3rd World Congress for Psychotherapy

 The World Council for Psychotherapy

Vienna 14-18 July 2002

 

ANIMA MUNDI

The Challenge of

Globalisation

LECTURE (K255)

 

Lo Psicodramma Analitico Esistenziale:

i principi della globalizzazione vissuti

in un piccolo gruppo

Ceccarelli G., Lopez G.M., Crescimbene M.

Eunomos, Centro di Psicoterapia Analitica Esistenziale e Psicodramma

 

 

La metodologia dello psicodramma analitico esistenziale, ideata e strutturata dagli anni 1980 dal dr. Giancarlo Ceccarelli, riprendendo la tecnica dello psicodramma classico di Jacob Levi Moreno propone, accanto all’approccio analitico di esplorazione e indagine dell'inconscio, la dimensione antropologica esistenziale per lo sviluppo della propria esistenza e delle proprie capacità creative e progettuali. Detta dimensione esistenziale ha come riferimento teorico il pensiero della Sophia-Analisi.

 

In un gruppo di psicodramma analitico esistenziale, come accade per tanti gruppi psicoterapeutici, i singoli partecipanti ed il gruppo effettuano un percorso che porta alla affermazione e alla maturazione delle diverse identità individuali e nello stesso tempo alla maturazione e affermazione di una identità di appartenenza ad un gruppo.

 

Come è possibile conciliare le dimensioni Individualità-Gruppalità, apparentemente in contrapposizione tra loro?

Per rispondere a questa domanda abbiamo provato a fermarci su alcune significative tappe del passaggio delle persone e del gruppo dalla individualità alla globalità nel percorso: individualità―›gruppalità―›globalità. Il termine globalità è da noi inteso come la sintesi delle due antitesi individuo-gruppo e gruppi singoli-gruppo globale di livello superiore.

 

Abbiamo identificato tre principi fondamentali per assicurare una globalizzazione costruttiva, nel rispetto cioè delle individualità di ognuno nel gruppo e successivamente di ogni singolo gruppo nell’ambito del “gruppo globale”.

Vedremo con l’ausilio di immagini di un gruppo di psicodramma come avviene il passaggio dalla dimensione individuale alla dimensione globale.

 

Principi

 

Individualità

(Tesi)

Gruppalità

(Antitesi)

Globalità

(Sintesi)

di ESISTENZA:

Io esisto

Io esisto per me

Il gruppo esiste

 

Il gruppo esiste con me

di IDENTITA’:

Come esisto

Io ho una identità

Il gruppo ha una identità

Il gruppo ha una identità con me

di PROGETTO:

Per cosa esisto

Io ho un progetto

Il gruppo ha un progetto

Il gruppo ha un progetto con me

 

Per gli scopi di questo lavoro ci soffermeremo in particolare sul principio di ESISTENZA e sul principio di IDENTITÀ che ci sono sembrati prioritari per affrontare il tema della globalizzazione, rispetto al PROGETTO che consideriamo un passaggio successivo del nostro percorso esistenziale ed antropologico di cui ci occuperemo in altra occasione.

 

Il principio dell’esistenza: Io esisto.

E’ il primo principio che le persone ed il gruppo di psicodramma nel suo insieme si trovano a dovere affrontare. Affermare la propria esistenza individuale e nello stesso momento affermare l’esistenza del gruppo. Nello psicodramma analitico esistenziale, il principio dell’esistenza viene approfondito ponendo particolare attenzione alle tematiche della vita prenatale, sorgente dell’esistere. Nella tabella che sviluppa il principio dell’esistenza abbiamo ipotizzato dei passaggi che, in analogia con quanto avviene nella nostra vita prenatale, scandiscono i momenti del concepimento, della nascita e della affermazione della nostra esistenza.

 

ESISTENZA:

IO ESISTO

 

 

Principio paterno e principio materno

 

 

La fondazione dell’esistenza. L’esistenza, a qualsiasi livello, ha bisogno del momento della fondazione.

