DECISIONE DI PERDONARE E LIBERTÀ – LE MODALITÀ DEL PERDONO

(Graziella Maria Lopez)

 

E’ importante fermarsi, riflettere e approfondire quello che    ci accade   e valorizzare e vivere pienamente tutto ciò

che può dare senso alla nostra vita.

 

Col tempo che passa quello che ci può dispiacere è constatare che avremmo potuto fare meglio nell’amare e nel lasciarci amare. Occorre riconciliarsi con gli altri e con se stessi.

E più passa il tempo e più ci rendiamo conto che abbiamo perduto delle occasioni  nella nostra vita passata e che queste cose le dobbiamo recuperare, cioè le occasioni perdute non si recuperano, però noi possiamo recuperare il rapporto con quelle occasioni perché non diventino per noi un motivo di sofferenza e di rimpianto. Possiamo vivere oggi le occasioni che non abbiamo potuto vivere ieri.

         Oltre ad orientare la trasformazione verso il presente e il futuro dobbiamo orientare la trasformazione verso il passato, perché anche lì abbiamo qualcosa da trasformare, da perdonare e forse è solo iniziando da lì che la trasformazione sarà possibile anche nel futuro. Trasformare il passato non vuol dire trasformare i fatti, ma trasformare il nostro sguardo su quegli avvenimenti del passato che a volte ci hanno arrecato anche sofferenza e dolore, rancore e odio covato. Ma il passato come sappiamo bene difatti non passa mai, è passato eppure non passa, è ancora attivo in noi stessi e quindi è presente in qualche modo, non è mai completamente passato ed è per questo che il discorso che noi facciamo è così vitale. Il nostro corpo, il nostro modo di ragionare tutto porta il segno di quel passato, che nel bene e nel male ci ha resi ciò che ora noi siamo. Da internet conferenza su” Un tempo per perdonare”di Sabino Chialà.

Ebbene Il perdono pretende di agire proprio su quel tempo che non è più nelle nostre mani.

Come è possibile trasformare e perdonare tutto ciò?

E’ possibile attraverso la decisione di potersi perdonare e perdonare.

Il perdono è un processo a cui siamo chiamati più volte ad affrontarlo nell’arco della nostra esistenza, non si perdona una sola volta. Il perdono si può riferire al passato, al presente e sicuramente avremo occasioni di sperimentarlo anche nel nostro futuro.

Il processo del perdono non è un evento spontaneo, naturale, automatico, ma un cammino impegnativo, lento che richiede una grande forza ed un grande amore per noi stessi.

Esso è un processo fondamentale per il nostro sviluppo psichico e spirituale.

 

IL PERDONO VERSO SE STESSI

 Il primo perdono è verso noi stessi, anche se è molto difficile attuarlo.

Infatti per imparare a perdonarci dobbiamo imparare a coltivare l’umiltà e imparare a chiedere anche perdono. E’ più difficile accettare di essere perdonati che perdonare, perché se chiediamo di essere perdonati vuol dire che riconosciamo anche i nostri limiti, i nostri difetti e riconosciamo di aver bisogno del perdono.

Se siamo capaci di chiedere perdono e ci perdoniamo possiamo imparare anche a perdonare gli altri.

Noi siamo la misura, il metro di noi e degli altri.  Possiamo dare soltanto quello che abbiamo realizzato per noi.

Perdonarsi vuole dire amarsi profondamente e sentirsi riconciliati con se stessi e con gli altri.

Amarsi vuol dire accogliersi così come si è: io sono questo e con quello che ho e che sono, posso essere me stesso.

Amarsi vuol dire saper passare dalla pretesa di essere amati alla richiesta di essere amati e perdonati.

 “Con l’aiuto de Sé (la mia saggezza interiore), io mi posso amare: se mi posso amare mi posso accogliere e posso lavorare per sciogliere l’odio” che ho verso di me e verso l’altro. (“Ipotesi su Ulisse”, A. Mercurio)

 Proprio il perdono verso noi stessi ci permette di poter perdonare le figure genitoriali.

 

IL PERDONO DELLE FIGURE GENITORIALI

L’orgoglio ferito non vuole saperne nè di amare, nè di perdonare, sembra che soltanto la vendetta possa appagare la nostra ferita. Noi possiamo sentire rabbia, rancore, dolore per non essere stati amati come avremmo voluto dai nostri genitori, ma è importante decidere di perdonarli.

