Léon

E’ possibile leggere la struttura di questo film utilizzando alcuni rudimenti della “ morfologia della fiaba”  di V. PROPP.

 Il film ne utilizza la forma: in un tempo e in un luogo imprecisato un evento esterno spesso luttuoso scardina un equilibrio iniziale. A questo segue l’abbandono della casa, la fuga e la reazione del personaggio a cui gli eventi assegnano il ruolo di protagonista. L’esordio della fiaba è fulminante; richiama la legge misteriosa di un mondo antico a cui non possiamo sottrarci.

Il personaggio in questa fase iniziale è protagonista suo malgrado poi, solo nello svolgimento della vicenda e nella qualità del suo agire, assumerà il ruolo dell’eroe.

 

Nelle fiaba il percorso dell’eroe si caratterizza con l’incontro con un “donatore”,  che può essere rappresentato da un animale, una cosa o una persona; il donatore ha un potere magico che sarà di aiuto all’eroe anche se nell’immediato divenire il come  non è ancora chiaro. Perché il potere passi di mano però c’è sempre una difficoltà da superare. La prova viene accettata in modo implicito, a volte del tutto inconsapevole, con la fiducia che l’ostacolo è in realtà una tappa del percorso. Saranno le caratteristiche profonde di personalità a determinare il superamento della prova e l’assunzione di un magico potere.  

 

 

Mathilda iniziato il corridoio si rende conto, che se non vuol morire anche lei non deve perdere il proprio animo e trovare la salvezza proprio in quel luogo di morte.Vista la lucina bussa e ribussa ancora alla piccola casa nel bosco scuro e finalmente la porta si apre e il viso di Mathilda si illumina. 

 

Qui però la nostra storia si complica Leon non è un mago e tanto meno una fata, è ben al di qua di un processo di individuazione; in fondo in fondo i nostri sono entrambi degli eroi-ranocchi.

 

Leon può malvolentieri cedere a Mathilda solo una pistola, un puro oggetto senza alcuna magia che può uccidere solo i corpi e mai i fantasmi.  

 

Eppure anche se il potere magico non è come al solito bello e pronto  l’Eroina decide di fare come se lo fosse, decide di interagire con Leon scegliendo l’amore come forza, l’amore come attenzione e responsabilità nei confronti dell’altro; e lo stesso chiede per sé stessa. L’amore qui è il potere magico a tal punto che facendo come se già ci fosse lo possiamo scoprire.

 

La crescita psicologica congelata da almeno un secolo di Leon riparte;  Lei scopre che la sua decisione era giusta sente che il peso avvertito nella pancia si è sciolto in calore.

 

Le case come gli alberghi in cui li vediamo soggiornare sono similmente squallidi ma loro due campioni di diversità sorridono giocano si danno affetto. Leon allarga il suo mondo fermo ad un vecchio musical; e lei si rispecchia nello sguardo fragile di lui spoglia della crudeltà della sua vita precedente e di quella dei suoi desideri inconsci.

 

Un’ipotesi: Mathilda desidera che sia la sorellastra, la matrigna il padre violento e con loro la sua parte infantile a morire; i suoi desideri affermano una necessità naturale quale l’individuazione.

 

I poliziotti assassini e il killer salvifico hanno le sembianze del paradosso di un sogno dove la radicalità dell’inconscio può emergere qui come nella fiaba dove la matrigna muore, la colpa è avvertita lieve o assente e la punizione è sproporzionata. Ma nonostante tutto le fiabe  risultano convincenti tanto che durante il racconto o la visione che sia, non ci poniamo domande, possiamo sospendere il nostro mondo razionale.  Infatti: “E’TUTTO O.K.” come ci dicono Leon e Mathilda,  non dobbiamo preoccuparci ma solo andare avanti e soprattutto continuare ad affidarci ai nostri Eroi.

 

Come mai diamo tanta fiducia ? Tanto è solo un film ?

 

Il comportamento dell’Eroe e dell’Eroina non è quello di un individuo qualsiasi;  può essere un comportamento stupido o crudele, può utilizzare qualsiasi astuzia o essere ingenuo ma comunque abbiamo l’impressione che si comporti nel modo giusto, opportuno e adeguato alla situazione.  E questo rimane vero dopo ogni azione dell’eroe nonostante ci possa sembrare azzardata, nonostante ci possa scuotere o preoccupare ma sempre ci sorprende per il suo essere la mossa giusta.

 

Giusta perché rappresenta finalmente una funzionalità armonica e unitaria di tutta la personalità.

Forse giusta perché alla fine ci rassicura dicendoci che nonostante tutto e grazie a ciò che siamo il potere dell’amore non lo abbiamo del tutto smarrito.

 

Vito Antonio Liturri