Per dare nuova vita c’è bisogno di un principio paterno e di un principio materno. Nel gruppo di psicodramma questi due principi possono essere rappresentati:

 

  • dai conduttori (intesi come rappresentanti del principio paterno e materno)

  • dai conduttori e dal gruppo (intesi gli uni come principio maschile e l’altro come principio femminile)

  • dal principio paterno e materno presente in ognuno dei partecipanti.

 

Il concepimento.

Inizio di una vita.

 

Ogni nuovo gruppo che si forma affronta fin dall’inizio il tema del suo concepimento.

All’interno del gruppo poi, ogni singolo partecipante deve affrontare lo stesso tema, per trovare il suo posto.

 

La scena di inizio di un gruppo di psicodramma è stata quella di una navicella (ovulo fecondato) che naviga nello spazio (utero) alla ricerca di un incontro (attecchimento).

Titolo della scena: UNA NAVICELLA NELLO SPAZIO.

I personaggi di questa scena sono

Personaggio A: ciò che si incontra nel viaggio

Personaggio B: il pilota della navicella

Personaggio C: una intelligenza diversa, fondamentale

Personaggio D: una dottoressa

Personaggio E: un passeggero

L’ambientazione della scena è nello spazio cosmico.

 

1A Descrizione: i personaggi sono in piedi, in cerchio, rivolti verso l’interno. Il gruppo dei non giocatori è seduto in cerchio e osserva la scena.

Commento: L’immagine in cerchio dei personaggi evoca forme rotonde (circolari) come l’ovulo e l’utero. Più in generale il cerchio del gruppo circostante la scena rappresenta lo spazio, l’utero buono, dove l’ovulo può impiantarsi e crescere, dove qualcosa di nuovo può nascere

 

L’attecchimento e lo sviluppo del feto.

 

L’ovulo che porta in sé la vita deve trovare ora un luogo di attecchimento per crescere e sviluppare la vita.

 

A distanza di un anno dall’inizio del gruppo entra una persona nuova. Viene scelto il tema da lui proposto: L’acqua. La rappresentazione esprime secondo la nostra lettura una accettazione del nuovo venuto-ovulo da parte del gruppo-utero.

Titolo della scena: L’ACQUA

I personaggi di questa scena sono

Personaggio A: l’acqua

Personaggio B: la mangrovia

Personaggio C: uno scoglio

Personaggio D: un pesce

Personaggio E: una corrente marina

L’ambientazione della scena è nel mare in prossimità della costa.

2A* Descrizione: C’è un personaggio, lo scoglio, al centro della scena, seduto in terra, rannicchiato con le braccia attorno alle sue gambe. Gli altri personaggi, in piedi (acqua, mangrovia, pesce, corrente marina) gli girano intorno, con gesti che, in maniera straordinaria, esprimono il movimento dell’acqua.

Commento: Lo scoglio al centro della scena è ben radicato in mezzo all’acqua. C’è movimento, c’è vita e calore. Un luogo ideale per sviluppare la vita.

Il nutrimento

 

 

2B* Il movimento, dolce come una danza, della mangrovia, del pesce, della corrente marina e dell’acqua, dà calore e nutrimento allo scoglio. Lo scoglio dice: “sto proprio bene qui, mi sento molto coccolato”.

La nascita

 

 

Le immagini proposte dal gruppo per essere rappresentate spesso convergono nella direzione del tema che poi viene effettivamente rappresentato, qui ad esempio convergevano sul tema della nascita. In generale il gruppo delega un suo componente, maggiormente “sensibilizzato” su una specifica tematica, ad esplorarla con la rappresentazione, in un vitale interscambio individuo-gruppo. Nella scena che ora illustreremo, un componente del gruppo, con tematiche perinatali particolarmente intense, viene delegato, a livello inconscio, a rappresentare una scena di nascita. Il personaggio da lui interpretato nella scena dice: “Io so come si fa”.

3A* Titolo della scena: UNA STANZA DI VETRO

I personaggi di questa scena sono

Personaggio A: un orso

Personaggio B: un cespuglio fiorito

Personaggio C: un albero

Personaggio D: una altalena

Personaggio E: una montagna

L’ambientazione della scena è all’interno di una stanza di vetro che non ha il soffitto, in un bosco.