Il perdono delle figure genitoriali ci permetterà veramente di scioglierci dal legame con “ciò che non ci è stato dato” e di donarci ciò di cui abbiamo bisogno, chiedendo agli altri e abbandonando la pretesa. 

Per poter perdonare i nostri genitori occorrerà ricordare e valorizzare i loro aspetti positivi e perdonare loro quegli atteggiamenti e comportamenti che ci hanno arrecato dolore, riconoscendo a loro le loro difficoltà e le loro fragilità.

SE RIUSCIAMO A PERDONARE VUOL DIRE CHE SIAMO STATI CAPACI DI SEPARARCI dal nostro rancore, dalla nostra rabbia, dal nostro odio e ci siamo dati la libertà di poterci amare e poterci liberare dai pesi del nostro passato.

Il perdono è un atto di libertà, infatti nasce dalla libertà e crea libertà.

QUANDO SI RIESCE A PERDONARE le figure genitoriali, è come se si facesse pace con se stessi, con la propria storia, è diventare protagonisti del proprio destino e non più vittime.

Il perdono delle figure genitoriali porta ad un maggiore amore e considerazione per noi stessi.

Ci si dà la libertà di poter vivere con gioia, mentre i legami con l’odio e il rancore non ci permettono di vivere la nostra vita in modo sereno come vorremmo.

Inoltre riusciremo più facilmente a stabilire un rapporto autentico con i nostri figli. Vedremo i figli come sono realmente con i loro pregi, con i loro difetti, con il loro bisogno di essere amati, compresi e guidati. Se invece abbiamo dei “conti aperti” con le nostre figure genitoriali questo immancabilmente andrà ad avvelenare anche il rapporto con i nostri figli.

POTER PERDONARE GLI ALTRI è una decisione che presuppone coraggio e determinazione e il superamento dell’orgoglio.

POICHE’ LE NOSTRE PROBLEMATICHE si ripresentano costantemente nella nostra vita, occorre ogni volta rinnovare la nostra decisione di perdonare. Avendo un modello nostro interiore di legame con la rabbia, con il rancore, con l’odio, ogni volta dobbiamo RI-DECIDERE di perdonare.

 

IL PERDONO VERSO IL PARTNER

          LA CRISI DELLA COPPIA

“Non sempre purtroppo, nel rapporto di coppia i due partners  riescono ad affrontare e risolvere gli eventuali conflitti e problemi generati da interessi e bisogni diversi. A volte ciascun membro della coppia finisce con il percepire l’altro non come una risorsa ma come una minaccia alla propria libertà e alla propria realizzazione personale”. ( D. Bellantoni)

         OGNUNO DI NOI PENSA E CREDE fermamente di poter vivere nella relazione di coppia tutto quello che di positivo non ci è stato possibile vivere nella nostra vita passata, ma spesso può succedere che la relazione di coppia diventi invece il luogo dei rifiuti e degli abbandoni. Spesso quando in due partners entrano in conflitto il vissuto e il comportamento negativo di uno va ad alimentare (come legna al fuoco) il vissuto e il comportamento negativo dell’altro partner. Questo può portare ad un escalation di aggressività che porta i due partners a “distruggersi”. Questo meccanismo si vede molto bene nel film quando nella camera dell’hotel Jesse e Celine iniziano a litigare e come le parole negative dell’uno vanno a provocare altri rifiuti e conflitti nell’altro. Si chiama meccanismo della collusione. La parola collusione, deriva da colludere che viene dal latino cum, che significa con, ludere, che significa giocare, quindi "giocare con". Ognuno dei due partner ri-vive emozioni già vissute della propria Infanzia e adolescenza. Si entra in questo “gioco” di coppia in cui ogni partner ha il proprio ruolo. Non ci si rende conto di essere nello stesso tempo colui che rifiuta e colui che è rifiutato. Si realizza loro malgrado proprio quello che si voleva evitare, per cui ognuno dà la responsabilità, la colpa all’altro del proprio malessere.

