciò che il nonno non è in grado di comprendere: "non ci può essere un solo prescelto, ma più persone ci sono e meglio è, perché se qualcuno è stanco, c'è qualcun altro che può intervenire”: è l’affermazione del primato della coralità.

c)      Il terzo aspetto può essere rappresentato da chi poteva avere un progetto ma non lo ha seguito: lo zio che si lascia "fermare". Ne paga il prezzo esistenziale: era bello ed atletico, diventa abulico e grasso.

 

Paikea gli ridà in qualche maniera la possibilità di riappropriarsi del progetto, perché lei impara da lui.

Lo zio di Paikea all'inizio si è fatto fuori, perché anche egli pensava che il fratello, il primo figlio, poteva e doveva essere il vero prescelto. Se fosse stato in contatto con il suo sogno,  se avesse avuto la determinazione della bambina, sarebbe stato prescelto anche lui, perchè aveva tutto ciò che bastava per essere nel progetto. Il primo figlio è dovuto andare via, forse perché le aspettative del padre erano troppo grandi. Lo zio era il secondo, a lui non spettava il posto, però conosceva bene le arti del combattere, aveva anche vinto un premio. Egli è colui che percepisce i segnali, è aperto all'ascolto, è lui che si accorge che la balena è andata via e con lei la bambina, è come l'angelo custode di Paikea, insegna e costruisce, potremmo dire immagina e poi crea un capo: Paikea , collabora, c'è anche lui nel progetto. Egli rimane sulla spiaggia per sentire da dove arriva il segnale,  ha la libertà interiore di ascoltare da dove vengono i segnali e andare da quella parte. 

Lo zio è forte nella misura in cui  ha meno il peso delle aspettative, lui è prescelto per certi aspetti a  fare il secondogenito, che è il passaggio necessario, il tramite attraverso il quale questa bambina impara l'arte dei "maori", l'arte di combattere, grazie non al padre, ma allo zio, non  attraverso l' arroganza e la convinzione della primogenia, ma attraverso il dubbio. Quando lo zio corre sulla spiaggia il nonno lo guarda come se fosse impazzito. C 'è la possibilità di un cambiamento: lei è una donna e il progetto era pensato per un uomo, non è tramite il padre o il nonno, ma è tramite lo zio che apprenderà i segreti della tradizione, tutto questo è rivoluzionario.

 

Il vero cambiamento è nei nostri schemi mentali. Quando la bambina si ferma e non va più via col padre, perché sente il canto delle balene ciò può rappresentare il contatto col suo Sé. Tornare indietro dal nonno, ritornare nell'acqua sul dorso della balena, rischiare di morire è un po’ come ripercorrere una realtà che poi la farà rinascere. Una realtà in cui verrà accettata in un modo diverso, quando si risveglierà dal profondo viaggio dentro l’acqua tutti l'accoglieranno.

 

Quando è nata la prima volta è stata rifiutata, il nonno non la voleva neanche vedere, perché era primogenito/femmina, ora rinasce nell'accoglienza, il nonno stesso le dice che lei, lei è il vero saggio. Il primo uomo, secondo la tradizione, è venuto dal mare sul dorso di una balena e Paikea compie il percorso inverso sul dorso di una balena, ritorna al mare. Questa comunicazione, questo scambio non è a una sola via , ma a due direzioni, non solo dall'acqua alla terra, ma anche dalla terra all'acqua.

 

Il Sé è rappresentato dal contatto di Paikea con le balene, lei è l'unica  che sente le balene, poi c'è il villaggio che può rappresentare la parte decisionale, quella che noi chiamiamo Io - Persona. Ella è molta determinata, sicuramente è in un continuo dialogo con  il suo Sè e con la sua parte decisionale.

 Se questo film lo collochiamo nella tematica di "immaginazione e creazione"1 ci sono degli spunti: come la rottura degli schemi che è la stessa che dobbiamo attuare quando dobbiamo passare dalla immaginazione alla creazione, una serie di passaggi successivi che dobbiamo fare di accomodamento, che ci portano a rivedere quelle idee, quei progetti, che non  saranno come ce le siamo immaginati all'inizio, ma sono soggetti a un processo in divenire.

C'è tutta una serie di morti e di rinascite in questo processo perché si possa realizzare il progetto. Questa rottura degli schemi la ritroviamo anche nel fim. Paikea deve lottare con tutti i luoghi comuni da parte del villaggio: ovvero  che il predestinato deve essere maschio, che la responsabilità di tramandare la tradizione delle origini sia delegata ad una sola persona, il profeta, invece che essere l'intera comunità, l'intero villaggio a farlo e che lo può realizzare vivendo il dolore dell'isolamento e dell'emarginazione.