Descrizione: I personaggi sono tutti dentro la stanza di vetro, e si pone il problema di come uscirne fuori. I personaggi dell’altalena e della montagna propongono di scagliarsi contro le pareti della stanza per romperle ed uscire. Il personaggio dell’orso afferma che “lui sa come si fa” ad uscire dalla stanza di vetro, senza romperla, e mostra agli altri personaggi come si fa ad uscire.

Affermazione:

Io esisto

 

3B* Una volta uscito dalla stanza di vetro, il personaggio dell’orso afferma: “Ecco, ora sono fuori”. C’è l’affermazione dell’esistenza: Io sono nato.

 

 

In ogni gruppo di psicodramma si ripete la sequenza dello schema “Io Esisto”, in un rapporto microcosmo-macrocosmo. Le immagini proposte da ciascuno per la rappresentazione sono l’espressione del principio paterno e del principio materno di ogni componente del gruppo. A questo segue il concepimento, che è l’immagine scelta tra le tante proposte. Il gruppo circostante e la scena rappresentata si pongono rispettivamente come utero e feto. Da questa sinergia nasce la scena. Il Sé corale del gruppo aiuta l’individuo ad essere se stesso, ad entrare in un modo attivo nel ruolo, ad esistere e ad affermare la propria esistenza.

 

Il secondo principio è il principio della identità: Come esisto.

Uno dei principali rischi che viene denunciato nel processo di globalizzazione è quello della perdita della propria identità. Nella esperienza con lo psicodramma analitico esistenziale il passaggio da una identità individuale ad una identità più vasta non ci è apparso evocare particolarmente questi rischi.

Schematizzando, possiamo suddividere i processi per l’acquisizione del principio di Identità nelle seguenti tappe.

 

IDENTITA’:

COME ESISTO

 

 

Identità di appartenenza

E’ l’identità che ci viene data dalla nostra famiglia, dalle nostre origini, dal nostro gruppo sociale.

Abbiamo una identità perché apparteniamo.

Abbiamo l’identità del gruppo cui apparteniamo.

Una scena dello psicodramma riteniamo descriva bene questo tipo di identità, come anche le trasformazioni successive.

4A* Titolo della scena: UN OROLOGIO A PENDOLO

I personaggi di questa scena sono

Personaggio A: il pendolo

Personaggio B: la cassa dell’orologio

Personaggio C: la lancetta delle ore

Personaggio D: la lancetta dei minuti

Personaggio E: la chiave che dà la carica all’orologio

L’ambientazione della scena è nella grande stanza di un castello.

Descrizione: Tutti i personaggi fanno parte di un orologio a pendolo, attaccato ad un gancio, in una stanza, su una parete di un vecchio castello.

Commento: Tutti i personaggi (il pendolo, la cassa dell’orologio, la lancetta delle ore, la lancetta dei minuti, la chiave) hanno una identità in quanto pezzi dell’orologio a pendolo, non hanno una identità propria. L’orologio è appeso a un vecchio muro, in un vecchio castello, non c’è molta vita e novità in questa identità.

L’identità di appartenenza ha in sé un aspetto positivo e fondamentale, risponde ad un bisogno primario ineludibile. L’identità di appartenenza può avere un “processo evolutivo” verso lo sviluppo della identità personale o un “processo involutivo” che dà luogo ad una identità di appartenenza TOTALIZZANTE, in cui si esiste solo in quanto si appartiene (alla madre, famiglia, gruppo, società, ecc.)

Gli stereotipi, la ripetizione e l’identità

 

Al tema della “Identità di appartenenza” si contrappone l’esigenza di sapere “io chi sono?”. La risposta alla domanda “io chi sono?” viene cercata dialetticamente con stereotipi o con cambiamenti.

Gli stereotipi sono statici e possono essere rappresentati graficamente come un cerchio statico, in cui il movimento di identità percorre sempre lo stesso tragitto.

Questo movimento rappresenta comunque il motore del processo di identità.

Il cambiamento: separazione e individuazione

 

Un’altra risposta è quella del cambiamento, preceduta dal momento della morte della vecchia “Identità di appartenenza”.

