Dibattito sul film: “Il Colore Viola”

 

Trascrizione a cura di Enza Sirugo

 

 

Alcuni partecipanti sostengono che la lettura del libro “Il colore viola” di Alice Walzer sia una esperienza più bella che la visione del film, altri sostengono che le parole non possono sostituire i colori e  le immagini di questo film!

 

Il film inizia con il tema della violenza.

“Una cosa che mi ha colpito è il discorso della violenza sia in casa che in famiglia, è una situazione familiare e di coppia che è improntata sul dominio l’uno dell’altro. Mi chiedo quanta strada abbiamo fatto rispetto a questo, quanto i nostri rapporti nella coppia e nella famiglia non siano ancora basati su questo antico modello. Nel film sembra una catena che non si riesce a spezzare, dal  nonno al padre, al figlio. A un livello sociologico è la storia del popolo nero o di altri popoli ove Celie rappresenta la prima generazione che è capace di reagire alla violenza con la non violenza. A  livello esistenziale è la storia di ciascuno di noi”.

 

Da molti interventi emerge come la sofferenza dei personaggi e la violenza agita sia l’inizio di un percorso verso l’amore, che emerge come tema dominante del film. I personaggi del film attraversano la rabbia, la vendetta ed il sentimento di odio per ritrovare se stessi e il proprio progetto esistenziale.

“Secondo me è un film sull’amore, la violenza esiste ma viene superata dall’amore. E’ un film in cui domina l’amore, amore trainato dalle figure femminili. Celie, la protagonista, ovunque si trova, riesce a creare intorno a sé un clima d’amore, un amore arricchito da grinta e coraggio che Shug, la cantante, le insegna a tirare fuori”.

“Ricordavo di questo film solo la violenza, invece ho scoperto che il tema dell’amore è dominante. La protagonista, Celie, pur appesantita dal dolore sembra una figura poetica, sembra molto leggera. Mi ha colpito l’amore viscerale e simbiotico fra Celie e la sorella Nettie e quanto si può imparare ad amare e a condividere in un rapporto di fratellanza”.

“La forza di Celie e la sua decisione di vivere provengono anche dal profondo amore per sua sorella e i suoi due figli”.

 

Gianc. “La decisone di vivere la sua vita è una decisione interna, fa parte del Sé, è la sua esistenza, il Sé è un atteggiamento esistenziale. Lei aveva questa positività dentro di se che le permette di mantenere viva la speranza nella vita. Avrebbe potuto avere un atteggiamento diverso e legarsi alla perdita di questi oggetti preziosi.

 

Il tema dell’amore e della trasformazione viene rappresentato soprattutto dalle figure femminili attorno alle quali ruota un po’ tutto il film.

“In generale ho pensato alla protagonista del film, Celie e a tutte le altre donne che ruotano intorno a lei come ad una unica figura femminile che deve lottare e deve poter trovare una strada per uscire dalla logica di violenza, violenza che fa parte della storia del popolo nero d’America ma anche della nostra quotidianità. Le figure femminili sono come una unica persona che reagisce alla violenza in modi diversi. Allora c’è la parte più reattiva, rappresentata da Sofia. Dare un pugno a chi c’è lo ha dato non è sempre una mossa vincente ma contiene anche una energia positiva. Per Celie, che è un po’ il catalizzatore di queste parti femminili che ruotano intorno a lei, anche la violenza di Sofia è importante perché si rende conto che esiste qualcuno che non subisce soltanto ma è capace di reagire. E’ come se Celie sperimentasse le varie situazioni attraverso le varie figure femminili. Attraverso l’amicizia con la cantante, Shug, Celie scopre un’altra modalità di essere donna, una donna capace di dominare un uomo e metterlo al suo servizio. Anche questa non è una posizione vincente, anche lei tende a distruggersi. Tra tutte queste donne c’è uno scambio, come se fossero le varie parti di un’unica donna ed insieme  portano a scoprire una via d’uscita da questo mondo di violenza”.