 

Il villaggio dei Maori sta morendo, sembra quasi destinato all'estinzione, come le balene che stavano per morire. Le tradizioni devono in qualche modo integrarsi con la vita di tutti i giorni ed il progetto va portato avanti insieme.

La forza della coralità permette il capovolgimento e la realizzazione del progetto.

Inizia la coralità, tutto il villaggio entra nelle tradizioni, le donne, gli uomini, tutti insieme, è tutto un villaggio che diventa predestinato, si ritorna alle origini, là dove c'è la vita, ai valori.

Perché questo sia possibile è necessario uscire dallo schema dell'attesa del predestinato, è necessario rompere la tradizione che voleva che sarebbe arrivato un maschio che sarebbe stato lui il profeta che avrebbe guidato il popolo.

La progettualità è spesso associata ad una bambina, Antonio Mercurio nella premessa del libro "I teoremi e gli assiomi" parla di una vita-bambina, Paikea è una bambina, nel film Iris c'è una bambina,  nel film "Kirikù" c’è un bambino.

Nel nostro immaginario il bambino può rappresentare quella parte della vita che è spontanea, creativa, aperta.

Questa apertura, si può collegare a quell'aspetto dell'immaginazione che è l'inspirazione. Per alimentare il progetto occorre inspirare, prendere, aprirsi all'ascolto, per poi poter dare. Paikea sente il suono della balena perché è in una posizione di ascolto. Riportandolo a noi stessi possiamo dire che è importante essere aperti all'ascolto del nostro Sé.

 

C'è anche il tema della colpa, riportiamo le parole che dice Paikea: "non è colpa di nessuno è soltanto successo", questo è proprio liberatorio, il nonno sta a rappresentare  la nostra onnipotenza, il nostro ideale di perfezione. quella parte di noi fissa, immobile, imprigionata. Paikea non nessuna colpa al nonno, ella riesce a trasformare ogni frustrazione e ogni colpa, perdona il nonno. Se non lo perdonasse, non potrebbe essere così aperta, così libera, così generosa. E' vero che il nonno vuole bene a Paikea, un vero e proprio rifiuto non c'è, c'è anche un grande amore, come nipote l’accetta, la porta a scuola e la va a riprendere ogni giorno con la sua bicicletta, però lei deve superarsi, deve operare molte decisioni per agire in nome dell'amore e del perdono e non in nome della vendetta. Ognuno di noi  forse si sarebbe vendicato. Quando Paikea nasce il nonno ha un grosso disorientamento,  perché  non viene soddisfatto il suo desiderio di avere un nipote maschio, che fosse il "profeta" che egli si aspettava, quindi non la fa proprio entrare nella possibilità di incarnare "quel progetto".

 Questo film  rappresenta  la vita, ci sono i traumi, ma ci sono le opportunità, la nonna, lo zio, la cognata, è un film sulla coralità, rispecchia anche molto le riflessioni dell'antropologia esistenziale: è importante che ognuno dia il proprio contributo, sembra proprio un organismo questo villaggio.

Quando le balene si spiaggiano, Pakia deve incoraggiare il Capo balena e dice: coraggio, come se anche il Sé ad un certo punto può perdere la fiducia. Nel villaggio era difficile trovare qualcuno che rappresentasse il ponte tra la propria vita e le tradizioni e quindi c'è una impasse: il nonno si ammala, è triste, la bambina è ai margini, fuori, sulla barca, le balene spiaggiate. Paikea va sulla spiaggia ad incoraggiare il Sé in modo che riprenda il largo. E' molto bello! La bambina dice: le ho chiamate io, loro sono venute, perché c'è un problema. C'è reciprocità, loro sono venute, ma tutti si adoperano perchè possano tornare al mare.

Le balene fanno contattare il dolore, il villaggio si unisce nel dolore, e mentre prima c'era qualcuno che odiava le tradizioni o non le considerava, in quel momento tutto il villaggio è unito.

Occorre prima incontrare il dolore, ma oltre al dolore c'è una grande energia, lo scopo è quello di salvare le balene. C'è lo sforzo di tutti, tutti insieme vogliono salvare le balene che rappresentano le loro radici, nel momento in cui capiscono che stanno per perderle ne capiscono il valore.