La ripetizione che viene dalla conquista della unicità e diversità è, invece, un processo dinamico e può essere rappresentata come una spirale, in cui il movimento pur nella sua circolarità avviene a livelli sempre diversi. Nello psicodramma questo processo avviene con l’attraversamento di vari personaggi che servono ad ognuno, come singoli giri di spirale, per affrontare e superare una difficoltà, per sperimentare e conquistare nuove modalità di comportamento.

4B* La lancetta dei minuti si stacca e cade, la cassa e la lancetta delle ore si staccano dal muro e vanno in giro per la stanza. Tutti i personaggi dell’orologio si ritrovano per terra, distaccati l’uno dall’altro, in silenzio. I personaggi hanno deciso di separarsi dalla loro identità di appartenenza, di essere cioè solo elementi dell’orologio a pendolo. Ora sono semplicemente singoli pezzi, senza identità né vita. E’ il momento della morte di identità che è necessario attraversare. Uno dei personaggi nella scena dice: “Abbiamo fermato il tempo”. Dopo questo passaggio i personaggi acquisiscono una identità propria, non legata a nessun altro che a se stessi. Ri-incontrandosi tra di loro con le “nuove” identità, costituiscono una relazione di gruppo ed una identità di gruppo nuova ed originale. E’ stato fermato il tempo della Identità di appartenenza ed è stato fatto nascere il tempo della Identità di individuazione.

Unicità-Diversità:

Io chi sono

4C* In molte scene di psicodramma viene rappresentato il tema delle origini. I personaggi si descrivono agli altri, si raccontano per come sono, da dove vengono; chiedono di conoscere chi è l’altro, da dove viene, perché si trova in quel luogo. Tra i personaggi si costruisce una comunicazione che li definisce e li identifica. Questo passaggio è indispensabile per poter acquisire la capacità di essere unici e diversi nella propria identità.

 

Dall’analisi dei processi per l’acquisizione del processo di identità, possiamo ipotizzare che anche a livello macrosociologico sia necessario che si strutturino processi analoghi.

Abbiamo provato a delinearli.

 

 

1)                 Identità di appartenenza.

E’ l’identità per cui io esisto e mi identifico in relazione ad un oggetto di appartenenza (come nella scena dell’orologio a pendolo).

Anche nei processi sociali dei grandi gruppi uno stato iniziale di appartenenza può dar luogo a processi evolutivi in cui i singoli possono acquisire una propria individualità o a processi involutivi in cui l’individuo scompare nella identità “totalizzante” del gruppo.

 

2)       Separazione dalla identità di appartenenza.

Il processo successivo è dato da un movimento di costante ed inarrestabile distanziamento dalle appartenenze. Ne sono esempio in occidente le grandi religioni, entrate in crisi, e il comparire sulla scena sociale di religioni “immigrate”. Altro esempio di questo processo sono le grandi nazioni, che si sono scisse in nazioni più piccole e caratterizzate, abbandonando l’identità precedente.

 

3)       Morte della identità.

In questo processo è presente il momento dell’incontro con la morte. Morte certamente simbolica di una identità precedente, a volte anche reale, come abbiamo visto accadere in tanti paesi dove, nel tentativo di superare il lutto della perdita della identità precedente, si sono innescati conflitti tesi ad affermare la supremazia di una identità sull’altra. Una identità cercata e conquistata “contro”, in luogo di cercarla “per” se stessi.

 

4)                 Individuazione di sé e incontro con l’altro.

Dopo la fase del lutto, vi è il momento del raccogliersi su di sé per assumersi la nuova, specifica, individua identità.

Con questa identità consolidata, ora, ci si può incontrare con l’altro senza il timore che l’altro, rappresentante esterno della figura totalizzante presente all’interno di ciascuno, schiacci la nascente nuova identità.

L’altro non rappresenta più un pericolo, ma assume il ruolo del “diverso” che ha esplorato altre possibilità di vivere l’esperienza umana. L’incontro con l’altro diviene occasione di arricchimento di esperienze che mai da soli avremmo potuto vivere.

 

5)                 Nuova identità individuale e nuova identità di appartenenza.