 

Gianc. “Ho riflettuto sul ruolo delle donne, se passiamo oltre un discorso sociologico immediato e introiettiamo il femminile e il maschile rappresentato nel film è come se fossero due forze che abbiamo in noi. Una forza è basata sul potere e l’altra invece sul progetto, lo spirito e la crescita personale, ci possiamo far guidare o dall’una o dall’altra. La forza dell’amore riesce ad andare al di là delle traversie che incontriamo nella vita. Nel canto di Shug al padre,  rappresentante del divino, il pastore, la figlia dice “anche se ho sbagliato: amami”, e c’è la forza del coro,  è un film pieno di speranza e il perdono è non fermarsi a ciò che accade”.

 

Altro tema dominante è la capacità di perdonare se stessi e gli altri.

“Il tema del perdono viene espresso non solo da chi è vittima di un sopruso ma anche da chi lo agisce e quindi più difficilmente riesce ad amare, ad esempio il marito di Celie che per farsi perdonare (o chissà per perdonare se stesso) fa qualcosa per lei, paga il ritorno a casa della sorella dall’Africa e la liberazione dei suoi due figli.

“Il predicatore protestante accoglie la figlia, la perdona, e il ministro si commuove nell’accogliere la figlia”.

“E’ bello quando il reverendo perdona la figlia, i fedeli in chiesa cantavano i gospels mentre  un altro gruppo di persone cantavano i blues, il canto dell’animo da un lato e il canto del diavolo dall’altro. Ad un tratto tutti sono andati in chiesa a cantare il gospels. I neri attribuiscono un grosso significato al canto, i due gruppi si sono fusi cantando tutti insieme magari i bianchi avrebbero trovato un’altra modalità”.

“Prima del canto in chiesa il reverendo stava spiegando la parabola del figliuol prodigo, il figlio che torna ma è solo con il contributo della coralità di tutti i fedeli che il reverendo-padre viene messo in contatto con la richiesta della figlia di essere perdonata e accolta”.

 

Il concetto di perdono viene assimilato al concetto di rassegnazione, ove può anche esprimere la difficoltà o impossibilità di reagire alla violenza subita quasi una rassegnazione passiva agli eventi.

“Per me c’è un perdono quasi immorale, è eccessivo, è una forma di perdono che non condivido, bisogna perdonare nella vita ma fino ad un certo punto, esiste un limite, non si può perdonare all’infinito. Sarebbe stato giusto per Celie tagliare la gola al marito, e poi avrebbe dovuto reagire prima, uscire prima da quella situazione di trappola e di carcere. Il perdono a volte può diventare distruttivo. Non perdonare può anche essere fonte di amore, vuole dire educare l’altro e anche se stesso.

 

Perdono e aggressività.

 

Graz. “Reagire sarebbe stato un modo di volersi bene, evidentemente non c’è la faceva, lei ancora si odiava perché si faceva aggredire continuamente, la capacità di perdonare dipende dalla capacità che abbiamo di amarci. Dobbiamo conoscere il nostro odio, e dopo solo possiamo fare la sintesi fra l’odio e l’amore.

Anche io ho avuto una sensazione di pesantezza e mi sono chiesta perché non reagisce Celie? Perché non è andata via con la cantante quando avrebbe potuto”?

 

Gianc. “Se l’aggressività non si porta dall’interno verso l’obiettivo che si vuole raggiungere lavora dentro, e il regista Spielberg fa vedere cosa succede quando l’energia non viene impiegata al fine di raggiungere l’obiettivo ma rimane dentro, infatti invece di fare il passo di salire in macchina con la cantante per andarsene via lei collassa a terra, non ce la fa”.

“La capacità di perdonare di Celie è stata la sua salvezza. Lei è stata molto aiutata dalla fiducia e dal valore che le ha dato la cantante, che è stata a sua volta accolta e accudita amorevolmente da Celie”.

“Al perdono lei ha messo una condizione, dice che “tutto quello che hai fatto a me ricadrà su di te, quando capirai questo e rimedierai a questo, tutto cambierà”. Il cambiamento è avvenuto quando il marito di che ha cercato di farsi perdonare assumendosi la responsabilità dei suoi sbagli, ha cercato un modo di rimediare pagando l’immigrazione della sorella”.

 

Il tema del perdono si accompagna a quello della speranza.