         Si può arrivare ad un meccanismo distruttivo senza fine, finchè i due protagonisti del gioco non riescono a fermarsi e non iniziano a riflettere. Possono decidere di  distruggersi o di aiutarsi ad amare. Nel film dopo schermaglie, tentativi andati a vuoto, incomprensioni, rifiuti, ecc. c’è la decisione di Jessi di riprendere il dialogo con Celine, la quale accetta. Se non c’è la decisione di amarsi e di perdonarsi nella coppia ognuno di noi ha mille motivi per aggredirsi, per non capirsi, per non amarsi. Anche i due protagonisti del film avevano tanti motivi per rimanere nell’odio e nel non ascolto. Questi motivi sono legati sia alle nostre storie personali sia agli eventi della vita che continuamente ci mettono alla prova e ai quali non sappiamo rispondere in modo positivo. 

         Infatti sia il dolore legato ai nostri vissuti infantili e adolescenziali, sia quello legato ai vissuti intrauterini viene proiettato sulla relazione di coppia. Potremmo non accorgerci di attribuire alla propria/o compagna/o tutto ciò che abbiamo” subito” dai propri genitori. Ad esempio se io non sono stata amata da mio padre come avrei voluto, io posso proiettare sul mio partner il desiderio di essere amata, ma anche la pretesa di ricevere da lui quello che non mi ha dato mio padre. Tutti i sentimenti di rabbia, di rancore mi torneranno a galla e farò pagare al mio partner tutto quello che mi è stato negato da mio padre o in casi diversi da mia madre. Ognuno di noi sul proprio partner fa infinite proiezioni: possiamo proiettare il padre, la madre e altre persone significative della nostra vita affettiva.

         Quando c’è un problema, un conflitto, un malessere nella relazione di coppia per prima cosa occorre chiedersi quale vissuto antico, personale va a toccare. Il dolore che viviamo è amplificato perché va a riaprire forse quella“ferita”mai definitivamente guarita. Occorre sapere che il rifiuto che possiamo sentire oggi, è dovuto non solo a situazioni odierne, ma anche a rifiuti del passato che ci rendono estremamente fragili.

         Nel momento del dolore, causato da un conflitto, da un tradimento, da una mancanza di amore, considerazione ci dobbiamo chiedere: cosa voglio fare di questo dolore? Voglio diventare vittima e a mia volta carnefice o voglio utilizzare questo dolore per crescere e per godere della relazione?

La vittima si trasforma sempre in carnefice, una volta possiamo fare le vittime ma la volta dopo diventiamo noi i carnefici.

In un conflitto c’è sempre un’energia negativa e un’energia positiva.

L’energia negativa è quella che porta a distruggersi reciprocamente, ad odiarsi e spesso alla rottura del rapporto.

L’energia positiva è quella che porta a rompere le simbiosi mortifere, a trasformarsi e a svilupparsi.

Nella relazione di coppia il conflitto non è una disgrazia che ci capita, ma può essere un’opportunità.

 

ASPETTI CHE IMPEDISCONO LA COMUNICAZIONE NELLA COPPIA

 La PRETESA

Uno dei primi aspetti che dobbiamo affrontare nel percorso della comunicazione è la pretesa, essa ci mette in una situazione di passività. Pretendiamo l’amore e se non arriva ci chiudiamo nel dolore, a causa del rifiuto e dell’abbandono che sentiamo. Non abbiamo gli strumenti per ottenere l’amore. Occorre aprirsi, essere attivi, abbandonare l’orgoglio e dare e chiedere amore. 

LA RABBIA

Se nutriamo sentimenti di rabbia e di rancore siamo  sempre pronti a inveire contro l’altro, a dare la colpa all’altro per qualcosa che non ha fatto o che non ha fatto come noi volevamo. Sembra che tutti ce l’hanno con noi, la vita ce l’ha con noi, ci sentiamo frustrati e abbiamo un bisogno spasmodico di essere risarciti per qualcosa che non abbiamo avuto e che pensiamo di non poter mai avere.

L’INTOLLERANZA

L’intolleranza e la rigidità possono avvelenare la nostra relazione di coppia,  invece di aiutarci a comprendere l’altro ci portano a rifiutarlo.  Anche l’impazienza è da evitare essa ci spinge a “scaldarci per un nonnulla”, a reagire in modo eccessivo con atteggiamenti negativi.

LA CRITICA

Anche se non ce ne accorgiamo, siamo sempre pronti a giudicare e a criticare continuamente l’altro, sia esso il partner, un figlio o gli altri.

Questo meccanismo giudicante e automatico si esplica anche all’interno della relazione di coppia provocando molto dolore, risentimento, insofferenza e odio. Il giudizio negativo, la critica, anche se a volte la si vuol far passare come una cosa positiva, sostenendo questo con disquisizioni razionali, è spesso un atto di non amore, di non rispetto, di non considerazione verso il nostro partner.

