SINFONIA D’AUTUNNO

brevi spunti di riflessione

Graziella Lopez

 

Nelle prime scene del film Victor, il marito di Eva, prende un libro che ha scritto la moglie e legge:

 

“ E’ assolutamente necessario imparare a vivere, io ci provo ogni giorno, non è una cosa facile, quando ancora non sai bene chi sei; mi darei senza paura, se qualcuno mi amasse veramente, perché troverei il coraggio di guardare dentro me stessa, non credo però che tutto questo mi possa accadere, è soltanto una possibilità lontana”.

 

Sono riflessioni di Eva , la protagonista del film. Risponde Victor, suo marito:

 

“Vorrei riuscire almeno una volta, una volta nella mia vita, a dirle che, che è amata profondamente, ma è difficile trovare il modo giusto per dirglielo, per farglielo capire, non riesco a trovare parole che la convincono e…”.

 

Già con queste prime frasi si vede come il regista voglia affrontare grandi temi: il senso della vita, l’amore, la solitudine, la difficoltà ad incontrarsi.

 

Dopo aver sacrificato i doveri materni  per la carriera, una celebre pianista torna  a casa della figlia più grande: Eva. Charlotte, la madre, arriva all’improvviso, all’apparenza è di ottimo umore, anche se ha perso da poco Leonardo, il suo compagno. Il reincontro tra madre e figlia è emozionante ma le tensioni esplodono all’improvviso una dietro l’altra, il rancore di Eva e i sensi di colpa di Charlotte sono una miscela esplosiva.

La madre:

“perché mi sento come se avessi la febbre e poi questa maledetta voglia di piangere, sono un’idiota, una stupida dovrei vergognarmi di me, ecco certo questa è la verità., e questo senso di colpa che mi perseguita sempre, sempre questo senso di colpa. Avevo tanta fretta di venire qui , cosa credevo di trovare, aspettavo disperatamente qualcosa, anche se non ho il coraggio di ammetterlo con me stessa”.

 

Anche la figlia dice:

“ed io cosa mi aspettavo, non si smette mai di sperare, non si finisce mai di essere una madre e una figlia”.

 

Entrambe hanno molte aspettative, ma devono fare i conti con fantasmi del passato. Sia la madre che la figlia suonano i preludi di Chopin, che esprimono un dolore, e una sofferenza repressa che sono gli stessi sentimenti che provano entrambe.

Eva è molto felice di rincontrare la madre dopo sette anni. Era ormai convinta di essere cresciuta, di poter valutare serenamente e invece sente di odiare profondamente la madre per tutto l’amore che ha desiderato da lei e che lei non è stata in grado di darle.

 

La madre le dice: “come hai potuto covare questo odio per tanti anni perché non mi hai detto niente?”

e la figlia: “tu hai parlato del mio odio, il tuo non era meno forte, il tuo è uguale al mio”.

 

Eva si rende conto di avere vivi tutti i sentimenti  come nella sua infanzia e continua:

“ero giovane, malleabile, con tanta voglia di amare e tu mi hai plagiata, volevi il mio amore come lo hai sempre voluto da chi ti è vicino, senza mai dare niente, dipendevo solo da te e ho fatto tutto questo per amore. Non ci può essere perdono. Sei sempre riuscita ad assolverti, devi prenderti la responsabilità delle tue colpe”.

La madre chiede alla figlia di perdonarla e le chiede aiuto perché da sola non ce la può fare, le chiede di abbracciarla, ma la figlia non vuole perdonarla, nel modo più assoluto.

 

Il giorno dopo la madre decide di partire. Sono passate solo trentasei ore dal suo arrivo. Il regista continua ad affrontare con molta maestria i temi: l’odio, la riparazione, il perdono, la pietà, la tolleranza, la compassione.

 

Charlotte trova intollerabile la quiete della casa, non tollera di trovarsi accanto ad Eva senza indossare le sue abituali maschere. Il perdono tra madre e figlia è impossibile. Eva, ci racconta alla fine Victor, dopo l’addio a Charlotte è diventata insonne e agitata. La figlia è convinta che non rivedrà più la madre. Forse c’è una speranza, le scrive una lettera.