 

Gianc. “Il tema suggerito del perdono è molto appropriato per questo film ci porta ad una altra identificazione del tema del perdono, per noi è molto religioso, di tipo cristiano, potremmo usare un termine analogo, laico. Questo mio suggerimento è per esplorare questa forza che abbiamo noi che però viene castrata se la vediamo solo in ambito religioso. E un film sulla speranza. Dalla abbiezione umana e spirituale lentamente nel film emergono le speranze, ci sono molte secondo volte, nuove opportunità. Sofia reagisce dando un pugno all’insulto del bianco, non la fa passare ma la paga cara, con la prigione, ed è proprio lei che dice a Celie di non uccidere il marito. Sofia riprende la sua forza quando fa intravedere a Celie una strada senza violenza, l’aveva ricevuta tante volte ma attraverso Celie non la restituisce in cambio. Celie non c’è la fa a salire sulla carrozza la prima volta per andarsene via ma la seconda volta non perde il treno, non sarebbe potuta partire prima di tirare fuori l’odio. Il film mostra come è sempre possibile ricominciare, niente è perduto per sempre. E’ una rappresentazione di un tema che stiamo elaborando come centro Eunomos, abbiamo portato due relazioni ad un Convegno tenutosi ad Alghero. Al di là dei genitori c’è la nostra forza vitale, come fa Celie che viene da un padre violento, poi non è veramente il padre, era un altro, c’è sempre una seconda possibilità, la possibilità di riprendere la vita. Sotto ogni storia di dolore e sofferenza c’è la parte originaria, vitale, il nostro potenziale di vita esistenziale che nessuno  può fermare se gli diamo spazio.

 

La reattività come risposta all’aggressività e alla violenza è un altro tema affrontato dal gruppo.

“L’istinto alla vendetta può essere più forte del perdono, questo è il caso della storia di Sofia. Una reazione troppo forte e diretta le ha procurato una situazione negativa di prigione che le ha costretto a stare lontano dai suoi figli per molti anni. Solo dopo che Celie ha mostrato coraggio ad affrontare i soprusi subito e a ribellarsi anche Sofia trova il coraggio di compiere una trasformazione, è come se Celie attraverso la sua ribellione avesse dato a tutte le donne la carica di ribellarsi e di essere se stesse”.

“Sofia esce dal suo stato di immobilità e passività successiva alla prigionia solo quando Celie a tavola tira fuori tutta l’aggressività che ha dentro e comunica la sua decisione di andarsene. Solo allora ritorna a sentire di avere un compito, quello di accudire la casa”.

“Sofia si perdona di aver abbandonato i figli solo quando Celie si ribella ritrovando fiducia in se stessa e nella sua battaglia per il diritto dei neri. Gli altri personaggi del film crescono soprattutto attraverso queste due figure femminili”. 

 

Altra tematica emersa è la capacità di riconoscersi un valore.

“Mi ha colpito quanto la cantante dice che anche i peccatori hanno un’anima. Noi abbiamo un valore sia nelle cose belle che siamo che per quelle meno belle, per i nostri limiti. La capacità di riconoscersi un valore, di avere un valore pur essendo degli esseri umani che sbagliano e che sanno odiare molto bene, riconoscerci un valore ci permette di fare una trasformazione, un passaggio verso l’amore. A tavola quando Celie annuncia di andare via lei rivendica se stessa e si riconosce  un valore e una dignità.

 

Emerge il tema della scoperta dell’amore e della sessualità.

“La cantante fa scoprire l’affetto e la sessualità a Celie e capisce che non ha mai provato l’amore prima d’allora. Una donna educa all’amore un’altra donna e le fa provare delle sensazioni mai provate, in effetti l’amore non è solo tra uomo e donna ma forse ha un significato molto più profondo, spesso ci si ferma a degli schemi.

 

Gianc. “Si incomincia ad imparare l’amore con la madre, quindi con una figura femminile”.

 

 

Tutto il gruppo esprime la ricchezza nel vedere i film insieme presso l’Eunomos Club, e come il contesto e il calore del gruppo permetta di vivere le emozioni più intensamente in un ambiente ricco e accogliente.