 Occorre evitare di criticare, dare giudizi negativi al nostro partner.

LA DISAPPROVAZIONE

Messaggi di disapprovazione verso il partner possono avere effetti devastanti per l’armonia della coppia. Se bombardiamo il partner con messaggi di biasimo, di non considerazione l’altro comincerà a sentirsi un buono a nulla, non adeguato, inaccettabile.

IL VITTIMISMO

Occorre evitare il lamento perché il lamento è legato al vittimismo e il vittimismo è legato al rancore. Quando non ci sentiamo amati e siamo in una situazione di sofferenza e di dolore possiamo decidere di fare le vittime oppure reagire con la nostra parte più positiva. Porsi come vittime significa sciupare tutte le migliori energie nel crogiolarsi nella rabbia e nel dolore, che portano  all’impotenza e a progetti di vendetta. Invece quelle stesse energie potrebbero essere usate per trovare gli strumenti per uscire dalla nostra situazione negativa.

 

QUELLO CHE SI DEVE FARE PER COMUNICARE NELLA COPPIA

L’ascolto è il primo e più importante momento dell’accettazione, ma non è facile imparare ad ascoltare.

Se non c’è un vero ascolto, non c’è comunicazione, amore, comprensione, rispetto.

L’AMORE E’ ASCOLTO

Ascoltare il partner è un dono verso di noi e verso l’altro, è stimarlo, è rispettarlo, è valorizzarlo; è stimarci, è rispettarci e valorizzarci.

L’ascolto profondo dell’altro ci permette di instaurare un rapporto significativo e fa sì che si possano esprimere i propri problemi, i propri dubbi, i propri progetti, tutto il proprio mondo interiore, nella certezza di essere ascoltati e non più giudicati. L’ascolto e l’umiltà fanno sì che ogni partner possa mettersi nella condizione di imparare molto dall’esperienza dell’altro e non pensare di sapere già tutto. Un aspetto che occorre modificare è il pregiudizio di pensare, che si è già in possesso della verità per cui ci si chiude e non si ascolta l’altro.

L’AMORE E’ PAZIENTE

Con il partner occorre essere pazienti e tolleranti, perché la pazienza ci predispone a reagire in modo positivo anche alle situazioni a volte negative della vita o che ci appaiono tali. La pazienza ci aiuta a riflettere sui problemi e a trovare nuove soluzioni. L’impazienza invece non ci dà il tempo per capire, per riflettere e risolvere un problema, ci toglie ogni possibilità.

L’AMORE E’ PERDONO

Il passato può  essere, riscattato attraverso un percorso di consapevolezza, elaborazione e decisione di voler perdonare come abbiamo detto. Dobbiamo perdonare il tempo che è stato, per vivere un presente e per attendere un futuro che sia davvero un dono. Abbiamo bisogno di perdono per vivere il futuro come dono. Perdonare è più difficile che amare. La parola perdono viene da un verbo latino medievale perdonare che non è nient’altro che la parola donare con un prefisso per rafforzativo. Potremmo dire, se volessimo tradurre questa idea che perdonare vuol dire donare all’eccesso, un  iper-donare, un atto completamente gratuito, dare senza chiedere niente in cambio e senza aspettarsi niente. Quando io perdono lo faccio essenzialmente per me, perché il perdono mi libera, chiaramente poi anche l’altro benificerà dall’essere perdonato.

Nella relazione di coppia è fondamentale perdonare, dobbiamo entrare nell’ottica che se non ci si perdona non riusciremo a vivere un’armonia di coppia, anche se a volte non è affatto semplice.

Imparare a perdonare è il primo passo per la serenità e l'equilibro di una relazione d’amore. La capacità di saper perdonare nasce dalla consapevolezza che tutti possiamo sbagliare e che quindi nessuno di noi è perfetto.

         DECIDERE DI PERDONARE IL PARTNER per qualcosa che ci ha arrecato dolore, ad esempio (un non riconoscimento, una critica negativa, uno sgarbo, un’ umiliazione, un tradimento, ecc.), può portare ad un’evoluzione positiva della coppia, se entrambi i partner hanno il coraggio di dialogare a fondo sull’accaduto, interrogandosi sulle rispettive esigenze ed eventuali mancanze.