 

“ Cara mamma, so di averti fatto soffrire molto, ho preteso troppo da te, senza darti niente in cambio, non ho fatto che tormentarti con un vecchio odio che non ha più ragione di esistere, ho sbagliato tutto, è vero, e vorrei che tu mi perdonassi. Chissà se la mia lettera ti arriverà mamma e non so se la leggerai e comunque credo sia troppo tardi, ma voglio sperare che serva al nostro amore perché è doloroso riconoscere i propri errori; al di là di ogni cosa esiste la pietà e la comprensione, forse è ancora possibile curare le nostre ferite, vivere ciò che resta e volerci bene. Io non farò più niente che possa cancellarti dalla mia vita, ho ancora fiducia, non mi arrenderò anche se è troppo tardi, non credo sia troppo tardi, non può essere troppo tardi”.

 

Le parole di questo film scendono come pietre dentro lo spettatore, non si può fare finta di non aver sentito. Il tema della colpa e del perdono ci si pone davanti e ci chiede conto, ineludibile.

 

Secondo la teoria dell’inconscio esistenziale espressa da Antonio Mercurio si ipotizza che in ogni individuo esista un inconscio fattuale, un inconscio reattivo e un inconscio decisionale.

 

L’inconscio fattuale è l’insieme dei fatti positivi e negativi che costellano la vita di un individuo sin dal concepimento e per tutta la sua vita. Quindi nell’inconscio fattuale sono compresi gli aspetti affettivi, sociali, culturali, economici, religiosi ecc.

 

L’inconscio reattivo è l’insieme delle reazioni di amore e di odio con cui noi reagiamo, rispondiamo con  la nostra parte psichica e con  la  nostra parte biologica ai fatti  positivi o negativi che hanno costellato la nostra esistenza dal concepimento: durante i nove mesi della vita intrauterina, l’infanzia, l’adolescenza e per tutta la vita. Queste reazioni appartengono alla vita biologica e alla vita psichica dell’Io ( non vi è libertà).

 

L’inconscio decisionale è l’insieme delle decisioni di amore e di odio verso noi stessi: se vogliamo rimanere legati ai sentimenti di rancore verso le figure parentali, facendoci vittime, o se scegliamo di amarci e di rompere i legami di odio per poterci amare ed amare. Queste decisioni come tutti gli atti di libertà, appartengono alla dimensione spirituale dell’uomo.

 

Ma oltre l’inconscio, nelle sue varie sfaccettature, vi è la dimensione dell’intera persona e per schematizzare la strutturazione di ogni essere umano, secondo l’Antropologia Personalistica Esistenziale, possiamo dire che nell’uomo esistono principalmente quattro istanze o dimensioni.

 

L’IO CORPOREO: è tutto ciò che riguarda il corpo (la percezione corporea di stato di benessere o di malessere, legato al nostro corpo, pulsioni sessuali, reazioni fisiche, pallore, tremore, somatizzazioni, malattie psicosomatiche)

L’IO PSICHICO: è tutto ciò che riguarda la psiche (condizionamenti psichici, legati  alle figure parentali e i condizionamenti culturali e sociali legati all’educazione e alla società).

L’IO PERSONA (io decisionale): è tutto ciò che è legato alla decisione, alla scelta, alla libertà, alla responsabilità; è la nostra parte spirituale.

 

Poi c’è un’altra istanza, il SE’, che è il centro più importante della persona ed è quella parte che ci permette di capire ciò che è bene  e ciò che è nocivo per noi, dove sono racchiusi tutti i nostri progetti che vorremmo realizzare e dove c’è anche l’energia e la forza per realizzare i nostri sogni e per trasformarci. Il Sé rappresenta l’unità del nostro essere, la consapevolezza di noi, ma non solo, il Sé contiene anche il senso, il significato che noi diamo alla vita.

 

Ora il nostro lavoro di questa sera potrebbe essere, se vi va, quello di esplorare come i personaggi del film agiscono queste parti nella loro vita. Buona serata.