 

La coralità, lo stare insieme è rappresentata dalla corda che è un intreccio di tanti altri fili, tutti insieme creano  una corda forte, solida. Ma la corda si sfilaccia e si rompe. Nel momento del dolore, quando ci si sente sull'orlo dell'abisso, sull'orlo della disperazione c'è questo ricostruire la coralità. Stavano per soccombere, potevano anche decidere di lasciare morire le balene, invece lì ricomincia la coralità, si ricompattano, lì inizia proprio l'unione, lì c'è la decisione. Quando la corda si rompe dicono: ora andiamo a riposare e poi torniamo, non c'è la rassegnazione, ma la determinazione e la fiducia, anche se è difficile, insieme ce la possono fare. Ci sono i gesti della coralità , tipica dei villaggi, come quando tutti insieme tirano la corda per spostare la balena o  quando verso la fine la barca oramai pronta può salpare il mare e  remano insieme con gesti tutti uguali.

Si può fare un collegamento tra il Sé - le balene e l 'Io Persona - il villaggio. Tra il nostro Sè e l'Io Persona c'è questa reciprocità potremmo dire; il Sè ci fa vedere quello che dobbiamo fare, l'Io Persona decide e c'è un continuo fluire di riflessioni e decisioni come il fluire delle onde dell'oceano.

 

Considerando da un altro punto di vista potremmo dire che Paikea è quasi "predestinata", lei ha un destino da compiere, non ha un progetto, perché il progetto presuppone un travaglio, una scelta, lei deve fare quella cosa, è chiamata, anche quando si rifiuta di andare col padre, lei è chiamata dalle balene, dice: devo. Il padre capisce. Lei è predestinata , ma non è la prescelta. Ci si può chiedere se il destino è stabilito da qualcuno o se invece è la forza della vita che chiama talmente forte che non si può dire di no. E' come dire: siamo nel flusso della vita, è come dire con Chopra  che Paikea si arrende alla vita, nel senso che si affida alla vita e cavalca l'onda. E' come l'esistere, non possiamo scegliere di esistere, è un destino obbligato. Sono tutte e due vere queste possibilità.

 

Prescelti e predestinati

E' interessante la distinzione tra il prescelto e il predestinato.

Vi sono varie letture sul senso di prescelto e predestinato.

 

Il prescelto  ha l'investitura, può essere un popolo, una persona, è qualcuno che non sceglie, il predestinato sembra il possossore di un carisma che venga dall'alto. Spesso il prescelto ha dei compiti da eseguire, quindi quello che potrebbe essere un vantaggio potrebbe anche essere un peso, deve soddisfare le aspettative di qualcuno. Nel film "Il gladiatore" Commodo è il figlio naturale, il predestinato, ma il prescelto è Massimo.

Il prescelto viene al mondo per compiere il progetto di un altro; il predestinato viene al mondo per compiere il suo di progetto, quello che ha dentro. Forse possiamo paragonare il destino alla nostra capacità di scelta. Il prescelto è colui che viene investito, quindi ricopre un ruolo, invece al predestinato l'investitura  non gli viene da una persona, ma gli viene dal di dentro, gli viene dalla vita, è colui che riesce a raccogliere intorno a sé tante persone, come Paikea.

 

C'è un'onda della vita che viene raccolta da un laeder, come Gandhi, come Gesù, il quale doveva avere una profonda sintonia con la vita per raccogliere così tante adesioni. Il prescelto: il figlio di un re che a sua volta diventa re è seguito per il ruolo che ha, non necessariamente per le sue qualità. Il destino, per i greci "moira", è un gioco legato alla fortuna, come il gioco dei dati. Il destino e la scelta nell'antichità sono abbastanza sovrapponibili o esce testa o esce croce: è destino.

E’ successivamente che la scelta si stacca, si separa dal destino. Già con la catarsi, ovvero con la consapevolezza che l'eroe greco ha del proprio destino, si raggiunge  un grande traguardo, l'eroe muore, è consapevole del suo destino e lo affronta a testa alta. Il destino è come un gioco truccato, ti sembra di scegliere invece stai seguendo il destino. E' il mistero della vita, seguiamo il Sé , Pakia segue le balene, e allora dov'è la scelta?

Sono tutti spunti di riflessione in cui abbiamo voluto esplorare ogni aspetto e il suo contrario per arricchire la nostra capacità di ascolto. Forse è utile ribadire che comunque siamo certi della nostra libertà e quindi della nostra capacità di scelta.

 

1 Centro Eunomos: “Senza Immaginazione non c’è Creazione” - atti del 1° laboratorio di antropologia cosmoartistica - Frascati (Roma) 29-30 Maggio 2004 stampato in proprio dal Centro.