L’ultima fase del processo è la costruzione di una nuova identità di gruppo (familiare, terapeutico, politico, gruppo nazione, gruppo umanità) in cui l’appartenenza ad esso  non soffoca l’identità individuale, né l’identità individuale per esistere ha bisogno di negare l’appartenenza ad un gruppo più vasto.

Questa appartenenza al gruppo vasto non può essere secondo un modello totalizzante, ma è un modello nuovo che si dovrà creare, con nuove relazioni tra individuo–gruppo.

Un esempio di questo processo può essere il “progetto Europa”, nel suo tentativo di rispettare le individualità nazionali e di costruire una appartenenza di livello superiore, che racchiuda l’apporto di tutti i singoli stati partecipanti a detto processo.

 

Applicando questi passaggi in campo sociale possiamo affermare che se c’è solo una Identità di appartenenza totalizzante non c’è una possibilità di incontro con culture diverse. Non possiamo accogliere, ad esempio, le masse migratorie se la nostra identità è ferma ad una identità di appartenenza totalizzante. In questi casi si ha il dominio e l’imposizione della cultura dominante politicamente, economicamente e culturalmente su culture da assoggettare.

 

Riteniamo che questi processi (individuali, gruppali e globali) potranno avvenire in modo sano se si fa riferimento a due funzioni:

a)     una funzione che denominiamo il SÉ;

b)     una funzione che denominiamo Io Persona.

 

Il Sé: individualità, gruppalità, globalità

 

Il Sé

Il Sé è la parte saggia (sophia) di ognuno di noi, contiene il nostro progetto esistenziale e l’energia per realizzarlo.

Il Sé, secondo la sophia-analisi, mette in relazione la persona e il suo progetto con la vita e la progettualità dell’universo (dimensione trascendentale del Sè). Il Sé infatti si esprime in modo individuale (Sé individuale), nel gruppo in modo corale (Sé corale), e in modo universale (Sé trascendentale),

Qual è in concreto la funzione del Sé e come si esplica? Descriveremo come esso viene attivato  nello psicodramma, per poter avere un modello di comprensione di come esso può agire anche a livello sovrapersonale e globale.

Nello psicodramma, quando lo svolgimento della scena entra in una fase critica, l’azione viene arrestata dai conduttori, tutti si fermano: è il momento dell’ascolto del Sé (rappresentato formalmente da coloro che non giocano e osservano la scena). Attraverso indicazioni e suggerimenti i circostanti offrono consapevolezza e sostegno a chi gioca. I suggerimenti del Sé non danno indicazioni specifiche ma indicazioni esistenziali, sul progetto, sulla trasformazione, invitano ad entrare in contatto con parti più profonde, indicano una strada o più strade che si possono seguire, le varie possibilità della vita.

 

Io Persona

Dopo l’ascolto del Sé, l’azione scenica riprende, con nuove possibilità e prospettive. La funzione che viene attivata nella scena dopo l’ascolto del Sé, dalla sophia-analisi viene chiamata Io Persona. Attribuiamo all’Io Persona la funzione della libertà, della decisione, della scelta, della trasformazione e della creatività. Coloro che prendono parte alla scena, ascoltati i suggerimenti del Sé, decidono nella propria libertà  (Io Persona) se seguirli oppure no.

La sinergia tra la funzione del Sé e quella dell’Io Persona assume un valore ed una importanza essenziale per l’azione trasformativa e creativa.

 

Nello psicodramma possiamo vedere che solo se ognuno riesce ad entrare pienamente nel proprio personaggio (esprimendo desideri, emozioni, bisogni, progetti…), può realizzare sia il proprio progetto personale che il progetto corale con gli altri del gruppo. Ci sembra questa un’indicazione essenziale ai fini di delineare dei principi per una globalizzazione sana: occorre che i singoli ed i popoli entrino pienamente nella propria identità, la esprimano e la sviluppino. Questa è condizione indispensabile per la realizzazione di un progetto globale. Le diversità, in questo contesto, non sono contrapposizioni ma una ricchezza.

 

Per questo, forse, il compito e la sfida della psicoterapia contemporanea è di affermare la centralità della Persona, della sua esistenza, della sua identità e del suo progetto in una prospettiva individuale, corale ed in una prospettiva globale.