Il rancore è uno dei sentimenti più negativi e distruttivi che possano esistere in una storia d’amore. Questa è una delle esperienze più terribili che noi facciamo e che più avviliscono la nostra vita quotidiana: piccoli e grandi rancori. Quante volte, ci scopriamo a pensare al nemico assente, non c’è ma ce lo portiamo dentro, abita con noi, non ce lo togliamo mai dai piedi, ci accompagna. Il rancore occupa con il suo pensiero la nostra interiorità, ci prende tutte le energie, ci corrode. A volte noi quasi ci affezioniamo al rancore diventa una parte di noi, lo amiamo, ma intanto ci sta tenendo in prigione, ci sta assorbendo e distruggendo e sta occupando tutto il nostro spazio.  Occorre elaborare e trasformare il rancore per potersene separare. Solo il perdono per noi stessi e per l’altro mette fine al rancore, alla rabbia, al dolore e quindi ci libera.

La capacità di saper perdonare l’altro influenza in modo positivo il benessere fisico, migliora l’umore e accresce l’armonia nella coppia.

Solo una persona in grado di amare e di amarsi può accogliere il dolore legato alla decisione di voler perdonare, perchè per perdonare occorre affrontare e superare l’orgoglio ferito, le pretese dell’Io infantile, il bisogno di risarcimento, il non riconoscimento, ecc. Chi si ama profondamente decide di perdonare, perchè questo permette di distaccarsi da tutte le decisioni di odio e sentimenti di rancore. Quindi perdonare non vuol dire essere persone deboli e fragili, bensì persone forti e determinate.

 Quando siamo nella tempesta in alto mare, (siamo stati traditi, non amati, non considerati) al buio, senza la stella polare che illumina il cammino(ovvero non sappiamo quale strada prendere) scegliamo di avere un cuore che ama e che perdona invece di un cuore che odia e non perdona.” (A. Mercurio – VIII° Regola della navigazione notturna)

Il perdono sia quello ricevuto che quello dato libera.

Occorre perdonare e scusare il nostro partner tutte le volte che ci sarà bisogno, occorre ripeterselo.

Occorre chiedere perdono e scusa al nostro partner tutte le volte che ne avremo bisogno.

Sapere di essere perdonati è ancora più importante di saper perdonare, perchè il perdono ricevuto ci dà una profonda pace, serenità e fiducia che se anche abbiamo sbagliato possiamo riparare.

Se riusciremo a perdonarci e a perdonare l’energia che era incapsulata nel rancore e nell’odio si libera e questo ci permetterà di aprirci alla vita e di cogliere tutte le opportunità, che il partner può offrirci e che noi possiamo offrirgli/le.

Perdonare è l‘unico e più importante percorso che ci aiuta, ci può garantire una relazione di amore e rappresenta un investimento per la propria persona e per la propria relazione di coppia.   

Senza continue decisioni di amore e di perdono la relazione di coppia si ridurrebbe

al luogo delle proiezioni reciproche, delle simbiosi infinite e delle perenni lotte di potere sadomasochista.

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

Antonio Mercurio, AMORE E PERSONA, 2° Ed.Costellazione di Arianna, Roma 1993

Antonio Mercurio, TEORIA DELLA PERSONA  Metapsicologia personalistica,  Ed. Bulzoni Roma 1978

Antonio Mercurio, AMORE, LIBERTÀ E COLPA, Ed. Bulzoni Roma 1980

Antonio Mercurio, IPOTESI SU ULISSE, Ed. SUR Roma 2007

Giampiero Ciappina, L’AMORE E LE RELAZIONI DI COPPIA,  Ed.  Solaris Roma 2007

Louise Hay, GUARISCI IL TUO CORPO, vol. e CD

Lumera Daniel,I 7 PASSI del  PERDONO Ed. BIS Editore 2013

Colin C. Tipping, Il PERDONO ASSOLUTO, Ed. Essere Felici 2010

Norsa - Zavattini, INTIMITÀ E COLLUSIONE, Ed. Raffaello Cortina Milano 2010

Stephen Kendrick e Alex Kendrick, LA SFIDA DELL'AMORE, Ed. Uomini Nuovi, 2010

Domenico Bellantoni, RIVISTA RICERCA DI SENSO, n. 3 2011, Ed. Erikson Trento

Da Internet, Sito: www.edarling.it     

Da Internet conferenza su”Un tempo per perdonare”di Sabino Chialà

Film: Before midnight